Libri

“La via perfetta. Nanga Parbat: sperone Mummery”, la solitudine di Daniele Nardi

Daniele se ne sta solo, in mezzo alla neve, sulla copertina del suo libro postumo La via perfetta. Nanga Parbat: sperone Mummery(Einaudi, 2019) scritto insieme ad Alessandra Carati. È solo, nell’ambiente che più amava, con uno sguardo che sembra fonte di tanti interrogativi. Pare chiedersi quale sia la sua strada, il suo destino. Un destino infausto che se l’è portato via a soli 42 anni mentre inseguiva un sogno divenuto per molti ossessione.

Ossessione, che termine brutto per definire l’idea di Nardi. Nel libro compare una sola volta, nella forma delle romantiche parole di Alda Merini: “Mi nacque un’ossessione e l’ossessione diventò poesia”. Non un malessere che ti porta via la ragione, ma un qualcosa che ti spinge a riflettere, a ricercare chi sei veramente scavando nel tuo profondo. Daniele, aiutato da Alessandra, lo fa nel suo libro. Ne esce il vero Daniele Nardi, la persona, con le sue forze e le sue debolezze. Con i suoi successi e con i fallimenti brucianti, quelli che ti segnano e che ti porti addosso tutta la vita.

Voleva solo essere capito, traspare da ogni pagina. Voleva essere compreso e accettato dagli alpinisti del nord. Voleva che quel soprannome, “Romoletto”, affibbiatogli con simpatia al campo base del Gasherbrum II, venisse dimenticato. Voleva essere un alpinista e non più l’alpinista nato al di sotto del Po.

La montagna di questo libro è diversa, non parla di tecnicismi, di ore di luce o di fatica muscolare. È una montagna interiore, una vetta da scalare per capirsi e conoscersi. Daniele era il manager di se stesso, difficilmente qualcun altro avrebbe potuto esserlo. Il suo carattere a tratti esuberante, a tratti complesso; spesso aperto e sincero, esce di pagina in pagina. Daniele si denuda al cospetto della montagna, il Nanga Parbat, che diventa psicologa crudele della sua anima. La piccozza e i ramponi ne scalfiscono solo la superficie, ma il cuore e la passione stanno dentro ben protetti da ghiaccio e roccia. Non si è mai indebolita quella fiamma che lo spingeva inverno dopo inverno alla ricerca della “via perfetta”, di quel tracciato che forse con un po’ di arroganza avrebbe voluto sbattere in faccia a chi lo additava come terrone, fanatico, suicida.

In pochi sono riusciti a capirlo veramente e questo è stato il più grande dei suoi mali. In molti sono arrivati a pensare che sia andato sul Nanga alla ricerca di una scalata difficile ed estrema, per fare proselitismo. Follie dettate da chi non ha mai sperimentato l’ambizione sfrenata dell’alpinismo, di chi non si è mai rapportato con chi, per uno stupido quanto affascinante desiderio di conquistare l’inutile, si è dedicato per anni a progetti allora ritenuti estremi, impossibili. L’alpinismo, il non sport della montagna, dove non vigono regole se non quelle etiche (che purtroppo non sempre trovano compimento), è così difficile da comprendere che attribuire un significato alternativo alla domanda delle domande (Perché?) è spesso più facile che lasciarla insoluta.

Daniele una risposta prova a darla nel testo, prova a raccontare come la montagna sia stata rifugio sicuro nei momenti più duri. Di come “le vie più incredibili, le linee più eleganti nascono da due battaglie, una tecnica e una interiore, dentro le nostre parti più oscure. Ognuno di noi nasconde una paura atavica, inconfessabile, che ci teniamo stretti. Una paura con la quale ci confrontiamo e lottiamo costantemente ogni giorno. È un’amica? Ci salva la vita? Oppure ci annienta e ci blocca sempre di più?”. Lassù, alle quote dove l’aria si fa rarefatta e una porzione della ragione può scivolare via per esplorare il proprio inconscio, si fa pace con se stessi. Daniele accarezzando lo sperone Mummery ha chiuso i conti i fantasmi del passato, riuscendo a riversare su carta la sua anima più vera e sincera. Un ragazzo che voleva solo farsi capire e che in pochi sono riusciti a comprendere nel suo profondo. Io per primo non l’ho saputo comprendere, forse non abbiamo saputo comprenderci, lasciando che l’amicizia si sfilacciasse innalzando muri di ideali che oggi non hanno alcun valore.

Questo libro racconta di una grande passione, ma anche di una montagna che si spoglia di ideali per tornare a essere un’inutile mucchio di sassi.

 

Titolo: La via perfetta. Nanga Parbat: sperone Mummery
Autore: Daniele Nardi, Alessandra Carati
Editore: Einaudi
Pagine: 264
Prezzo: 17,50 €

Tags

Articoli correlati

35 Commenti

  1. Io penso che la solitudine di Nardi non nascesse dal fatto che lui non era del nord, ma per come comunicava il suo alpinismo, con un linguaggio spesso da esaltato. Se avesse comunicato meno e in maniera più umile sarebbe stato apprezzato di più anche dagli alpinisti del nord.

    1. Pensa meno Alessandro. Chi non è esaltato a compiere quelle imprese?! Se non lo fossi non saresti lì. Ma esaltato dalla vita, da null’altro. Adesso denigriamo per la modalità comunicativa….ma sei serio?? Se le persone come te scrivessero meno già saremmo a metà vetta. Che commento meschino e spregevole.

      1. Non è mia intenzione denigrare Nardi, i suoi traguardi sono stati di tutto rispetto, non c’è bisogno di reazioni verbali così violente. Dico soltanto che quanto a comunicazione tra lui e molti alpinisti del nord Italia c’è una grande differenza, ed è questo secondo me che ha causato l’isolamento di cui si parla. Aggiungo che personalmente preferisco un altro tipo di comunicazione che non quello di Nardi o Purja. Opinione personale alla quale penso di avere diritto senza essere attaccato.

        1. chi sei TU per criticare? Ah già, siamo nella fase Homo Criticus da qualche anno e tu ci sguazzi…a caso. quello che preferisci, credo interessi a pochi ma a tanti interessa educazione e rispetto. il tuo post non li contemplava entrambi.

          ” se avesse comunicato meno e in maniera più umile….”
          sembra che lo hai scritto…per te

          1. Evidentemente quel tipo di comunicazione ha fatto proseliti. Spero siano casi isolati, il mondo della montagna non ha bisogno di tornare al periodo “eroico”.

        2. Giustissimo non attaccarti in modo violento. Non mi permetterò mai di dare giudizi sulla personalità di chicchessia!!! Ma ognuno di noi è ciò che può essere, nessuno è colpevole di come siamo fatti. Nell’alpinismo abbiamo avuto e ci sono dei Grandi protagonisti con grandi risultati, mi piacerebbe che questo contasse sopra ogni cosa e si smettesse di sottolineare il loro personale carattere. Si sbaglia molto molto spesso, si è sbagliato soprattutto su due semidei dell’alpinismo a secondo delle simpatie del momento verso di loro: Walter Bonatti e Reinhold Messner.

    2. Forse è davvero così, forse hai ragione tu, ma a questo punto mi chiedo: come e chi può stabilire quale che sia il linguaggio unico e corretto per fare alpinismo? Per quale motivo Nardi doveva essere “ghettizzato” per un modo di approcciare alla montagna che poteva piacere o meno, ma era pur sempre espressione del suo modo di fare alpinismo? Io, da quello che ho potuto conoscere di Daniele (che non ho avuto la fortuna di conoscere di persona) attraverso i video, suoi e di altri, che illustravano il suo approccio alla montagna, posso dire di aver visto un approccio forse si da esaltato, se vogliamo pure non sempre in totale controllo degli eventi, va benissimo, ma nel contempo posso dire di aver visto anche un approccio estremamente sincero e basato sul piacere della scalata. Un autentico amore per il gusto dell’avventura e dell’ignoto (termine che prendo in prestito dal suo più celebre videoracconto, perché secondo me è perfettamente calzante) di stampo per certi versi pionieristico, che non facilmente si vede al giorno d’oggi, che credo che come me molti altri ha saputo conquistare, facendo si che Daniele, nonostante un “palmares” non all’altezza di quello dei grandissimi e nonostante una carriera alpinistica tutto sommato, ahimè, non eccessivamente lunga, sia comunque riuscito a ritagliarsi un posto della storia dell’alpinismo tutt’altro che risibile. Non so per quanti di voi sia lo stesso, ma per me i suoi diversi tentativi infruttuosi di scalare il Nanga Parbat, valgono più di altrettanti 8000 conquistati, perché certi insuccessi sono incommensurabilmente più ricchi di tanti anonimi successi.

      1. Esatto!! Almeno lui ci ha provato scalare lo sperone, i grandi alpinisti lo hanno solo guardato dal campo base(che poi se un alpinista e bravo può venire pure da Messina non per forza dal nord)nardi era un bravissimo alpinista, e credo che se non fosse successo la tragedia, quest’anno visto la sua determinazione sarebbe arrivato in vetta,.

    3. mi sembra una…… perché, Moro non fa il fenomeno quando parla? sembra che si senta un Messia!! scala e bona
      per me Nardi era un grande Uomo, in tanti avete da imparare

  2. Non so perché, ma anche se sono uno che , seppur profano, non li assolve completamente dal loro gesto, mi piace sognare che qualcun’altro, prima o poi, trovi le condizioni per andarli a riprendere e portarli giù.
    Contro ogni logica, contro questi limiti aereonautici – militari a volte incomprensibili da qui, contro tutto, a patto di conservare, con un certo margine di certezza, la vita degli operatori.
    Solo allora mi sentirei tranquillo nell’esprimere un parere, un’opinione serena. Fintanto che si vedrà quel video con le due sfortunate sagome appese (ci penso sempre, mi chiedo “oggi, ora, si vedranno ancora lí…?”), nessun uomo potrà giudicare un altro uomo, se prima non avrà percorso i suoi stessi passi per arrivare fin lassù (meglio ancora con un elicottero, certo).

  3. La montagna è un modo di vivere la vita…un passo davanti all’altro…silenzio…tempo…sofferenza…freddo…solitudine…morte…il nemico e’ la vita…la cima il giusto premio…ognuno si difende…ci prova come meglio riesce…il resto sono solo
    chiacchiericcio & squallore umano…
    Daniele R.I.P….

  4. Da una parte si cerca di farne un’eroe, dall’altra lo si denigra, la gente ha sempre bisogno di schierarsi, contrapporsi. Non era amato perché “terrone”? chi lo dice? lo diceva lui?. Penso piuttosto che forse fosse colpa del “caratteraccio” che aveva, era un’anima “agitata”, “sanguigna”, (il video che ha postato, nel quale é incazzatissimo,durante la spedizione con Txicon, Moro, Sadpara e la Lunger, é molto indicativo). Troppa “comunicazione”? troppo “social “? non é il mio brodo, ma siamo nel 2019. Ossessionato dal Nanga Parbat? Puó darsi, puó darsi anche che tecnicamente abbia fatto il passo piú lungo della gamba, (l’asticella era molto alta da saltare), non ce l’ha fatta purtroppo, ha pagato con il prezzo piú altro, la vita, la sua. Leggeró appena posso il libro, ho il presentimento che non sará un buon libro, diciamo “di parte”, spero di sbagliarmi, poco importa ció non cambierá la mia modesta opinione cioé che Nardi fosse una persona con pregi e difetti, come qualsiasi essere umano, Nardi ha seguito il suo sogno fino alla fine, giusto? sbagliato? possiamo analizzare, criticare e fino qua non ci piove, non facciamone un santo, un eroe, un inconsciente o un pazzo ma sopra tutto non giudichiamolo. Lasciamolo semplicemente riposare in pace

  5. D’accordissimo. È il commento più intelligente letto in questi mesi . Ognuno di noi, alpinista o no, ha una propria personale opinione in merito ed è corretto che venga o meno enunciata. Ho letto altri suoi scritti, non mi ha mai “catturato” e son tra coloro che non hanno condiviso la scelta di Nardi. Ma i giudizi ..quelli perentori ..non spettano a nessuno di noi. Lasciamolo davvero riposare in pace

  6. Ho letto il libro, la Carati ha colto l ‘anima di Daniele, scritto con lealtà e onestà. Veramente un bellissimo omaggio al sogno di Daniele e a chi lo ha amato e seguito. Un misto di emozioni.. “ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA, A TUTTI DOVREBBE CAPITARE DI INCONTRARE UN DANIELE NARDI CHE CON UN SORRISO TI SPINGE AD ANDARE A VEDERE COSA C’È OLTRE LA LINEA DELL ‘ORIZZONTE, E A CAMMINARE INSIEME A LUI SUL GHIACCIO.” la frase per me più bella. Ciao Daniele, ciao Tom.

  7. Faccio davvero fatica a compredere il perchè Nardi sia diventato un simbolo ed un idolo mentre invece Simone Moro venga attaccato schernito e denigrato su questo spazio,senza pietà..
    Premetto che non me ne frega nulla di queste diatribe tipicamente italiche,ma parlano i curriculum..Moro è stato un riferimento per Bukreeev ed Urubko,,ha salvato vite umane e si attiva con l elisoccorso alpino in questo ambito..
    Nardi era un sognatore coraggioso ma non mi pare,leggo Wikipedia,fossero allo stesso livello..
    Apprezzateli per quello che hanno fatto e smettetela di dare patenti di immortalità a chi era un semplice uomo,come tutti noi,anche se aveva grandi sogni e grandi obbiettivi

    1. Non si discute di Moro, nessuno mette in dubbio la sua bravura e il suo curriculum, ma Nardi faceva un alpinismo diverso “esplorativo”, sono solo due modi diversi di fare montagna. Qui si parla di NARDI e di quello che riusciva a trasmettere quando parlava e raccontava di quello che faceva, ma assolutamente non si sminuisce nessun altro alpinista.

    2. Visto che fai fatica a capire ti rispondo io: Moro è considerato uno forte sopratutto da chi di alpinismo/montagna ne sa poco, perchè? semplicemente perchè ha una grande team di comunicazione che fa brillare ogni sua impresa (anche quelle discutibili) come un atto eroico. Nella comunità alpinistica (cioè all’interno della cerchia internazionale della gente forte) è considerato un alpinista di serie B, anche perchè non sa scalare a differenza ad esempio di Bukreeev ed Urubko che son davvero considerati 2 macchine da guerra. Il Moro che ha salvato 1 e dico 1 vita (situazione nella quale molti alpinisti si sarebbero comportati allo stesso modo) non esiste più. Ti ricordo che nell’invernale al Nanga dopo aver fatto la sua parte per estromettere Nardi dalla spedizione, ha anche abbandonato la sua compagna di cordata ad 80mt dalla cima. Non stiamo parlando di 80mt lineari, ma 80mt di dislivello che fatti a d 8000mt non so poca roba; si potrebbe dire che corrispondono ad 600mt di dislivello a 2500mt. La ragazza era in condizioni gravi e le hanno detto di girarsi e scendere e nel farlo è pure caduta per 200mt. Quindi per loro fortuna è andato tutto bene, ma se per pura fatalità la cosa fosse finita male sarebbe emerso il comportamento menefreghista del compagno di cordata. Ancora ci sarebbe da dire che in cima al Nanga, Moro ci è arrivato insieme ad Alex e ad Ali. Ali, un pakistano fortissimo, un vero mostro della montagna che sul nanga ci era già salito 5volte e che era li salariato come si fa con i portatori, un portatore di elite, ma sempre un portatore. Anche perchè di fatto il lavoro sporco e pesante di aprire la traccia e portare i pesi lo ha fatto Ali. che ha aperto la traccia per la maggior parte del tracciato. Alla fine dei giochi in Italia è arrivata la notizia che “Simone Moro con Alex e Ali hanno raggiunto la cima”, ma senza specificare il ruolo del terzo che in realtà era il più forte. Oltretutto se la son cavata con una cifra irrisoria nello stipendiarlo dopo il suo egregio e rischioso lavoro, essendo ì il valore della moneta pakistana è davvero basso rispetto all’euro. Ha preso 3000dollari di tutta la spedizione, davvero spiccioli in confronto alle sponsorizzazioni di Alex e Moro. Ora tu ricordi di altri alpinisti che hanno conquistato cime con l’aiuto di un portatore fino alla cima?

  8. Daniele Nardi mancava di umilta’. Raramente chi ha arrampicato con lui ha ripetuto l’esperienza. Essendo poi meno noto di altri suoi colleghi, probabilmente aveva piu difficolta’ a trovare le costose sponsorizzazioni. Dopo aver tentato per ben tre volte di raggiungere la vetta del Nanga, se non lo avessse fatto la ultima volta gia non avrebbe piu trovato chi pagava le spese. Da quando poi in Nanga e’ stato sconfitto in invernale da Simone Moro e compagni Nardi ha pensato che la unica maniera di fare qualcosa di ecclatante era arrivare in cima dallo Sperone Mummery. Tutti i piu grandi alpinisti di ascensioni invernali concordavano che salire dal Mummery era un suicidio.
    Il clima non era favorevole e Ballard non aveva esperienza per valutare la situazione. Nardi deve la sua morte alla sua cocciutaggine. Avrebbe dovuto tornare a casa e dimenticarsi per sempre del Nanga. R.I.P.

    1. … quanto dici su Ballard é vero. Tutto é opinabile ma riguardo la vicenda di Tom Ballard si parla poco. Guardacaso i saccenti detrattori di Moro, che ovviamente hanno all’attivo qualche ottomila d’inverno, ma chissà come mai sono sempre dietro uno schermo a rosicare e sputare veleno … non ne parlano.
      Passare dal Mummery era un suicidio annunciato; cosa ben saputa da chi sul Nanga ci era già stato. Ora non é difficile trarre qualche conclusione o quantomeno avanzare delle congetture …
      E non lo dico per polemizzare, ma almeno voi detrattori di Moro, state zitti, perché altrimenti i discorsi poi si fanno scomodi.

      Primo, portare la pelle a casa e non portare un ragazzo al patibolo. Per quanto chi va in montagna sia consenziente.

    2. Sei sicuro che tutti i piú grandi alpinisti abbiano definito un suicidio salire di lì? Lo sai che Messner ci é sceso non una ma due volte dallo sperone? Lo sai quello che ha dichiarato Tixcon dopo che ha provato a raggiungerli ed è stato sotto allo sperone? La via mi è sembrata in buone condizioni.. Più sicura di quello che si pensa!

      1. Messner è sceso di li una sola volta e per emergenza, disperazione; stava facendo una traversata inattesa. Anche lui ha detto che era un suicido salire di li.

        1. Caro Alessandro, studia prima di scrivere.. Messner è sceso dal Mummery nel 1970 dopo aver salito la parete Rupal con Gunther (che in prossimità della base ci è rimasto purtroppo) e poi è ridisceso di lì (leggermente a destra del Mummery) nel 1978 dopo la sua solitaria alla parete Diamir. Delle dichiarazioni di Txicon che non è un pirla qualunque, non dici niente??

          1. Caro Carlo, nel 1978 Messner è sceso PARECCHIO leggermente più a destra del Mummery, cioè fuori dello sperone. Se tu studiassi bene inoltre sapresti che Txicon ha anche riferito, contraddicendosi, che non sono potuti salire proprio per il pericolo di caduta valanghe (ci sono pure i suoi video in proposito di due valanghe). Voto: 4 e mezzo

          2. Alessandro, parecchio più a destra?? lo sai quanto è grande la Diamir? vuoi che ti mandi qualche foto?? nel 78 è sceso nel canale immediatamente a destra dello sperone (in discesa, mentre in salita è stato tutto a destra sulla parete per poi attraversare sopra il grande seracco). Ti risulta che Nardi nei suoi tentativi sia rimasto sotto una valanga? E’ chiaro che il posto non è dei più sicuri ed è esposto parecchio nella parte bassa, ma se studiato attentamente il passaggio fino alla base dello sperone vero e proprio (che è molto più al riparo dalle scariche rispetto a dove è sceso Messner nel 78) risulta fattibile anche se con qualche rischio e prova ne è che di lì Nardi ci è passato almeno 4-5 volte! Senza quei rischi che centinaia di alpinisti si sono presi dubito che la storia degli 8000 (e anche delle altre montagne) sarebbe la stessa! Ripeto, studia!!!

  9. Bell’articolo. Ho letto il libro dopo Natale in 8 ore. Si riflette in “E’ buio sul ghiacciaio” e in Hermann Buhl. Quello che ha scalato per primo il Nanga in solitaria, senza ossigeno molto prima di Messner, con il Pervitin, contro il capospedizione. Il Nanga è “impossibile” da sempre. Come l’Eiger che però ora si sale in performance in meno di due ore e mezza. Qualcuno qui conosce minimamente la storia dell’alpinismo tanto da inquadrarci dentro il sogno di Daniele?
    Molti commenti, qui e in marzo 2019, non guardano l’uomo Daniele e i suoi sogni. Deridono i suoi sogni di alpinista. Alpinismocrazia.
    Forse un sogno è da meno perché gli ha preso la vita in questo momento e non nel letto a 90 anni? Ma che cosa è la vita vissuta se non una tensione all’infinito, all’alto alla via perfetta o a cercare e a far vedere al mondo quello che di più bello si ha nel cuore?
    Anche io mi ero fatto una certa immagine di Daniele, non senza evidenti ragioni. Ora, a freddo, mi ricorda più il solitario e scostante Maestri, pure lui appesantito dagli eventi inevitabili della vita vissuta nel “pericolo oggettivo”, dall’alpinismocrazia, dalla narrativa di chi cerca di farsi, per professione, una immagine e un monumento.
    I “monumenti” della montagna che possono parlare hanno buon gioco a scalzare chi non può rispondere. Sono qui a raccontare la storia che vogliono li metta in buona luce: interessante il capitolo sul registratore, ma dove andava il Moro con la Tamara? La storia -come per Bonatti al K2-piano piano viene fuori comunque. Moro come Garibotti? Come Desio? Come Herrigkoffer? Ma neanche per sogno. Simone faccia la sua strada, viva la sua vita, come tanti altri si porterà dietro anche lui questa storia tremenda, dal punto di vista di Daniele, di uno capace di arrivare in cima solo creandosi il treno di Alex e Ali, “portatori” o “gregari” d’alta quota, dopo avere tirato giù Elisabeth e Tomek e fatto fuori l’altro Italiano. Verosimile o no? Si capirà.
    A me non interessano i miti, non seguo questo sito o l’alpinismo per il mito o per le performance (per il mio cuore la massima scalata che mi posso permettere oggi è la rampa delle scale di casa), ma per gli uomini, per i sogni, per vedere chi chi come l’Ulisse dantesco vive “per cercare virtù e conoscenza” e per raccontarla. E di questo Daniele ne è pieno e Italico testimone, e non ho spazio per ricordare la tragedia greca di Tom e Allison. Chi di voi non sogna di vedere aperta la via dello Sperone Mummery-Nardi-Ballard?

  10. A leggere certi commenti sembra che su queste colonne scrivano pezzi da novanta delle alpinismo mondiale sotto pseudonimo
    Tutti sanno tutto,tutti hanno certezze del tipo questo è scarso,quello non sa scalare e via dicendo..
    Bene,scrivete più spesso,c è sempre da imparare da tutti..
    Grazie

    1. Anche senza essere stati li, a leggere i racconti dei protagonisti di quell’inverno ci si rende conto che qualcosa non quadra. Moro sostiene di essere stato invitato a far parte della spedizione del basco, txicon e nardi dicono il contrario. Moro afferma di continuo che Gabl, non sbaglia mai, tranne quando consiglia a revol e machievitz di scendere. Il libro di moro sembra scritto in difesa da qualche polemica “così deve funzionare una squadra, non stando al campo base sui social” a chi si riferisce? Glissa su aspetti importanti Chi è arrivato primo in vetta? Chi ha montato la via dal campo 3?lafaille, Urubko e lunger vengono raccontati come gregari, mackievitz come uno scemo. Sono d’accordo sul fatto che se si commenta una manovra di corda bisogna prima saperla fare, ma si può allo stesso modo cogliere le incongruenze di un racconto senza aver scalato un 8000. Non c’è bisogno di essere camilleri per affermare che chandler è più profondo di faletti o borges di gino e Michele.

  11. Rispondo oggi a Leonardo del 27 dicembre. Oramai le sparate contro Moro non fanno quasi più notizia, ma penso che finchè rimangono nel campo delle opinioni ognuno possa dire la sua. Ma tutta la pantomima sulla “ragazza” di cui non si degna neanche di fare il nome è palesemente una bufala clamorosa! Già mi sembra abbastanza denigrante non citare Tamara Lunger per nome, ma mai la Tamara ha neanche lontanamente accennato al fatto in questi termini. E poi, secondo voi, sarebbe andata con Moro in Siberia praticamente da soli ed adesso ai due Gash?? Per favore, cerchiamo di restare seri

  12. Ho letto molti dei vostri pensieri su : Daniele Nardi.
    Il nome della montagna lo si lasci così com è.
    In primis mi piacerebbe che qualche alpinista suo amico riportasse il suo corpo a casa.
    Inoltre nutro molto rispetto nei confronti di queste persone che si muovono in “solitaria”in questi scenari alpinistici,non dovrebbe essere facile.
    Purtroppo ognuno di noi a un modo di esprimersi differente con la gente a non tutti si piace.c è chi ti apprezza,chi poco,chi per niente,chi ti odia….siamo sempre alla ricerca di nuovi amici con cui stare bene .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button
Close