Alta quota

Piolets d’Or 2019, David Lama e Hansjörg Auer tra i vincitori

La giuria dei Piolets d’Or ha finalmente annunciato i vincitori del 2019. Tre ascese innovative, su tre vette attorno ai 7.000 metri il cui nome inizia per L, due in solitaria e una in team:

  1. Lunag Ri (6.895 m), Nepal – salita in solitaria di David Lama lungo la cresta Ovest.
  2. Lupgar Sar West (7.181 m), Karakorum occidentale, Pakistan – salita in solitaria di Hansjörg Auer lungo la parete Ovest.
  3. Latok I – Karakorum centrale, Pakistan – prima salita in assoluto lungo la cresta Nord di Luka Stražar, Aleš Česen e Tom Livingstone.

Sfortunatamente due dei vincitori, David Lama e Hansjörg Auer, non potranno ritirare personalmente il premio. La tragedia in cui hanno perso la vita insieme a Jess Roskelley, investiti da una valanga sull’Howse Peak, nel Banff National Park lo scorso aprile, è una ferita ancora aperta per tutta la comunità alpinistica e le famiglie.  Nonostante ciò saranno proprio i familiari a presenziare all’evento al loro posto.

La cerimonia di premiazione dei Piolets d’Or si svolgerà, come lo scorso anno, nell’ambito del Ladek Mountain Festival in programma a Lądek-Zdrój, in Polonia, dal 19 al 22 settembre 2019.

Lunag Ri (6.895m) – David Lama

David Lama è riuscito, dopo due tentativi falliti, a coronare il sogno di toccare la cima inviolata del Lunag Ri, al confine tra Tibet e Nepal, in una ascesa in solitaria realizzata tra il 23 e il 25 ottobre 2018.

Una delle vette più alte del Nepal ancora vergine, oggetto di pochi seri tentativi di salita prima del 2018. Nel 2010 una spedizione francese è riuscita a raggiungere la vetta secondaria di Sud-Est (6.812 m). Nel 2015 David Lama ha puntato per la prima volta al Lunag Ri insieme a Conrad Anker, con il quale è stato in grado di arrivare, lungo la cresta Ovest, a circa 300 metri dalla vetta principale. Una cresta che si è rivelata molto più complessa di quanto si aspettassero. Difficile ma ammaliante, al punto da farli tornare sul posto un anno più tardi.

In quell’anno è stato il destino a rovinare i piani, a causa di un infarto che ha costretto alla evacuazione via elicottero di Anker a quota 6.000m. David aveva proseguito in solitaria lungo la cresta, spostandosi di circa 50 metri oltre il punto raggiunto nell’anno precedente. Dopo due bivacchi a poche centinaia di metri dalla vetta si era reso infatti conto di essere troppo stanco per proseguire.

A seguito dell’infarto, Anker non ha potuto accompagnare David nel suo terzo tentativo, quello rivelatosi vincente. Sul finire di un freddo ottobre, l’alpinista austriaco è riuscito nell’intento di raggiungere la vetta. Partito dal campo base il 23 ottobre, dopo due freddi bivacchi in quota, ha raggiunto la vetta verso le 10.00 del mattino del 25, per poi intraprendere la discesa verso il campo base.

Una salita “che resterà scolpita nella mia memoria per l’esposizione, la difficoltà, il freddo e la solitudine e per essere stata la conclusione vittoriosa di un progetto personale”.

Luphgar Sar West (7.157m) – Hansjörg Auer

Il Luphgar Sar West rappresenta una delle tre vette del massiccio del Lupghar Sar, nel Karakorum pakistano. La cima Ovest è stata raggiunta per la prima volta nel 1979 da una spedizione tedesca attraverso la cresta Sud-Ovest, caratterizzata da una roccia decisamente marcia. Sono seguite due ripetizioni, una nello stesso anno, una nel 1980. Due spedizioni giapponesi, la prima delle quali aveva consentito al team di avanzare per oltre un chilometro e mezzo in direzione della vetta centrale, lungo la cresta sommitale che collega tutte e tre le cime. A seguire non sono noti tentativi di ascesa sulla cima centrale o sulla Ovest.

Nel luglio 2018, dopo una intensa fase di acclimatazione e di analisi delle pareti del Luphgar, Auer è stato in grado in soli due giorni di toccare la cima Ovest. Partito il 6 luglio da campo base (4.500 m), in 7 ore e mezzo ha raggiunto i 6.200 metri, dove ha bivaccato. Al mattino del 7 luglio è partito alle 5 e, seguendo una linea lungo la sinistra della parete, è approdato alla cresta Nord-Ovest (6.900 m), attraversandola fino in cima. Ha toccato la vetta alle 11.30 per poi intraprendere una discesa complessa e stancante. In serata era al campo base.

Un percorso non estremamente complesso a livello tecnico, ma davvero notevole se si considera il fatto che sia stato completato in solitaria e decisamente in velocità.

Latok I (7.145m) – Aleš Česen, Luka Stražar, Tom Livingstone

Nel 1978 quattro  americani avevano tentato per la prima volta di affrontare la cresta Nord del Latok I, il cosiddetto “Sperone Walker del Karakorum”, partendo dal ghiacciaio Choktoi. Jim Donini, Michael Kennedy, George e Jeff Lowe erano quasi riusciti, in 26 giorni di arrampicata lungo la parete Nord, a riuscire nell’intento. Ma all’improvviso una combinazione di fattori, tra cui il vento, il freddo e le condizioni precarie di salute di Lowe, che aveva iniziato a soffrire per la quota, avevano costretto il gruppo al ritiro a quota 7.000 m.

A seguire ci sono state dozzine di tentativi in circa 40 anni, nessuno in grado di superare la cresta fino a raggiungere la vetta. L’unica spedizione in grado di arrivare a toccare i 7.145 m del Latok I è datata 1979, quando un team giapponese riuscì nell’intento di conquistare questo settemila del Karakoum occidentale passando però da Sud.

A Tom Livingstone, Luka Stražar e Aleš Česen va il merito della salita dalla parete Nord della vetta pakistana. Il team, invece di cercare di affrontare per intero la parete, ha avuto l’intuizione di tagliare a circa due terzi della stessa in direzione del colle Ovest, per poi raggiungere la vetta dal versante Sud. La discesa è avvenuta lungo la medesima linea. Una impresa realizzata in 5 giorni tra il 5 e il 9 agosto 2018.

Poche settimane prima, i russi Sergey Glazunov e Alexander Gukov hanno realizzato la prima salita del pilastro nord. A seguito della fatale caduta di Glazunov, il compagno Gukov era rimasto intrappolato per quasi una settimana sulla Nord. Un salvataggio epico che ha consentito di riportarlo a casa sano e salvo.

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2 Commenti

  1. uhm se devo fare un commento sulla bellezza estetica e importanza “storica” delle vie in sè….
    mi par che la via su latok – certamente capolavoro di tecnica e tenacia – pare un poco illogica e forzata, certamente una sorta di ripiego dall’intenzione principale… specie considerando che in quei giorni l’intera cresta veniva effettivamente percorsa per la prima volta dai Russi… (e anche gli americani se non erro avevano raggiunto, decenni prima, un punto ben più alto.. o sbaglio?).
    Come impresa in sè nulla da dire, un sogno, difficilissima e certamente riservata all’elite dell’alpinismo moderno.

    Lunag meritatissimo, un’enorme e bellissima montagna in Nepal, a due passi dal khumbu e dalle più famose, ancora inviolata…

  2. La perdita di Lama e Auer brucia ancora tanto, prima di tutto a livello umano e poi a livello alpinistico. Forse da quest’ultimo punto di vista paragonabile a quella di Steck.

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