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Alpinismo, Primo Piano

Baruffe d’alta quota

k2, alex txikon, alpinismo

La vulgata alpinistica che vuole che le spedizioni in Himalaya finiscano quasi sempre in baruffe e qualche volta anche in tribunale è piuttosto consueta e le recenti beghe all’ombra dal K2, in veste invernale, tra Alex Txikon e i Russi-Kazaki-Kirghisi, non la smentiscono.

I russi erano certo un po’ rigidi e marziali all’inizio della loro avventura in Pakistan e sul Baltoro: il piglio era quello di una volta con la squadra gerarchica lanciata all’attacco continuo della montagna. Non che la montagna si sia intimorita, anzi, a metà febbraio li ha ricacciati a casa senza nemmeno l’onore delle armi.

Non stupisce che la materia ferrosa e inossidabile con la quale era forgiato il team russo si sia, come dire, scontrata con quella malleabile, plasmabile e gommosa del basco Alex Txikon, che avrebbe dovuto salire per la via degli americani partendo dalla Sella Dei Venti e poi su per la cresta Est. E invece no. Essendo per l’appunto troppo ventata ed esposta ha indotto Txikon e il suo team ad “adattarsi” in fretta alla montagna e a virare verso un più umano Sperone degli Abbruzzi. Chissà se avrà pagato un secondo permesso per il cambio di via. Poco importa.

Di fronte alla poco comprensibile, per i russi, volatilità delle decisioni questi, che erano sul chi va là, si son chiusi a riccio, hanno tolto il saluto e buona notte al secchio, ops, al basco.

Lui, basco ma simpatico, e di grande esperienza internazionale, ha sfoderato la miglior reazione umana disponibile a chi di quella terra indipendentista e orgogliosa fino al terrorismo, di pochi anni fa. Li ha sdegnosamente evitati, ha tirato su dritto per lo Sperone Abruzzi e se n’è infischiato.

Quando scatta l’allarme per Nardi e Ballard sul Nanga Parbat e bisogna dargli una mano, i russi son pronti ad accorrere, ma alla fine preferiscono rinunciare e lasciano libero Alex di offrirsi con la sua (questo si) ottima esperienza, i buoni compagni e l’attrezzatura d’avanguardia. Tanta generosità serve purtroppo però solo a constatare che non c’era più nulla da fare se non lasciare sulla montagna i corpi di Daniele e Tom come rispettosamente voluto dai parenti. Txikon arrivato al Nanga Parbat si è comportato come un esperto leone di montagna, è “uscito dalla crisi” decisionale e si è dimostrato generoso e professionale. Tornato ai piedi della sua montagna, è ripiombato nel panico da K2, ha fatto finta di provarci, è tornato a casa. E ha fatto bene.

Ma intanto è partita la girandola delle parole di troppo, delle note e contro note, tutte stonate. Tu eri ubriaco e mi hai tirato le palle di neve, tu hai usato l’ossigeno in avvicinamento e tanto altro. Boh.

A volte vien da pensare che gli alpinisti e in particolare gli himalaysti si prendano troppo sul serio sentendosi il centro del mondo, quando in realtà sono una piccolissima, seppur emblematica, percentuale delle persone che in montagna vivono, lavorano e si divertono. In questo caso, fatto di polemiche becere e prive di qualsiasi costrutto tecnico o sportivo, vien invece voglia di considerare che forse nemmeno meritano la grande simpatia che molti appassionati dedicano loro consentendogli di divertirsi sulle più belle montagne e pareti del mondo.

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6 Comments

  1. Grazie del tuo pensiero Agostino,mi permetto di darti del tu,sono bergamasco anch’io,mi trovi d’accordo su quanto dici, forse a troppi “alpinisti” viene dato troppo clamore ed in questa tua frase (vien invece voglia di considerare che forse nemmeno meritano la grande simpatia che molti appassionati dedicano loro) è detto tutto, se mi posso permettere non solo nei grandi alpinisti c’è questo atrito, ma anche in gente normale che va solo di domenica in montagna siamo arrivati a questi livelli.

  2. Messner diceva che nelle situazioni estreme, in cui si lotta per sopravvivere, cadono tutte le maschere. Ecco perché ci sono tante baruffe.

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