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“Meru”. Il documentario d’alta quota di Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi che precede “Free Solo”

Meru, himalaya, Conrad anker, Jimmy Chin, Elizabeth Chai Vasarhelyi, Renan Oztur, documentario, Free Solo, Alex HonnoldDietro le quinte del documentario “Meru” – Foto FB @#Etceteras

Mentre “Free Solo” approda sul piccolo schermo su National Geographic, vi sveliamo una curiosità che forse in pochi conoscono.

La coppia di registi formata dai coniugi Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi ha già alle spalle un documentario di successo, datato 2015 e disponibile per lo streaming su Amazon Prime. Il titolo è “Meru” e racconta l’avventura di tre alpinisti impegnati in un tentativo di scalata della “pinna di squalo” del Meru (6.660 m), una delle pareti più impervie dell’Himalaya indiano, oltre 400 metri di puro granito. Il trio, costituito dallo stesso Jimmy Chin, insieme a Conrad Anker e Renan Oztur, completerà l’impresa in 11 giorni.

Un diario di viaggio ad alta tensione e basse temperature. La situazione è ben diversa da “Free Solo”, qui gli alpinisti sono attrezzati di tutto punto ma la loro missione è ugualmente estrema.

Tre uomini che sfidano un ambiente impervio e proibitivo, al limite della resistenza umana. Come ben definito a inizio film dallo scrittore Jon Krakauer, il Meru è l’anti-Everest. “Sull’Everest puoi assumere Sherpa per trasportare tutte le tue cose, per sistemare le corde, per affrontare la maggior parte dei rischi. Nessuno porterà la tua roba sul Meru – se ne hai bisogno, devi caricartela in spalla. E c’è necessità di un equipaggiamento notevole”.

Nel documentario i registi, esattamente come in “Free solo”, approfondiscono anche l’emotività dei personaggi, come Anker, noto alpinista, a capo della spedizione che nel 1999 ha localizzato il cadavere di George Mallory, uno dei primi uomini a tentare la scalata del Monte Everest. A differenza di Honnold, che si concentra sulla sua salita quasi indifferente nei confronti delle preoccupazioni della sua ragazza, Anker ha moglie e figli a casa e sa bene che morire sul Meru significherebbe lasciare dietro di sé una montagna di dolore.

Un film che ancora una volta mescola sentimento e adrenalina, con riprese effettuate da angolazioni assurde che si incastrano alla perfezione con quelle effettuate in studio, in cui gli alpinisti si raccontano e riportano le loro riflessioni su questa emozionante avventura, in particolare sulla morte, inevitabile pensiero di chi sa che da una simile impresa potrebbe non tornare.

Il trailer

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