Alpinismo

Aconcagua: lasciato morire dai soccorsi

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MILANO — Spinto, voltato, legato a una corda e "trascinato come un cane". Cinque soccorritori, su un pianoro, lo guardano con le mani in mano, mentre tenta disperatamente di guadagnare qualche metro verso la salvezza. E un altro, incredibilmente, filma la scena con il telefonino. Non ci sono parole per descrivere l’orrore delle immagini che ritraggono gli ultimi minuti di vita di Federico Campanini, la guida della spedizione italiana all’Aconcagua nella quale, un mese fa, ha perso la vita anche la milanese Elena Senin.

Le immagini, diffuse dalla televisione argentina e riprese ieri sera in Italia dal Tg1, sono state consegnate alla stampa dal padre di Campanini, che, indignato per l’agghiacciante comportamento della squadra di soccorritori argentini, ha chiesto l’apertura di un’inchiesta sul caso.
 
Campanini, infatti, viene letteralmente abbandonato dai soccorsi, poche ore prima di morire sul ghiacciaio dei Polacchi solo e disperato di freddo e stenti. "Non riusciamo a portarlo via – dice uno dei soccorritori a quello che sta girando il video -. Fa freddo, mancano ancora 400 metri e lui non si muove".

I cinque uomini in divisa guardano per un po’ Campanini, che invece si muove. Lo tirano, gli dicono "Vamos, su". Ma lui ha a malapena la forza di gattonare qualche metro, trascinato dalla corda, prima di accasciarsi a terra. Poi interviene un secondo soccorritore, che chiede via radio alla base l’autorizzazione di abbandonarlo lì. Non hanno portato con sè una tenda, un sacco a pelo, dei farmaci o una bevanda calda per aiutarlo. Non c’è nessun tentativo di improvvisare una barella, di unire le forze di sei uomini per trasportare uno solo, stremato, a valle. Solo quella di guardarlo e di filmarlo. Mentre muore.  

E dire che, poco dopo la tragedia, le autorità argentine avevano dichiarato che al loro arrivo sul ghiacciaio "Campanini era già morto, e per questo si era data priorità agli alpinisti che avevano più possibilità di sopravvivere". Il video, che alleghiamo in calce, dimostra però l’esatto contrario. Campanini non era morto di ipotermia durante la notte, ma era ancora vivo al sopraggiungere dei soccorsi.

A quanto pare, il filmato è stato consegnato in via anonima alla famiglia di Campanini, che non ha esitato a diffondere alla stampa la sconvolgente prova dell’abbandono della giovane guida 31enne e a rivolgersi alla legge con questa prova in mano. "Lo hanno fatto morire come un cane" ha detto Carlos Campanini, papà di Federico, al quotidiano argentino Carlin quando ha comunicato di aver denunciato i soccorritori -. Secondo me hanno lasciato lassù Federico ancora vivo, e non avevano mai pensato che questo video potesse venir fuori".

"Vogliamo giustizia – ha detto Gianni Venier, l’avvocato della famiglia, al quotidiano Los Andes -. Le immagini riportano un soccorso inumano e assolutamente da condannare. Sappiamo che i soccorritori devono intervenire tenendo conto delle possibilità di sopravvivenza delle persone in difficoltà e della propria incolumità. Ma in questo caso non sembrano in difficoltà, nè in pericolo tale da non poter prestare aiuto". 

La sfortunata spedizione all’Aconcagua era stata investita da una tremenda bufera il 6 gennaio scorso, durante la discesa dalla vetta. Campanini, guida alpina argentina, accompagnava una spedizione italiana organizzata dall’agenzia Guide Alpine Star Mountain di Marcello Cominetti, composta da quattro persone: Matteo Refrigerato, Mirko Affasio, Marina Attanasio ed Elena Senin. Nel gruppo c’era anche Antonella Targa, che però era tornata al campo base prima di salire in cima.

La bufera ha investito gli alpinisti in cima e ha fatto perdere loro l’orientamento, inducendoli ad imboccare l’insidioso ghiacciaio dove la Senin è purtroppo deceduta in una tragica caduta. Campanini aveva lanciato l’allarme, ma a causa del maltempo i soccorsi avevano potuto raggiungere il luogo dell’incidente soltanto il giorno dopo. Nella notte, il gruppo, sprovvisto di adeguata attrezzatura, ha bivaccato all’addiaccio. Il giorno dopo, i soccorritori hanno portato in salvo i 3 italiani, mentre Campanini è morto sulla montagna.
 
Sembrava una disgrazia. E invece, questo video, rivela un’altra realtà. Sconcertante, folle. Che forse, ora che è stata resa nota, potrà avere giustizia. Lascia perplessi, a questo punto, rileggere le riflessioni dell’organizzatore della spedizione, Cominetti, che qualche giorno dopo la tragedia, interrogato da un giornalista italiano voglioso di "sfrugugliare" ancora nelle vicende alpinistiche e nelle polemiche dell’estate scorsa, non ha trovato di meglio che polemizzare contro chi collabora invece con la stampa con trasparenza e onestà. Vantandosi, per contro, del proprio "silenzio e riservatezza".

Grazie al padre della vittima e al mondo dell’informazione, finalmente si è capito l’orrore di quanto accaduto.

N.d. R. Le immagini contenute nel video di seguito riportato sono molto forti. Le riproponiamo solo ed esclusivamente per dovere di cronaca.

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