Cronaca

Coronavirus, io resto a casa. Parola a Sara Grippo e Romano Benet

“Sono preoccupata per la mia salute che tanto ho aspettato dopo 6 anni di dialisi, con il trapianto sono rinata ma la terapia immunosoppressiva che devo fare per evitare il rigetto rende il mio sistema immunitario compromesso rendendomi così più esposta. Ho paura, tanta…” scriveva qualche giorno fa Sara Grippo sui suoi canali social mentre buona parte del Paese continuava la sua vita come se nulla fosse.

Mentre assaltavamo supermercati, mentre prendevamo treni per migrazioni di massa, mentre continuavamo a vivere senza preoccuparci che del nostro piccolo orto. Ognuno preso dalle proprie esperienze, dalle proprie ansie quotidiane, dalla paura. Abbiamo risposto in modo tardivo all’appello più semplice, stare a casa, e ancora adesso facciamo fatica a metterlo in atto e a comprenderne il senso perché ci pare lontano da noi. Ma se fossimo noi i più deboli o qualcuno che rientra nella sfera dei nostri affetti personali? Chiederemmo a gran voce di rispettare il decreto “Io resto a casa”, lo faremmo urlandolo fino a finire il fiato, sperando che qualcuno ci ascolti. “Spero che tutto questo, quando finirà, ci insegni a essere meno egoisti, a pensare maggiormente alla collettività” ci racconta Sara. “Stiamo imparando una lezione veramente forte perché la nostra generazione non ha mai sofferto veramente, non abbiamo vissuto le privazioni della guerra come i nostri nonni. Siamo stati abituati ad avere tutto e subito. Spero che alla fine rimanga il meglio di noi”.

Sara e il suo compagno Stefano Ghisolfi hanno scelto di rimanere in casa e prendere provvedimenti da ben prima che fosse emanato il decreto. Una decisione dettata dal rischio per la salute di Sara. “I miei medici mi hanno subito avvisata perché per me è molto pericoloso”. Così hanno deciso di cambiare qualche abitudine, finché la situazione non tornerà alla normalità. Lo stesso ha deciso di fare anche lo scalatore friulano

Romano Benet che, in seguito a una aplasia midollare, ha dovuto superare due trapianti di midollo osseo, cicli chemioterapici e trasfusioni. “Sono maggiormente esposto rispetto a una persona normale” ci spiega. “C’è stata molta incoscienza in questi giorni, in tanti hanno ragionato con un semplice: a posto io a posto tutti, una filosofia che con le montagne ha poco a che vedere. Che nulla dovrebbe c’entrare con lo spirito solidale di cui la retorica alpinistica vuole intrise le vette.

Siamo amanti delle terre alte, escursionisti, alpinisti, sappiamo rinunciare quando non ci sono le condizioni, quando i bollettini valanghe danno allerta rossa, quando temporali e vento forte scombussolano le salite. Facciamolo anche adesso. Lo sci alpinismo, l’arrampicata, non sono necessità fondamentali. Ci sarà un tempo anche per quello. Oggi scegliamo di rimanere a casa a leggere un buon libro, come fa Sara, oppure a sistemare le carte del lavoro “osservando attentamente le normative”, come preferisce Romano.

“Leggo, lavoro. Per fortuna ho un impiego che posso svolgere da casa. Mi alleno anche, abbiamo trasformato il garage in una piccola palestra di arrampicata” così Sara e Stefano passano le giornate senza smettere di tenersi in forma. “Quando potrò nuovamente uscire sarò fortissima” scherza. “Ci sono delle prese così dure su quel pannello che non riesco a tenermi attaccata”. L’unica cosa che non può fare è andare a fare la spesa. “A quella pensa Stefano, io gli preparo la lista. Anche lui però deve fare molta attenzione, per me. Per ora non siamo ancora andati, prima aspettiamo di finire quel che abbiamo in casa. Poi credo andremo nei negozi di fiducia, quelli più piccoli dove si trovano prodotti locali e frutta e verdura di stagione. Facciamo quello che forse sarebbe meglio fare sempre, non solo in caso di pandemia”.

Anche noi possiamo fare qualcosa, rimaniamo a casa: alleniamoci, leggiamo, sogniamo la prossima gita o la prossima pedalata, immaginiamo la prossima volta in cui potremo godere dell’aria pulita di montagna con serenità, quando tutto questo sarà solo un brutto ricordo. Per ora, stiamo a casa.

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