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Errore o menzogna? Una foto riapre il caso della salita di Maestri e Egger al Cerro Torre

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EL CHALTEN, Argentina – Una foto, quella pubblicata a pagina 65 del libro di Cesare Maestri “Arrampicare è il mio mestiere”. Riparte da qui l’antica controversia sulla salita del 1959 di Cesare Maestri e Toni Egger al Cerro Torre. A riaprire il caso è Rolando Garibotti che, dopo un’attenta disamina dello scatto, è arrivato a sostenere che il luogo fotografato non è quello dichiarato dalla didascalia, a dimostrazione che i due alpinisti non si trovavano sulla parete est della montagna, da cui, in base al racconto di Maestri, sarebbero arrivati in vetta per la prima volta nella storia. A dispetto di quella che secondo l’alpinista italo-argentino è un’evidenza della menzogna, Maestri ha replicato che si è trattato semplicemente di un errore: tipografico e non di memoria. A breve su Montagna.tv la sua esclusiva intervista.

Il caso sta facendo in questi giorni il giro del globo, ripreso con dovizia di particolari da moltissime testate internazionali, non ultima il New York Times. Partiamo dall’inizio. Garibotti, alpinista italo-argentino e tra i massimi esperti mondiali del Cerro Torre e delle montagne Patagoniche ha preso in considerazione una foto pubblicata nel libro di Cesare Maestri, “Arrampicare è il mio mestiere” (Milano, Garzati, 1961): stando alla didascalia, quello fotografato è Toni Egger che scala le placche basse della parete est del Cerro Torre.

“Due anni fa io e Ermanno Salvaterra abbiamo notato quella foto mentre lavoravamo a un libro non ancora pubblicato – scrive Garibotti sul suo sito Pataclimb.com -; io ed Ermanno conosciamo bene quel posto, e ci è stato subito chiaro che quella foto non era stata scattata al Cerro Torre. Quello che rimaneva poco chiaro era l’ubicazione reale. La foto era stata tagliata in modo tale che molto poco del contesto si poteva vedere. Dopo diverse ore di studio delle immagini dell’intera valle, con l’aiuto di Dörte Pietron, abbiamo riconosciuto un tratto caratteristico che combaciava con la foto in questione. Bingo!”

Le due foto a confronto (photo courtesy of Rolando Garibotti www.pataclimb.com)
Le due foto a confronto (photo courtesy of Rolando Garibotti www.pataclimb.com)

“La foto di Maestri di Toni Egger era stata scattata sulla parete ovest del Perfil de Indio – spiega ancora Garibotti -, una piccola torre a nord del Colle Standhardt, tra la Aguja Standhardt e l’Aguja Bífida, sul versante ovest del massiccio, il lato opposto a quello che hanno dichiarato di aver scalato. Questo cosa significa? Nei racconti di Maestri delle spedizioni del 1958 e del 1959, non menziona mai una salita dal lato ovest del massiccio. I 6 giorni, durante i quali Maestri dichiara che lui ed Egger hanno compiuto l’attacco finale al Cerro Torre dalla parete est, sono i soli giorni inspiegabili di tutta la spedizione. Cosa successe veramente durante quei 6 giorni? Questa foto fornisce una nuova evidenza, la prova inequivocabile di un posto nel quale sono stati durante la loro spedizione che, curiosamente, Maestri non ha mai citato. Sicuramente non si trova nelle vicinanze della via che ha affermato di aver scalato, e certamente non è un posto in cui uno potrebbe passeggiare involontariamente. O dimenticarsene”.

Secondo Garibotti è possibile che, constatate le difficoltà della scalata dal versante est del Torre, Maestri e Egger abbiano voluto tentare da ovest, lo stesso versante in cui Walter Bonatti e Carlo Mauri nel 1958 avevano individuato un punto debole della montagna da cui tentare la salita in vetta. Così dai piedi del versante est si sarebbero mossi verso il Colle Standhardt, itinerario oggi diventato tra i più comuni per l’avvicinamento al lato ovest, solo in andata però, perché ripercorrerlo in senso inverso comporta molte più difficoltà. Maestri e Egger non solo l’avrebbero percorso in andata, ma anche di ritorno: una prova tutt’altro che semplice per l’epoca.

Il gruppo del CerroTorre vesrante ovest (photo www.portalgorski.pl)
Il gruppo del CerroTorre vesrante ovest (photo www.portalgorski.pl)

“Nella foto di Maestri si vede Egger che scala sotto la ovest e immediatamente a nord del Colle Standhardt – dice ancora Garibotti -, di sicuro mentre tornavano sul lato est. È stata un’impressionante performance la loro, nella ricerca della via. Dal Colle Standhardt i due hanno affrontato un ritorno giù da pendii carichi di neve ventata e a rischio valanghe, che finiscono in fondo al ghiacciaio del Torre, dove i resti di Egger sono stati ritrovati più tardi. La morte di Toni Egger rimane un mistero. Sulla base di queste nuove informazioni sembra possibile che sia rimasto coinvolto in un incidente durante la discesa dal Colle Standhardt”.

Il confronto tra la foto del libro e quella scattata dall’alpinista italo-argentino lascia pochi dubbi sul fatto che i due luoghi combacino. Tuttavia Maestri ne ha dato una spiegazione diversa da quella che probabilmente si aspettava Garibotti: si è trattato semplicemente di un errore della casa editrice, ha spiegato il Ragno delle Dolomiti. Lo scatto pubblicato a pagina 65 risalirebbe alla spedizione del ’58 e non del ’59, e quello ritratto nell’immagine non sarebbe Toni Egger, ma Luciano Eccher.

“Una didascalia sbagliata – ci ha detto Maestri in un’intervista che tra poco pubblicheremo su Montagna.tv -. Ma non mi interessa più niente… maledetta quella volta che sono andato al Cerro Torre!”.

Il caso insomma, è tutt’altro che chiuso. Oltre a Cesare Maestri, abbiamo sentito Ermanno Salvaterra: a breve online anche la sua intervista.

 

Foto e info pataclimb.com

 

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3 Comments

  1. La foto non può essere del ’58 perchè nelle note di Detassis Maestri non andò mai da quelle parti.Bruttissima storia che pone ombre inquietanti sulla morte di Egger e sulla dichiarazione che la macchina fotografica fosse andata persa con Egger. Se c’è la foto c’è anche la macchina dice Garibotti. Come dargli torto?

    1. Sono certo che se lei fosse un parente di Egger sarebbe in grado di cogliere la sottile differenza che intercorre tra “sbagliare” e occultare di proposito la verità in merito ad un incidente mortale.
      Stupisce che ci sia chi, come Lei, vorrebbe una sorta di prescrizione morale per il fatto che la bugia sia reiterata da più di mezzo secolo: a mio avviso questo aspetto rende il comportamento di Maestri ancor più osceno ed ingiustificabile

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