Alpinismo

Da Polenza, il vecchio dilemma dei premi

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BERGAMO – “Forse per rispetto di un club alpino internazionale, non era il caso di mettere Kopold a fare il giudice degli altri alpinisti. Ma il mondo alpinistico è da sempre contraddittorio e ipocrita. Discute spesso i personaggi, a volte con cognizione di causa a volte meno”. Questo il parere di Agostino Da Polenza, che prende spunto dalla vicenda di Kopold giurato al Piolet d’or per riflettere sul significato e l’indipendenza dei premi alpinistici.

Da Polenza, cosa pensa dell’inserimento di Kopold nella giuria del Piolet d’or?
L’alpinismo discute spesso i personaggi, a volte con cognizione di causa a volte meno. A volte impiega 50 anni per trovare le verità, altre volte se la perde per strada. La prova inoppugnabile di un riprovevole comportamento di Kopold probabilmente non esiste in questo momento, anche se certamente è estremamente significativo che, dopo aver analizzato i fatti e le carte, il suo Club alpino che normalmente dovrebbe essere l’ente morale che garantisce se non altro la veridicità della storia alpinistica del paese e dei suoi alpinisti, lo ha severamente ammonito dicendogli che non era credibile in alcune delle sue attività in Himalaya.

Lei lo avrebbe inserito in giuria?
Secondo me per rispetto e cautela nei confronti di un club alpino internazionale, forse era il caso di non metterlo a fare il giudice in una giuria che valuta gli altri alpinisti. Soprattutto visto che, a quanto pare, in questa nuova edizione, si vuole giudicare la bontà dell’impresa non solo dal punto di vista tecnico alpinistico, ma anche dal punto di vista dei valori etici e della correttezza dell’impresa.

Cosa pensa dell’idea di voler fare il Piolet d’or ma di non renderlo una competizione?
E’ la solita ipocrisia del mondo alpinistico. Ne discussi una volta con Patrick Gabarrou, ai tempi in cui dirigeva Vertical. Gli alpinisti da una parte vogliono veder premiato il risultato, sentono la competizione sulla qualità e l’innovazione dell’impresa, ma dall’altra hanno questa remora morale contro le “gare”. Sarebbe bello che gli alpinisti uscissero finalmente da questa ambiguità un po’ insensata… ce la faranno mai? Inshallah.

C’è speranza che venga creato un premio alpinistico davvero super partes?
Non credo ci sia nessun premio alpinistico, letterario, cinematografico o di altro genere davvero indipendente. Insomma, si cerca di esserlo il più possibile, ma è veramente difficile riuscirci perchè le giurie sono composte da persone con idee, passioni, inclinazioni proprie. Il Piolet d’or? I francesi sono sciovinisti da sempre, vedremo…
 

Sara Sottocornola

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