Alpinismo

Ossigeno su 8000, Confortola smentisce

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SANTA CATERINA VALFURVA, Sondrio – “Dal 2004, sull’Everest, non ho più fatto uso di ossigeno. L’esperienza mi ha aiutato a saper dosare le forze e l’esempio di grandi alpinisti come Mondinelli mi ha spronato a superare i miei limiti iniziali, fino a riuscire a raggiungere la cima di ben quattro ottomila senza ossigeno”. Con queste parole l’alpinista valtellinese Marco Confortola ha voluto smentire le notizie pubblicate da alcuni organi di stampa nazionali riguardo il suo presunto uso dell’ossigeno in tutte le scalate.

Se l’è proprio presa, Marco. Tanto che, impugnata carta e penna, ha deciso di "impugnare" i torti a mezzo stampa.
 
“Scrivo queste righe perché ritengo di dover dare delle spiegazioni – dice Confortola -. Per correttezza e rispetto nei confronti di chi mi segue con entusiasmo, penso che sia giusto che io spieghi la mia posizione circa l’utilizzo dell’ossigeno in quota, argomento che negli ultimi giorni ha acceso gli animi del mondo alpinistico e che ha stimolato molte dichiarazioni".
 
"Pochi giorni fa – continua Confortola – Gnaro Mondinelli, mio “maestro” nonché compagno di spedizioni e persona verso la quale nutro stima ed ammirazione particolari, ha partecipato ad una conferenza stampa a Milano il cui tema era se l’utilizzo dell’ossigeno può esser considerato doping. Gnaro ha espresso in quell’occasione un’opinione che io condivido e che cioè non si possono mettere sullo stesso piano coloro che raggiungo un ottomila grazie all’ausilio dell’ossigeno e coloro che vi arrivano senza".
 
"La prima volta che io ho scalato un ottomila – prosegue Confortola – è stata nel 2004 e si è trattato del più alto di tutti: l’Everest. Non ho mai fatto mistero di aver dovuto ricorrere all’uso dell’ossigeno (dal campo 3 posto a 8350 metri, alla cima). Era la prima volta che lasciavo le mie montagne per affrontare un colosso himalayano e per me si è trattato di una scalata molto impegnativa. Certo, vi confesso che mi sarebbe piaciuto farcela senza ossigeno ma credo che l’inesperienza e le condizioni meteoreologiche sfavorevoli abbiano avuto un certo peso".
 
"Da quella volta che ha coinciso per me con l’ingresso nel mondo degli ottomila, ho riflettuto molto e oggi mi ritrovo, convinto, tra coloro che sostengono un alpinismo che non  fa uso di ossigeno, senza per questo permettermi di giudicare chi ritenga di volerlo fare. E’ innegabilmente un’impresa atletica e fisica ben diversa raggiungere un ottomila senza ossigeno, per moltissime ragioni ormai note da non ritenere necessario doverle qui indicare, rispetto ad una scalata effettuata con l’ossigeno. Da quel 2004 non ho più fatto uso di ossigeno: l’esperienza che piano piano ho accumulato mi hanno aiutato a saper dosare le forze e l’esempio di grandi alpinisti come Gnaro Mondinelli mi ha spronato a superare i miei limiti iniziali e a riuscire a raggiungere la cima di ben quattro ottomila senza ossigeno".
 
Poi l’affondo: "Non  è nel mio stile polemizzare – dice Confortola – ma ho ritenuto giusto fare questa precisazione perché le parole di Gnaro pronunciate in conferenza giovedì sono state travisate al punto che da un lancio Ansa del 24 maggio risulta che faccio abitualmente uso di ossigeno, in ogni mia spedizione. Da persone presenti  in conferenza che lavorano con me, so che l’inciso di Gnaro aveva, in realtà, un tono molto affettuoso nei miei confronti, trattandosi di una bonaria presa in giro, riferita all’Everest, che è solito rivolgermi per stuzzicarmi. Per rispetto nei confronti di tutti coloro che ripongono fiducia in me, e mi riferisco in special modo anche ai miei sponsor, ho ritenuto giusto ribadire la mia posizione in merito e correggere quanto è apparso in quell’articolo. Senza polemica, per amore di verità".
 
"Quanto all’Everest, sponsor permettendo…prometto che mi prenderò la soddisfazione di tentare di arrivare sulla cima senza ossigeno!”.
 
Lo auspichiamo…
 

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