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Messner sulle limitazioni d’accesso al Monte Bianco: “Troppa gente, servono i controlli”

Reinhold Messner, Monte Bianco, rifugio Goûter

A solo poche ore dalle nuove misure annunciate per tentare di ridurre il problema di sovraffollamento sul versante francese del Monte Bianco, arrivano i commenti di Reinhold Messner. A partire dal prossimo anno l’accesso alla via normale sarà limitato ad un massimo di 214 persone al giorno, provvedimento che va a sommarsi al già vigente obbligo di prenotazione presso il rifugio Goûter.

Il problema è che c’è troppa gente sul Monte Bianco e poi c’è anche un passaggio pericoloso – ha commentato all’ANSA Messner –  E’ difficile che senza un’organizzazione queste masse possano essere controllate“.

Le nuove misure prevedono anche l’istituzione di una squadra con la facoltà di controllare a campione i visitatori e di emettere delle multe per quelli trovati senza permesso di salita. Per Messner però, c’è bisogno di un sistema di controllo più esteso ed efficiente: “Purtroppo migliaia di persone vogliono salire, servono i controlli“.

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24 Comments

    1. Non esiste più Davide,hanno messo il Pass anche al passo Sella e vedrai che lo estenderanno anche agli altri passi e poi si risolverà facendo pagare.

    2. Si, se sai come andare, altrimenti resti a casa; oggi si entra in un negozio e si esce “alpinisti”, a volte la troppa libertà causa le morti in montagna; quindi sì, ma non tutti!

  1. quindi vorresti anche camminare sul cornicione di un ponte sospeso ?
    purtroppo il Monte Bianco è una meta molto ambita, e la sua “relativa facilità” permette anche ai poco esperti di tentarne la salita, 16 morti all’anno sono troppi, se la gente non sa regolarsi da sola (per chi non avrebbe la capacità non è tanto diverso dal cornicione del ponte) le autorità hanno il dovere di salvaguardare l’incolumità loro, dei compagni di cordata e dei soccorritori

    1. Dimentichi una cosa Dario…. Hanno il dovere di salvaguardare il portafoglio delle Guide Alpine e dei Gestori dei Rifugi

  2. Perdona Dario ma non c’è coerenza. Non sono forse troppi i 4000 – quattromila morti all’anno sulle strade? secondo questo principio bisognerebbe far circolare le auto a numero chiuso o dare il permesso di circolazione nelle autostrade solo ha chi ha provata esperienza ????
    E poi spiegami, se io ho la prenotazione nell’hotel…pardon … nel rifugio Gouter posso salire il Bianco a patto che abbia l’attrezzatura … ma chi verifica le mie capacità alpinistiche? Ci sono troppe variabili che non possono essere controllate dai … andrà a finire che permetteranno la salita solo con una guida alpina …. e qui andiamo su discorsi più complicati …

  3. Sono contrario a ogni idea di “permesso” per andare in montagna.
    Oltre al fatto che lo vedo estremamente limitativo della libertà personale (con dubbi di contrasto anche con l’articolo 16 della Costituzione), ma soprattutto non credo migliori nulla dal punto di vista della sicurezza, in compenso sarebbe un furbo espediente per fare cassa introducendo un ennesimo nuovo balzello

  4. Quindi per salvaguardare questi sprovveduti ne fanno le spese la maggioranza di alpinisti coscenziosi (perché si, fortunatamente la maggioranza é costituita da gente con la testa sul collo) applicando delle regole un tantino assurde?…
    Non mi sembra un gran che di ideona questa!…

  5. Concordo pienamente, non si tratta di privare le persone della loro libertà, ma di tutelarli dalla loro stessa inconsapevolezza…
    Secondo me purtroppo molti elaborano confusamente le informazioni delle performance sportive di alcuni maratoneti d’alta quota, credendo in questo modo che “la salita” sia alla portata di tutti. Non solo sul M.Bianco, vedi pure il Cervino, per esempio… Qualcuno non è riuscito (ed è deceduto) nemmeno Ad arrivare al Carrel per sfinimento.
    Non a caso c’è un esplosione di turisti in scarpe da ginnastica ovunque, nessuno glielo vieta, e loro non lo sanno. Di chi è la responsabilità dei morti sul lavoro in Italia per esempio? Degli operai o di chi non li informa adeguatamente? La società deve proteggere tutti i suoi figli. Naturalmente con i modi e metodi adeguati.
    In Groenlandia per la traversata Est/Ovest sulla linea di Nansen servono i permessi.
    Ghiacciaio Vatnajokul, Idem
    Scalare Everest? Pure
    Per le grandi montagne delle alpi, o comunque per i sentieri attrezzati basterebbe un pass da far vedere al gestore dei rifugi, rilasciato dal CAI o dalle Guide Alpine che certifica la tua preparazione grazie ai corsi svolti.
    Per fare Sub non servono i brevetti?

    1. grazie tante non ho bisogno di essere protetto, anzi non voglio essere protetto, non ho delegato nessuno a proteggermi, sono nato in questo paese e voglio andare dove voglio ….

  6. Il McKinley/Denali è addirittura regolamentato da un numero chiuso di alpinisti l’anno. Pensate che gli Americani siano tanto stupidi? Su certe montagne molto gettonate e frequentate come il Monte Bianco, secondo me, si DEVONO imporre delle regole e mettere dei paletti, la montagna non è proprio per tutti! Non è una questione di libertà, ma di saggezza! Ps: Caro Luigi, il buon Messner invecchiando è diventato saggio.

  7. “tutelare l’inconsapevolezza”…..mà, le persone hanno il diritto di “fare delle scelte” e magari anche sbagliare!!! con il voler “tutelare ” si rischia di alimentare ancor di più una società “di mercato” dove le persone devono solo lavorare, produrre, consumare, ecc…impedendo alle persone di vivere la propria libertà…..questo è ciò che vorrebbe il Mondo consumistico, che diventassimo solo “macchine di produzione” e “consumatori compulsivi”per arricchire finanza e mercato….solo automi al servizio del consumismo e senza gravare con il nostro “costo” sui guadagni di chi già ricco lo è, io sono un pensionato, ho lavorato 43 anni e 10 mesi, ho 64 anni e quest’anno ho già fatto 165 escursioni in Montagna….vuol dire che se vado avanti così tra alcuni potrei ancora “gravare sull’Inps”….spero non mi chiedano di “suicidarmi” per non essere un peso sulla finanza……..come spero che un giorno, non venga chiesto di stare “chiusi “in casa per riposare e non rischiare..ed essere più produttivi!!!……ben diverso è il caso degli “incoscienti” che pensano di fare Fitness in Montagna(di questi ne incontro anche troppi), che affrontano la Montagna con stupidità e leggerezza, senza preparazione o attrezzatura adeguata…..

  8. Bravo Dani,
    dici bene … si devono IMPORRE delle regole.
    I permessi andranno elargiti, naturalmente a pagamento, da
    un apposito ufficio in cui lavoreranno numerosi saggissimi
    esperti ( pagati profumatamente ) scelti direttamente da un
    comitato direzionale che provvederà annualmente a dare le
    direttive e all’espletamento di corsi di formazione del
    personale ( corsi, pagati profumatamente in aggiunta al
    lauto stipendio ), il tutto per la modica cifra di
    1.000.000 $, 1.500.000 $ a carico dello stato.
    Naturalmente resteranno a carico dell’alpinista,
    obbligatorialmente, 2 ( due ) guide che lo accompagneranno
    verso la cima. Una davanti e una dietro.
    Parere personale mio è che Messner, invecchiando esprima
    opinioni troppo velocemente, forza Messner !

  9. LA DIATRIBA SUL MONTE BIANCO

    Torno ancora una volta sul problema del numero chiuso al Monte Bianco per la via del Goûter, e sono indignato per la faciloneria e l’improntitudine con cui ,deliberatamente, l’ineffabile sindaco di Saint–Gervais, Jean Marc Peillex, sposta i termini del problema della sicurezza della via del Goûter, banalizzando l’intera questione.
    Ritengo che, al riguardo, si faccia una grande confusione tra due problemi:
    – il primo, è l’affollamento del Monte Bianco, tema che riguarda anche altre montagne delle Alpi (vedi il Cervino) e del mondo intero (vedi Everest),
    – il secondo, è la pericolosità della via del Goûter, di cui si discute da molti anni, visto il ripetersi degli incidenti con morti e feriti (rispettivamente in media quattro e otto all’anno).
    E’ un misero escamotage, un puerile tentativo quello del sindaco di attribuire all’affollamento le disgrazie che si sono verificate in questi anni; il “canalone della morte” è così chiamato perché la sua pericolosità è stata denunciata fin dai primi salitori.
    E’ pura follia pensare di correlare la sicurezza nel percorrere questa pericolosissima via al numero chiuso (240) coincidente con i posti del rifugio del Goûter. Forse che si può impedire a qualcuno di salire al rifugio anche al di fuori di questo numero? Tra i punti fondanti della Repubblica Francese compare al primo posto la parola “Liberté ”: come si può pensare di impedire a chiunque voglia, a suo rischio e pericolo, di salire e di bivaccare fuori del rifugio o di continuare la salita senza fermarsi nel rifugio, o semmai, di scendere a valle?
    Al limite, “L’ascesa si può tranquillamente fare dalla Tête Rousse”, diceva Christophe Profit, guida alpina locale e leggenda degli anni Ottanta. E per alleggerire l’affollamento del Cervino, una proposta simile l’ha formulata il Presidente delle Guide del Cervino Flavio Bich: “Basta fare la salita in giornata, partendo dall’Oriondé, evitando la capanna Carrel”.
    Peillex insomma vuole sottopone gli alpinisti che desiderano salire al Bianco per la via del Goûter, a un duplice sopruso:
    – il primo, perché impedisce di salire a chi intenda proseguire, o di bivaccare evitando il rifugio,
    -il secondo, perché costringe a prenotare il rifugio che costa 150 euro a notte: è questo un assurdo balzello per un lasciapassare che consenta di rischiare la vita due volte (salita e discesa), per 214×2=428 passaggi giornalieri, nel canalone della morte, magari sotto gli occhi della “Brigade Blanche”, una squadra di agenti giurati, autorizzata a effettuare controlli sul posto ed emettere contravvenzioni per i trasgressori.

    Vorrei aggiungere a questo punto alcune proposte operative, con le quali già chiudevo il mio dossier pubblicato nell’agosto 2015 sul sito del “Club 4000”, intitolato appunto “Lo scandalo del canalone del Goûter-La roulette russa sul Monte Bianco”; tra queste proposte indicavo (e indico tuttora) una nuova via, posta sulla destra orografica del canalone, che potrebbe essere messa in sicurezza, su indicazione delle Guide Alpine di Saint-Gervais con impiego di imprese locali , attrezzandola perciò con cavi, fittoni, corde, scale, protezioni varie.
    Ritengo che potrebbe essere realizzata in poco tempo (qualche mese di lavoro) e con spesa contenuta: comunque tra tutte le soluzioni ipotizzabili sarebbe senza dubbio la meno costosa e la meno impattante sull’ambiente naturale. Non si deve più perdere altro tempo, in discorsi, riunioni, discussioni. Occorre chiedere alle autorità competenti di provvedere a un accurato ed approfondito primo “disgaggio” del percorso sulla destra orografica del vallone (variante 192 della guida Vallot), fin sulla Cresta Payot, attrezzare velocemente questa via e metterla in sicurezza come sopra e con adeguati segnavia, dare comunicazione di queste decisioni a tutto il mondo alpinistico con adeguati mezzi informativi.

    Luciano Ratto
    (CLUB 4000)

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