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In Tibet la Cina “insemina le nuvole”

La Cina ha recentemente annunciato la realizzazione di un sistema di controllo delle condizioni meteorologiche basato sull’utilizzo di “cannoni” a terra, azionati sulla base di dati satellitari. Un progetto che ricorda il prototipo realizzato dallo psichiatra austriaco Wilhelm Reich negli anni ’30, il cosiddetto Cloudbuster, un gigantesco cannone che avrebbe dovuto generare nuvole di pioggia per irrigare la sua fattoria nel Maine.

Tianhe (“il fiume nel cielo”), questo il nome del prodigioso progetto presentato dalla Shanghai Academy of Space and Technology nel corso della dodicesima Esposizione Internazionale Cinese dell’Aviazione e dell’Aerospazio a Zhuhai.

L’idea non è nuova al Governo cinese che già da alcuni anni sperimenta sull’altopiano tibetano dei “cannoni” o meglio sarebbe definirli “forni”, piccole strutture realizzate con scarti di materiale bellico con un alto camino, all’interno dei quali viene bruciato un combustibile solido che rilascia nell’aria ossigeno, anidride carbonica e minuscoli cristalli di ioduro di argento. Questi ultimi fungono da nucleo di condensazione per il vapore acqueo dando origine a nuvole e precipitazioni. Il termine tecnico di tale fenomeno è cloud seeding (inseminazione delle nuvole), una pratica già testata più volte dal secondo dopoguerra ma mai sperimentata su un territorio così vasto. Nel 2008 la Cina ha addirittura utilizzato il “controllo meteorologico” durante un evento pubblico, le Olimpiadi di Pechino, per evitare un acquazzone previsto nella giornata di apertura dei Giochi.

Questa volta si prevede la messa in orbita di ben 6 satelliti equipaggiati con sensori multi-parametrici al fine di acquisire misure ad altissima precisione, che forniranno dati sufficienti per la gestione a terra dei “cannoni”. I sensori di temperatura ed umidità consentiranno di ottenere profili altitudinali del vapore acqueo nell’atmosfera; un radar delle precipitazioni fornirà dati per ricostruire una mappa di distribuzione tridimensionale di pioggia, neve o grandine; attraverso un detector di vapore acqueo sarà inoltre possibile elaborare precise mappe della copertura nuvolosa locale. Il primo lancio è previsto per il 2020. Il secondo per il 2022.

Il territorio oggetto della sperimentazione sarà la zona del Sanjiangyuan, un immenso territorio di oltre 1 milione di chilometri, al confine tra la provincia cinese di Qinghai ed il Tibet, terra di origine dei tre dei più grandi fiumi asiatici: il Fiume Giallo, lo Yangtze ed il Mekong. È in questa zona che gli scienziati affermano di aver identificato dei corridoi di vapore acqueo che il sistema dovrebbe essere in grado di monitorare, per attivare in maniera conseguente i cannoni da terra.

L’obiettivo principale del Tianhe è in sintesi quello di spostare le nubi dalle aree più piovose della Cina, localizzate nel Sud del paese, verso le aree siccitose del Nord e l’altopiano tibetano, che ha mostrato negli ultimi anni un decremento nelle precipitazioni. In Tibet è stata inoltre rilevata un incremento delle temperature medie significativamente più rapido che nel resto del Pianeta, portando con sé come conseguenza lo scioglimento di circa 7000 ghiacciai e la risalita del limite delle nevi perenni.

Un progetto dunque ricco di speranze, in grado potenzialmente di alterare il naturale corso degli eventi climatici verso il quale non tutti gli scienziati appaiono fiduciosi. Risultano infatti troppo imprevedibili le conseguenze ecosistemiche dell’applicazione del sistema, mai analizzate in dettaglio da uno studio scientifico.

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Un commento

  1. Poi tra 30 anni salterà fuori che tale sistema è nocivo per l’ambiente, per l’uomo e chissà cos’altro; la storia insegna che non bisogna mai imporsi sulla natura.

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