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Sicurezza in fuoripista: facciamo chiarezza

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TORINO — Dope l’entrata in vigore della legge nazionale, il 26 gennaio scorso la Regione Piemonte ha varato una nuova legge regionale per la sicurezza in pista e fuoripista. Il provvedimento – che rende obbligatorio l’uso di arva, pala e sonda fuori dai tracciati delle piste – ha creato non poche perplessità e riaperto il dibattito sulla questione delle valanghe, della prevenzione e dell’informazione per chi frequenta la montagna. Rimangono infatti diverse ambiguità che la legge non risolve. Per far chiarezza, abbiamo interpellato il presidente delle Guide alpine del Piemonte, Roberto Boulard.

Signor Boulard che differenza c’è tra questa legge regionale e quella nazionale?
La legge nazionale aveva dato dei parametri da rispettare e demandava poi alle Regioni di legiferare a seconda delle esigenze. Questa legge regionale non è altro che il termine del disegno di legge nazionale. Riguarda innanzitutto la sicurezza sulle piste. Ma non poteva esimersi dal toccare il tasto dolente della sicurezza nei fuoripista, che è la spina nel fianco dei gestori dei comprensori sciistici. La legge dice che al di fuori delle piste tracciate, anche nei fuoripista segnalati, la responsabilità è totalmente di chi si avventura in questi luoghi. Indipendentemente da quello che dice il bollettino delle valanghe. Oltre a ciò, è stato inserito l’obbligo di arva, pala e sonda nel fuoripista.
Chi viene a fare scialpinismo, o a sciare fuoripista in Piemonte, cosa deve sapere?
Deve sapere che adesso ha l’obbligo di portare con sè sonda, pala e arva, in ogni caso, indipendentemente da quello che dice il bollettino delle valanghe.
Quindi anche se la legge nasce per i territori intorno e compresi nei comprensori, si estende anche a tutti i fuoripista?
Ho affrontato di recente questo discorso con i colleghi francesi, che erano abbastanza stupiti della cosa. L’impianto della legge di per sè è molto vago. Prevede la costituzione di commissioni formate da figure professionali e non, tra cui i maestri di sci e le guide, che avranno il compito di definire su quali itinerari fuoripista sarà assolutamente necessario portare pala, sonda e arva e su quali meno. Faccio un esempio banale: la persona che perde lo skilift a metà risalita, che taglia il fuoripista per raggiungere la pista, di fatto ora, se viene fermata dal poliziotto o dalla guardia forestale e non ha con sè sonda, pala e arva, è passibile di multa. Si tratta in effetti di una cosa assurda, perchè questa persona non è assolutamente un freerider nè uno scialpinista. Quindi è chiaro che rispetto all’individuazione degli itinerari e dei percorsi fuoripista c’è ancora un lavoro piuttosto consistente da fare. Questo, però, sempre per le aree interne o vicine ai comprensori. In tutto questo lo scialpinismo è stato tirato dentro per le orecchie.
In che senso?
Nel senso che il discorso dello scialpinismo è molto delicato. Gli strumenti per la sicurezza sono necessari, indipendentemente dai bollettini valanghe o dagli itinerari. Fanno parte del materiale dell’attività, non soltanto per l’autosoccorso, ma anche per l’eventuale ricerca di una persona finita sotto una valanga. Oggi trovare una persona priva di arva sotto una valanga può richiedere anche 4 o 5 giorni di ricerche, con dispendio d’energie umane e pericoli consistenti anche per i soccorritori. Purtroppo sono ancora tantissimi gli scialpinisti che vanno a fare escursioni senza gli apparecchi necessari. Se la legge lo rende obbligatorio, non solo non ci preoccupa ma ci fa anche molto piacere, dà un aiuto in più per la sicurezza.
Altre Regioni hanno emanato leggi simili sulla sicurezza?
Lo stanno facendo. Ci sono Regioni come la Val d’Aosta che hanno già legiferato, e hanno deciso di non rendere obbligatorio allo scialpinista o al freerider l’uso di arva, pala e sonda. L’obbligo rimane solo per gli sciatori che fanno heliski.
Il provvedimento è in vigore da un mese. Avete rilevato dei cambiamenti?
Al momento non siamo in grado di fornire dati. Sappiamo che ci sono già stati dei controlli, ma non ho avuto segnalazioni di verbali.
Quali ulteriori provvedimenti sarebbero utili per la sicurezza in montagna?
Credo che, al di là delle leggi, bisognerebbe andare in un’altra direzione. Così come un fumatore si trova scritto sul pacchetto delle sigarette “il fumo uccide”, dovremmo scrivere sull’arva “la valanga uccide”. Perchè il problema di fondo è che io posso avere anche la sonda, la pala, l’arva e il casco integrale, ma se mi ficco sotto una valanga ci rimango comunque. In altre parole, l’arva non salva dalla valanga, è un sistema che eventualmente può, in percentuali assolutamente ridotte, permettere di trovare in tempi brevissimi un sepolto. Ma questo non è, in assoluto, garanzia che il sepolto sia ritrovato vivo. Le percentuali parlano chiaro. La valanga, nel 99 per cento delle volte, uccide. Bisognerebbe cominciare a fare un grande discorso di prevenzione: insegnare che quando i bollettini segnalano pericolo non bisogna andare a fare scialpinismo. E poi far capire alla gente che i bollettini, pur importanti, non vanno presi come oro colato: perchè ci sono zone indicate a rischio zero, ma comunque molto pericolose, e altre con pericolo segnalato, ma più tranquille. Il territorio alpino è così vario e legato a variabili che il bollettino valanghe non può essere esaustivo. Ci vuole un discorso sulla sicurezza, e in generale sul funzionamento delle slavine, che non possono essere controllate in toto dagli uomini. Non sono un semaforo.
Non temete che una legge siffatta allontani scialpinisti e freeriders dal Piemonte?
Io mi auguro che non abbia ripercussioni sullo scialpinismo e che chi finora andava in giro senza arva adesso lo vada a comprare immediatamente. Per quanto riguarda il freeride in effetti si potrebbero avere risvolti negativi. Direi che questa legge per certi versi è anche una piccola “provocazione”, per rendersi conto che qualcosa va fatto. Non ha senso che ogni domenica ci siano centinaia di persone che praticano il fuoripista senza sapere neanche cosa stanno facendo e quale tipo di pericolo possono correre.
Valentina d’Angella
Buongiorno,sono un ragazzo di 27 anni che vive a Torino e pratico lo sci alpinismo e lo sci fuoripista sulle nostre splendide montagne ormai di parecchi anni. Ho sempre con me ARVA, pala e sonda, tuttavia sono estremamente contrario e indignato per questa ennesima legge regionale. Ritengo infatti che la montagna al di fuori delle piste controllate sia uno dei pochi posti rimasti dove è ancora rimasta quella sacrosanta libertà di confrontarsi con le proprie conoscenze e sopratutto fare le proprie scelte assumendosi i propri rischi e le proprie responsabilità. Inoltre, come hanno giustamente fatto notare altri lettori, è proprio un controsenso che, con tutti i problemi legati alla sicurezza che esistono nelle nostre città e nella nostra regione, le forze dell’ordine siano incaricate di perquisire, inseguire, multare e denunciare le persone che vanno in montagna, considerando anche che spesso costoro hanno una cultura e una conoscenza della montagna ben inferiore delle persone stanno perquisendo come se fossero dei delinquenti. Per questo motivo, pur avendo sempre con me l’attrezzatura richiesta, cercherò a malincuore di evitare d’ora in poi le gite e le stazioni piemontesi ed andare in paesi come la Francia ben più intelligenti e meno intrusive da questo punto di vista. Mi auguro davvero che il Piemonte si spopoli dalle persone che condividono il mio punto di vista in modo che i legislatori si rendano conto di quanto è sbagliato interferire in maniera così perentoria e prepotente in una delle attività più belle e formative che esistono.
Paolo Bassignana

A proposito delle ultime pensate: e se abolissimo le regioni? specialmente il Piemonte. Costerebbe meno e migliorerebbe la qualità della vita. Sarebbe meglio che ognuno fosse responsabile delle proprie azioni.
Vareno Boreatti
Ciao, perché non usare youtube per insegnare come si utilizzano arva pala sonda o per spiegare argomenti come la trasformazione della neve, il meteo, i pendii a rischio, insomma, per cercare di informare più gente possibile a costo zero? Questa è informazione. I corsi di scialpinismo sarebbero l’ideale, ma sono per pochi. E a volte vi sono regole assurde. Mi è capitato di chiedere in prestito arva pala e sonda alla sezione locale del CAI per un’uscita scialpinistica di 1 solo giorno con amici che già ne erano provvisti. Notare che sono iscritto al CAI di questa sezione, ma il prestito mi è stato negato, con motivazioni assurde. Sarebbe stata l’occasione per imparare a utilizzarli, invece…, ci sono andato senza! Insomma, gli organi di informazione, la stampa in genere, potrebbero fare più informazione vera, e il CAI potrebbe essere meno autocelebrativo e più utile a tutti.
saluti,
Marco

Io non ho l’arva e non intendo comprarlo.Vado in montagna da 40 anni e non ho mai sentito la necessità di acquistarlo perchè quando la montagna è a rischio io me ne stò a casa.Trovo questa legge regionale assurda,l’ennesimo obolo che il cittadino deve pagare per soddisfare un desiderio di sicurezza che non esiste.Come si legge anche nel vostro articolo,quando sei sotto una valanga ci sei sia che tu abbia l’arva sia che tu non lo abbia.In montagna si deve andare sempre con il cervello inserito,questa è la sicurezza!Ha fatto bene la Val d’Aosta a non obbligarlo così gli scialpinisti o racchettatori abbandoneranno le valli piemontesi per  frequentare maggiormente quelle valdostane.
Eugenio Pausilli

Sono perfettamente daccordo con l’obbligo delle attrezzature per chi pratica lo scialpinismo ed il freeraide; per quanto riguarda lo sci “fuori pista” ritengo che sia molto utile definire i limiti del comprensorio sciistico, all’interno del quale si può sciare anche fuori pista ma senza l’attrezzatura (per esempio il pendio che affianca una pista, l’attraversamento di un bosco o pendio tra due piste … ecc.). Non conoscendo la legge in questione, la stessa riguarda anche altre attività in abiente innevato esmpio: escursioni con ciaspe, alpinismo invenale, l’uso di motoslitte etc..???
Lorenzo Lunardi

Una svalangata di regolamenti, l’istituzione di comitati che fanno monitoraggio e le campagne di prevenzione (con corsi di aggiornamento) NON risolveranno il problema
ciao
Massimo Maniacco

Nel fuoripista almeno un corso di autosoccorso non sarebbe male una sorta di patentino .perche se pala sonda e soprattutto l arva non lo si sa usare non serve a niente, e far apprendere a tutti la CONSAPEVOLEZZA DEI RISCHI NEL PRATICARE IL FUORIPISTA, E POI TUUTTI GIU PER I MAGNIFICI FUORIPISTA CHE ALPI E PREALPI CI OFFRONO
CELIO BONAVENTURA

Ho sempre pensato e creduto che l’alpinismo e affini fossero l’espressione massima della libertà di un uomo con incluse, ovviamente, tutte le conseguenze che un’errata scelta nella pratica degli stessi possa comportare! Imporre costrizioni, limitazioni o particolari materiali non è che il preludio al divieto che, proseguendo con tale logica, non può che diventare il passo successivo. Penso che tra un pò ti diranno pure in che giorno, a che ora e dove andare a sciare o a fare scalate; ovviamente obbligatoriamente accompagnati da un professionista così, oltre ai costruttori di pala, arva e sonde guadagnano un pò anche loro. “Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza.”
(B. Franklin)
Gian Piero

Buondi, come mai nessuna guida alpina parla degli zaini airbag? Come mai non siete interessati alle statistiche che ABS tiene da diversi anni? Costano una certa cifra ma sono soldi spesi bene.fate una piccola ricerca sul web e troverete cose interessanti…Bollettini valanghe? Pensate veramente che siano fatti bene,che diano le informazioni che gli sciatori fuoripista dovrebbero avere?? Quelli della VDA sono generali e per non sbagliare il pericolo è quasi sempre marcato,Cosa vuol dire marcato? che appena mi muovo provoco una valanga…..siamo in Italia,gridiamo al lupo al lupo per niente e cosi nessuno li considera questi bollettini,perchè appunto sono inutili.Dove raccolgono i dati,hanno delle centraline in quota,quante? I bollettini dovrebbero farli valle per valle,a quel punto ci si potrebbe fidare e imparare qualcosa.Per adesso uno li guarda,ne prende atto e poi si sbroglia,Il guaio  è che se uno avesse un incidente la prima cosa  che il giudice va a vedere è il bollettino valanghe.Incredibile ,in italia con tutti i problemi di mafia,truffe,delinquenti e chi piu ne ha piu ne metta,abbiamo anche i poliziotti sulle piste,che danno multe a chi fa fuori pista.Avete già visto una pubblicità di una qualsiasi stazione di sci che fa vedere le code agli impianti,oppure le piste affollate….. quasi sempre si vede qualcuno sciare in un metro di neve fresca,o qualcun altro che fa un bel salto e ricade in un pendio dove non ci sono tracce.. Anche se vi seguo e credo che fate una buona informazione su certi argomenti (tipo alpinismo in quota) vorrei suggerirvi di parlare anche della montagna di tutti i giorni,di chi si diverte,di chi ha fatto una discesa fantastica in neve fresca oppure una rubrica in cui informate delle condizioni della montagna,dove si puo sciare in fuoripista ,dove invece è veramente pericoloso. Io vivo in una valle selvaggia,non ci sono poliziotti,siamo ancora liberi di andare dove ci pare e liberi di decidere sulla base delle nostre esperienze e delle nostre conoscenze.Quando vedo i poliziotti in una stazione di sci mi passa la poesia,quando vedo che uno sciatore è stato denunciato e che rischia da 1 a 5 anni di prigione perchè ha staccato una slavina….mi faccio un sacco di altre domande,Sono turisti,vengono in vacanza,qualcuno magari ha anche bisogno di una bella sgridata ma dalla sgridata alla prigione mi sembra assurdo, con tutti i ritardi della giustizia italiana si trova il tempo per aprire un inchiesta,magari pagare qualche buon avvocato e aspettare 10 anni per non saperne piu nulla.Ma al mare quante persone muoiono annegate,quanti incidenti ci sono in Italia durante l’estate?Appena c’è una valanga tutti i telegiornali sono pronti a spaventarci,la montagna pericolosa, state a casa, guardate il calcio, state a casa, state a casa, la montagna è pericolosa….Ma quel giorno quante persone erano in montagna e quanti si sono riempiti gli occhi e il cuore di emozioni positive,di loro nessuno è interessato a parlare,solo dei morti si parla….
Danilo Garin

Buonasera sono un Ragazzo Snow Alpinista. Penso che troppa gente non conosce la montagna e il problema piu grande sia le troppe persone che frequentano ora la montagna senza conoscerla. Molti conoscenti chiedono a me o altri alpinisti piuttosto di fare un corso di sci alpinismo o simili. Il motivo maggiore  sono i costi sia dei corsi sia dell’attrezzatura. Ma molte volte prevale la superficialità. es.(hanno sceso quel canale allora si fà)senza saper poi valutare loro stessi le condizioni al momento della salita. A mio avviso l’obbligo dell’arva lo considero piu un bisnes che altro. Visto i costi che anno.Magari abbinare l’acquisto dell’arva a prezzi ridotti facendo corsi col CAI o altro. Se compro l’arva e non la so usare è come non averla!
Massifree

Penso che dovremo solo licenziare dei legislatori che perdono tempo ad emanare norme cretine!!!
Paolo Scoz

Assurdo!
Gino Pozza

Buonasera, articolo interessante, peccato non vengano mai nominati ciaspolatori e cascatisti e chiunque frequenti la montagna in inverno…loro non sono presi dentro dalla legge? I ciaspolatori, per esempio, sono immuni da valanghe anche se frequentano spesso e volentieri, gli stessi itinerari scialpinistici? Troppa confusione…Tanto valeva tenere la legge solo per i Freeriders di fianco agli impianti e non coinvolgere gli scialp!
Elena Pollo
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