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Corona: l'etichetta Unesco da sola non basta

ERTO, Pordenone — "Ben venga questo riconoscimento, è prestigioso che l’Unesco abbia girato gli occhi di qua. Ma non basta il nome da solo, è addirittura ridicolo se non pensa alla montagna di serie B". Non ha dubbi Mauro Corona: la bontà del riconoscimento si vedrà in base ai cambiamenti che porterà sul territorio che ne ha più bisogno. E sull’aumento del turismo dipenderà da come sarà gestito: "basta con cianfrusaglie e ferraglia: dobbiamo andare tutti a piedi in montagna".

Infervorato, intimamente coinvolto nella questione. Mauro Corona ha una posizione netta e precisa sul riconoscimento delle Dolomiti come patrimonio dell’Unesco. Un provvedimento che certamente è ragione di vanto, ma che avrà un senso solo se porterà finalmente dei miglioramenti sostazionali rispetto a quei problemi che l’alpinista denuncia da tempo.
 
"Mi va benissimo questo blasone dell’Unesco, ma poi voglio vedere se con esso ci saranno anche attenzioni estreme, soprattutto alla montagna di serie B, quella dove non nevica firmato – ci dice al telefono -. Perchè bisgona fare differenza tra la montagna di serie A, che può essere Cortina, Courmayeur, le grandi località di alta moda, e le montagne di serie B. Guarda caso anche esse incluse sotto l’ala protettrice dell’Unesco come quelle della nostra zona, come tante altre zone remote e ripide. Voglio capire se questo blasone le proteggerà".
 
Perchè secondo Corona tanti sono le problematiche che vivono gli abitanti di queste zone meno turistiche della montagna. Disagi e pericoli quotidiani su cui lo scrittore, scultore e alpinista di Erto batte chiodo da tempo e che rimangono ancora irrisolti.
 
"Per esempio, lo sa l’Unesco che stanno vendendoci l’acqua e privatizzandola? Lo sa l’Unesco che mandano i tir su strade del 1901 bombardando la gente di pericoli? Mandano i tir, tutti i giorni, tutti giorni, vendendersi la ghiaia, "l’oro bianco". E quando non ci sono i tir, ci sono le moto che fanno le gare alla domenica e ammazzano la gente, oltre ad ammazzare loro stessi".
 
"Lo sa l’Unesco che in certe zone di serie B, ormai facenti parte della sua larga e prestigiosa ala protettrice, non ci sono servizi? I bambini devono prendere un pullman di operai per andare in un paesino e da lì prendere un treno che arriva in città e andare a scuola? Lo sa questo? – continua Corona – Lo sa che paghiamo tutto il triplo degli altri? Lo sa che la gente per andare a prendere carne, frutta e verdura, giornali, va minimo a 12 chilometri, a volte 20, a volte 30?"
 
"Ecco allora non ci basta più avere l’etichetta Unesco. Alla montagna di serie B non gliene frega niente, se prima o dopo – ma sempre meglio tardi che mai – questa Unesco non pone attenzione a rendere la vita ‘possibile’ alla popolazione, alla gente di montagna. Altrimenti cosa ne facciamo della sigla Unesco? Prima delle montagne ci sono gli uomini. La natura tutta, le montagne protette dall’Unesco, non soffrono più di tanto. E’ l’uomo che ci soffre che ci sta sotto. Le montagne hanno valore perchè c’è l’uomo che le ammira, non solo il montanaro, anche chi viene da fuori".
 
Ed è quindi dall’uomo che bisogna partire secondo Corona se vogliamo apportare un siginificativo miglioramento sul territorio. "Se non curiamo prima l’uomo – dice infatti – , se non vietiamo di vendere la ghiaia di stuprare i boschi, di privatizzare l’acqua…arriverà che non potrò più andare a fare il bagno nel Vajont che qualcuno mi dirà: ‘non puoi, quello è mio’. Io spero e mi auguro che questa ala protettrice dell’Unesco faccia sì di evitare questi scempi. Diceva Longanesi ‘l’italiano è buono a nulla ma capace di tutto’. Io dico che il politico auspica sempre. Io non sono un politico ma auspico anch’io, di pensare alla montagna di serie B. Perchè poi le zone ricche e famose si finanziano da sole, arriva il denaro dei turisti a finanziarle".
 
E rispetto ai danni di un possibile aumento del turismo nell’area dolomitica – secondo alcuni stimato del 30 per cento -, Corona ha le idee Chiare: dipende da come si gestisce, come si amministra questo turismo.
 
"Il pericolo lo elimini quando fai andare la gente a piedi. Ha ragione Messner quando dice di chiudere i passi. Le istituzioni devono permettere che arrivino turisti da Milano, Roma, Napoli o Instambul a Cortina. Ma una volta arrivati lì, deve fare parcheggiare la macchina e rimuoverla solo quando va a casa, quando ha un dito di polvere sulla cappotta".
 
"Allora la montagna non ha paura dei turisti, perchè la montagna è selettiva: chi arriva qui, chi un po’ più in su, chi un po’ più in su ancora. Basta cianfrusaglie e ferraglia. La montagna così non ha paura dell’aumento del 30 per cento in più di turismo, anche se dubito che sarà un 30 per cento. Andiamo tutti a piedi, e per coloro che non possono per problemi fisici, utilizziamo invece tutti i mezzi necessari per accompagnarli in montagna".
 
"Quindi ben venga questo riconoscimento – conclude Corona -, è prestigioso che l’Unesco abbia girato gli occhi di qua. Ma non basta il nome da solo, è addirittura ridicolo se non pensa alla montagna di serie B".
 
Valentina d’Angella

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