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Alexander Huber: nemesi Ogre

La storia delle salite all’Ogre I (7285 mt.) è breve, se pensiamo che su venti spedizioni ad oggi solo tre sono riuscite ad arrivare in vetta. La prima salita fu nel 1977 ad opera di due alpinisti inglesi Chris Bonington e Dong Scott. La discesa fu inferno. I due raggiunsero il campo base una settimana dopo aver raggiunto la cima. Scott si ruppe le anche mentre Bonigton due costole. Si salvarono grazie all’intervento degli altri membri del team. Fu una delle più grandi storie di sopravivenza della storia dell’alpinismo d’alta quota.

Nel 1999 i fratelli Huber tentarono la prima ripetizione all’Ogre I ma furono costretti a tornare indietro anche se poi il fratello di Alexander, Thomas, riuscì nella prima ripetizione nel 2001 con i due svizzeri Urs Stoecker e Iwan Wolf.

Quest’anno toccherà al più giovane dei fratelli Huber, Alexander, partito per l’Ogre a fine giugno. Nel suo team i due tirolesi Mario Walder e Christiani Zen e lo svizzero Dani Arnold. Con Arnold Alexander ha aperto quest’anno una nuova via sulla nord del Cervino (Schweizernase) mentre con i due tirolesi in Groenlandia ha aperto una nuova via sul Ritterknecht.

Intervistato da Stephan Nestler prima della partenza, Alexander ha dichiarato: “È un bene essere sulla strada con compagni che conosci. Devi passare molto tempo insieme, e spesso momenti di tensione. Meglio la chimica umana funziona meglio è”.  L’obiettivo questa volta sarà il pilone est. Una via che per metà non è ancora stata completata, nel 1992 un team spagnolo tornò indietro a 6500 metri a cusa di una bufera di neve. “L’idea – ha continuato Huber – non è tanto quella di creare una prima salita, ma raggiungere la cima. È una delle più esclusive cime del nostro pianeta, uno dei punti più difficili da raggiungere”.

La difficoltà della montagna risiede principalmente nei pericoli oggettivi rappresentati dai seracchi che pendono sulle teste degli alpinisti in quasi tutti i versanti. Il pilone est tuttavia sembra quello più libero da pericoli. Ha spiegato ancora Alexander: “Visto da lontano penso che possiamo evitasre tutti i seracchi percorrendo questa via”.

Parlavamo all’inizio degli scarsi successi su questa montagna, d’altra parte è lo stesso nome, Ogre, a non essere particolarmente invitatante: significa infatti “mangia uomini”, anche se l’unico incidente mortale risale al 1993 con una spedizione tedesca impegnata sul pilone sud. Ma la montagna in sé non è mangia uomini, spiega ancora Huber: “In generr scalare le montagna diventa pericoloso quanto persone incompetenti cercano di raggiungere la cima. Il migliore esempio di ciò in Himalaya è sicuramente il monte Everest”. Anche perché, è bene ricordarlo, il nome originale di questa montaghna è Baintha Brakk, ovvero la cima che si vede dal pascolo di Baintha, un pascolo che arriva fino al bordo del ghiaccciaio del Biafo.

Oltre al nome e alle difficoltà un altro problema da fronteggiare saranno le temperature. Tre anni fa nel tentativo, poi fallito, al Latok I, Alexander trovò lo zero termico era a 6500 metri, un fattore che comportò il fallimento di molte spedizioni. Anche se, ha spiegato Alexander, avere temperature miti quest’anno potrebbe essere d’aiuto sul pilone est. Un’ultima nota Alexander la riserva ancora sul clima, ma questa volta politico, anch’esso riscaldatosi nell’ultimo periodo: “Non si può più viaggire in Pakistan come si faceva vent’anni fa. Le persono che viaggiano ancora nel Paerse sono esclusivamente alpinisti che hanno una meta molto precisa. Quando andiamo là, in strada siamo veramente sotto copertura , ciò significa che dobbiamo restare invisibili”.

Nella foto in alto l’Ogre I e II, il pilone Est è quello che dal colle sale verso sinistra @ Alexander Huber 

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