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Il punto sulla Convenzione delle Alpi, intervista a Markus Reiterer – di Stefano Ardito

Markus Reiterer

Otto Paesi, oltre 190.000 chilometri quadrati, un territorio magnifico dove vivono 14 milioni di persone. Sono queste le cifre della Convenzione delle Alpi, il trattato sottoscritto nel 1991 da Austria, Germania, Italia, Liechtenstein, Principato di Monaco, Slovenia e Svizzera, e che è entrato in vigore nel 1995.

Una delle mappe tematiche della Commissione delle Alpi

La Convenzione, sottoscritta anche dall’Unione Europea, si basa su otto protocolli, vincolanti per gli Stati, su temi legati all’economia e all’ambiente, dalle foreste al turismo e dall’agricoltura alla gestione del suolo. Completano il quadro tre dichiarazioni (non vincolanti per gli Stati) dedicati a popolazioni e cultura, al cambiamento climatico e all’economia sostenibile.

A decidere gli indirizzi della Convenzione è la Conferenza delle Alpi, che si riunisce ogni due anni e alla quale partecipano i Ministri dell’Ambiente. 

Garantiscono il funzionamento quotidiano il Comitato permanente (formato da funzionari ministeriali), una serie di gruppi di lavoro, e il Segretariato generale, con sedi a Innsbruck e Bolzano. A coordinarlo, con la qualifica di ambasciatore, è Markus Reiterer, un diplomatico austriaco che è in carica dal 2013 al 2019. 

 

Chi sceglie il Segretario generale? E perché è stato nominato lei? 

La scelta viene fatta dalla Conferenza delle Alpi. Qualche mese prima della nomina del nuovo Segretario. Mi sono occupato della Convenzione prima che entrasse in vigore. Poi ho fatto altro, e ho lavorato all’Ambasciata austriaca a Washington. La scelta è stata un onore. 

Il Segretariato lavora per promuovere e far conoscere la Convenzione. Ci sono anche molte iniziative concrete, a iniziare dalla Via Alpina. Ma se un Paese non rispetta i suoi obblighi, voi avete il potere di intervenire? 

Per capire questo punto bisogna comprendere come funzionano i trattati internazionali. A livello nazionale ci sono i tribunali, e i Parlamenti che possono cambiare le leggi.  

Invece la Convenzione è un trattato, o un sistema di trattati. E allora? 

Si lavora con due principi. Il primo è la reciprocità, ogni Stato fa quel che deve per non subire ritorsioni dagli altri. Il secondo quello della conformità. Verifichiamo spesso quello che viene fatto da ogni Stato, e le posso garantire che funziona. In caso di controversie si può far ricorso alla Corte di Giustizia Europea.

raffico, l’autostrada del Brennero

Al Segretariato non arrivano questioni su cui dev’esser presa una decisione? 

Sì. L’ultima che riguarda l’Italia aveva al centro il progetto di un parco eolico al Brennero. E’ stato bloccato un anno fa, e la decisione finale è stata della vostra Corte di Cassazione. Siamo intervenuti anche contro l’ampliamento degli impianti sciistici di Ischgl, in Austria. O nelle discussioni sulla gestione del traffico di transito tra la Baviera, il Tirolo e l’Italia. 

In questi casi chi sono i vostri interlocutori?

Discutiamo con tutti, compresi la Provincia di Bolzano e il Land della Baviera. Però la Convenzione è firmata dagli Stati, e i nostri interventi formali si devono rivolgere a loro. 

I cittadini possono opporsi a progetti che ritengono dannosi per l’ambiente rivolgendosi alla Convenzione delle Alpi?

I singoli cittadini no. Lo possono fare gli “osservatori riconosciuti” dalla Convenzione, come la CIPRA, il Club Arc Alpin e il Programma ambientale delle Nazioni Unite.

Cambiamento climatico, il ghiacciaio dei Forni si ritira

Su che temi ritiene che possa aumentare la conflittualità in futuro? 

Uno dei più seri è quello delle zone sciistiche. Il cambiamento climatico costringe a chiudere gli impianti più bassi. Per lo stesso motivo, aumenta la pressione per costruirne di nuovi in zone di alta quota, di origine glaciale. 

I protocolli della Convenzione delle Alpi si occupano di ambiente e di economia. Perché non c’è la cultura?

La cultura per la Convenzione è fondamentale! Nel trattato costitutivo, nell’elenco dei 12 temi fondamentali, le popolazioni e la cultura sono al primo posto. Credo che, non varando protocolli specifici, si siano volute evitare sovrapposizioni con i poteri del Consiglio d’Europa. 

Uno dei problemi più seri delle Alpi, tranne poche zone ricche e sviluppate, è la difficoltà di lavorare. Cosa fate in questo campo?

Tradizioni, ricette locali a Ratece (Slovenia)

I nostri studi sulle dinamiche della popolazione e sui trasporti, o sul ruolo delle donne, sono importanti per tutti. Tra le nostre iniziative sono gli Young Academics Awards, dei premi per giovani ricercatori dell’area alpina. Credo che per creare lavoro sulle Alpi ci sia bisogno di spirito da pionieri. Noi cerchiamo di aiutarli. 

Avete nuove iniziative in programma?

Novità assolute no, ma l’11 dicembre 2018 si terrà la quinta edizione di “Leggere le montagne”. Era nata come un gioco o poco più, invece nel 2017 gli eventi sono stati più di 130, e hanno interessato i Carpazi e la città di New York. E’ la prova che sappiamo essere coinvolgenti.             

  

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