Alpinismo

Tomas Franchini rientrato dopo la solitaria al Lamo She. “Sono salito veloce e leggero, ho imparato tanto”

“Mi sono fatto un bel giro nel bosco per scaricare dopo tutte quelle ore di aereo”. Ad aprire la conversazione è Tomas Franchini, da poco rientrato dalla Cina dove ha portato a termine la salita solitaria Lamo She (6070 m) lungo l’inviolato versante Est.

L’alpinista trentino ha salito, in circa 7 ore, una nuova via lunga 1500 metri. “La prima parte è rocciosa, con passaggi tecnici per nulla da sottovalutare” spiega. Tomas è rimasto da solo per lungo tempo in questa valle, quasi del tutto inesplorata, nell’estremo Est dell’Himalaya cinese. Prima di poter attaccare la parete sono passati lenti giorni di maltempo che avrebbero potuto compromettere il buon umore dello scalatore che, da buon montanaro, non si è fatto scoraggiare da pioggia e neve. Già nel 2017 il ragazzo di Madonna di Campiglio si è reso protagonista di un’altra spettacolare solitaria, salendo l’inviolata parete Ovest del Monte Edgar (6618 m).

 

Ciao Tomas, siete partiti in due poi ti sei ritrovato da solo. Cos’è successo?

“Sono partito con Pietro Picco di Courmayeur, a cui devo un enorme grazie per tutto il lavoro fatto insieme. Nei primi quindici giorni siamo stati insieme, abbiamo esplorato questa lunga e selvaggia valle, abbiamo installato il campo base e poi ci siamo caricati tutto il materiale sia alpinistico sia necessario per sopravvivere un mese in autosufficienza.

Il suo contributo è stato fondamentale, poi però il maltempo persistente l’ha un po’ spento e demotivato portandolo a scegliere per un rientro verso casa”.

Com’è stato rimanere completamente da solo tra le montagne?

“In mezzo alle montagne sto da dio.

Lì ero ben organizzato, avevo le mie cose e sapevo cosa dovevo fare. Chiaramente dovevo muovermi con un maggiore margine, ogni minima cavolata può diventare un pericolo quando si è così soli in un posto così isolato”.

Ci racconti invece qualcosa sulla via, come ti sei mosso sulla montagna?

“Dopo essere rimasto da solo ho iniziato a cercare un altro percorso di salita. Noi avevamo in mente uno sperone che si trova in una posizione molto lontana da dove poi sono salito io, nei giorni di esplorazione avevamo anche attrezzato un deposito materiale in quella direzione. Quando ho iniziato a cercare una nuova linea mi sono avvicinato molto alla parete scovando questa nuova linea più diretta e più intuitiva”.

Quindi hai recuperato il materiale e ti sei spostato sotto la parete?

“In realtà no perché arrivato all’attacco della parete mi sono reso conto che quello sarebbe stato io mio unico giorno di bel tempo. Mi sono allora detto, ‘Tomas, o lo fai adesso o non lo fai più’. Con me avevo solo piccozza e ramponi, niente corda, sacco a pelo o fornelletto”.

Poi?

“Sono salito e sceso lungo lo stesso percorso, sono andato veloce e leggero”.

Hai scattato qualche foto?

“Ho più filmati che foto perché mi si è rotta la macchina e funzionava solo più come videocamera, ma la classica foto di vetta sono riuscito a farla”.

Tirando un po’ le somme, cosa ti è rimasto di questa esperienza?

“Tantissimo, credo sia l’esperienza da cui ho imparato di più in tutta la mia vita. Essere completamente da solo in un luogo così isolato, doversi arrangiare a fare tutto sia sulla montagna che al campo ti insegna tanto. Impari l’importanza di programmare il lavoro e di avere un certo ordine, uno schema da seguire per dare coerenza alla vita da selvaggio”.

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3 Commenti

    1. I cinesi dicono che sono all’ estremo est della catena Himalayana…confine dell’ altipiano tibetano!mi piace rispettare quel che dicono i Local…

      1. ma certo, è solo una precisazione a scopo informativo..

        fino a pochi decenni fa anche il karakorum stesso era considerato himalaya; stessa sorte per le altre catene minori che lo circondano.
        Anche a me personalmente piace considerar tutto un unico “blocco” himalayano, sebbene abbiano un origine geologica diversa!
        Complimenti ancora per l’esplorazione!

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