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Lo stambecco rischia di diventare specie cacciabile. LAC: “Uno sfacelo per la natura”

Dall'ipotesi dello stambecco cacciabile al declassamento del lupo: le associazioni ambientaliste insorgono contro il via libera alla "riforma sparatutto".

Tra le specie iconiche delle montagne italiane, lo stambecco delle Alpi (Capra ibex ibex) occupa un posto d’onore. Animale maestoso che a metà dell’Ottocento si trovò a un passo dall’estinzione a causa della caccia intensiva, è tornato a popolare le vette alpine solo grazie a decenni di sforzi di conservazione. Il percorso di salvataggio iniziò paradossalmente nel 1856 con l’istituzione della Riserva Reale di Caccia dei Savoia, ma il vero simbolo della sua rinascita moderna è il Parco Nazionale del Gran Paradiso – che non a caso vede lo stambecco protagonista del suo logo – alla cui istituzione si deve la transizione dalla tutela reale alla protezione scientifica della specie.

Tuttavia, in questo maggio 2026, assistiamo a una clamorosa rimodulazione su scala nazionale del concetto di protezione ambientale. Con un colpo di spugna che rischia di unire i destini di due simboli della biodiversità, lo stambecco potrebbe presto diventare una specie cacciabile, mentre il lupo rischia di perdere lo status di animale “particolarmente protetto”.

La preoccupante revisione della Legge quadro 157/92

In Italia l’attività venatoria è normata dalla Legge 157 dell’11 febbraio 1992, una Legge Quadro nata all’indomani del referendum “anticaccia” del 1990 per fissare standard minimi e invalicabili di tutela della fauna selvatica, definita solennemente come “patrimonio indisponibile dello Stato”. Fino ad oggi, l’articolo 18 di questa norma ha rappresentato un baluardo invalicabile, limitando rigorosamente le specie di mammiferi cacciabili.

Mercoledì 13 maggio 2026, le commissioni riunite Ambiente e Agricoltura del Senato hanno invece dato il via libera agli emendamenti della maggioranza al DDL Malan 1552. L’iter della riforma è ancora in corso, ma se il testo dovesse superare indenne l’esame dell’Aula del Senato e il successivo passaggio alla Camera, l’impatto sul territorio sarebbe radicale. Nel dettaglio, uno dei numerosi emendamenti approvati in Commissione prevede l’inserimento tra le specie cacciabili di stambecco, oca selvatica (finora considerata specie rara e protetta) e piccione di città.

Il testo introduce inoltre il declassamento del lupo da specie “rigorosamente protetta” a specie “protetta”. Una modifica che, ricordiamo, non aprirebbe nell’immediato la caccia libera, ma consentirebbe alle Regioni di definire ed eseguire piani di abbattimento selettivo, eliminando i rigidissimi vincoli di tutela europei e nazionali che finora ne avevano garantito l’intangibilità. Il pacchetto di modifiche al vaglio prevede poi la concessione della caccia sui valichi montani, la braccata al cinghiale sulla neve, l’apertura nelle foreste demaniali e l’uso di visori notturni. Viene toccata anche la proprietà privata: un emendamento punta infatti a far saltare il riferimento storico al divieto di caccia in caso di opposizione dei proprietari dei fondi.

Desta perplessità il fatto che una simile proposta venga blindata in Commissione quasi in concomitanza con una sentenza disposta dal Tar di Pescara (n. 254/2026), che stabilisce invece un principio opposto e di civiltà giuridica: un cittadino può vietare la caccia sul proprio terreno per motivi etici e morali e la Regione non può respingere la domanda sulla base di ragioni burocratiche (come il superamento della quota di territorio protetto), ma deve dimostrare scientificamente che quella decisione ostacola il Piano faunistico. L’emendamento approvato dai senatori della maggioranza mira in sostanza a neutralizzare per via legislativa questo diritto al rispetto della proprietà privata e delle convinzioni personali.

LAC: “La riforma sparatutto”

La notizia ha generato, come prevedibile, un acceso dibattito, che ha visto alzare le voci delle associazioni ambientaliste. La LAC (Lega Abolizione Caccia) ha espresso un duro sfogo contro la “riforma sparatutto”. Per l’associazione, se il DDL 1552 dovesse diventare legge, trasformerebbe lo stambecco in un bersaglio, cancellando una tutela storica che resisteva fin dai tempi dei Savoia.

“Siamo di fronte a una deregulation totale”, denuncia la LAC, sottolineando come la riforma miri a introdurre una vera “tecnologia di morte” autorizzando sistemi di puntamento notturno vietati dalla Convenzione di Berna. Secondo la LAC, il testo punta a dilatare in modo esasperato giorni e luoghi di caccia, permettendo di sparare persino da imbarcazioni a remi o su terreni innevati. “Si è scelto di raschiare il fondo del barile solo per blandire il consenso di corporazioni egoiste, condannando i residui ecosistemi italiani a una pressione venatoria insostenibile.”

“Un testo del genere non è migliorabile – conclude la Lega – , ma è soltanto uno sfacelo per la natura. Occorre che non venga posto in votazione nell’aula del Senato.”

Sulla stessa linea l’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali), che con riferimento all’oca, dichiara: “Sarà uccisa per divertimento. Sulla lettera dell’UE che bocciava il DDL nessuna considerazione. Vanno avanti per distruggere la biodiversità in nome della lobby delle doppiette.”

In un clima alquanto teso, il Parco Nazionale del Gran Paradiso sceglie la via della cultura, portando lo stambecco al Salone del Libro, dove la specie sarà protagonista della presentazione del volume “L’incredibile storia dello stambecco delle Alpi” di Franco Brevini (EDT). Un incontro che vedrà la partecipazione dell’ex direttore del Parco Bruno Bassano, che ha collaborato alla realizzazione del volume, insieme a un videomessaggio del Presidente del Parco Mauro Durbano. “Un’occasione per ripercorrere la straordinaria storia di conservazione dello stambecco alpino: da specie a un passo dall’estinzione a simbolo della tutela della biodiversità nelle Alpi.”

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