Alpinismo

Alpinismo e pace: afghani sul Noshaq

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ISLAMABAD, Pakistan — L’alpinismo come bandiera di speranza e pace contro il terrorismo. Questo il significato simbolico della scalata alla cima più alta dell’Afghanistan: il Noshaq, 7.492 metri, organizzata da quattro giovani alpinisti afghani. La montagna, fino a poco tempo fa, era circondata da territorio minato e non è mai stata salita da alpinisti locali.

Il Noshaq, che svetta nella catena dell’Hindu Kush, fu salito per la prima volta nel 1960 da una spedizione giapponese. La prima invernale risale al 1973 e fu opera dei polacchi. Seguirono numerose salite che però si interruppero nel 1979 quando la montagna non venne più salita perchè fu luogo di aspri scontri tra i Soviet, che attaccarono l’Afghanistan, e i mujahideen che usarono mine terrestri per respingerli. Poi la guerra civile, il regime dei talebani, gli interventi Usa e il clima di diffidenza a livello internazionale.

La spedizione al Noshaq vuole essere simbolo di una reazione. Contribuire alla rinascita del turismo montano e dell’alpinismo sulle montagne afghane. E scuotere l’orgoglio nazionale. L’idea, nata un paio di anni fa, e si è concretizzata con mesi di duro lavoro e il supporto di Mountain Wilderness International, l’Aga Khan Foundation, le Nazioni unite e l’Usaid.

I quattro alpinisti prescelti per l’impresa hanno seguito un duro programma di allenamento e preparazione, con diversi corsi tecnici in Afghanistan e un mese di stage sulle Alpi questa primavera, a Chiamonix.

Il team è formato da Malang (35 anni, detto il poeta), Afiat Khan (28, detto il lord), Gurg Ali (28, detto il lupo) e Amruddin (25, il più giovane). Tutti sognano di contribuire concretamente alla pace, e nel frattempo di poter riconquistare la loro vita, diventando alpinisti riconosciuti a livello internazionale.

Afiat Khan, per esempio, doveva diventare guida alpina, come suo padre. Ma la guerriglia glielo ha impedito: ora vuole recuperare. Nel 2003, come alcuni dei suoi compagni, era stato portatore in una spedizione e aveva raggiunto 5.500 metri. “Salendo avevo un fucile Kalashnikov, scendendo l’ho scambiato con una piccozza".

A supportarli, nella salita, ci saranno due guide alpine francesi: Jean Annequin, capospedizione, che ha all’attivo spedizioni su Makalu II, Ratna Chuli, Shishapangma, Mustag Ata, Kamet. E Simon Destombes che ha scalato in Alaska to Patagonia.

La spedizione partirà il 1 luglio e avrà al seguito registi e operatori che nei prossimi mesi ne faranno un film. Ecco un video di presentazione dell’impresa.

Sara Sottocornola


Video courtesy of http://www.noshaq.com/

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