Alpinismo

Ma l’ossigeno nell’alpinismo è doping?

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BERGAMO — Per le Olimpiadi di Pechino 2008 i tedofori porteranno la fiaccola sulla cima dell’Everest. Un bel messaggio, penseranno gli appassionati, finalmente una delle attività più belle e avvincenti del pianeta viene accolta, anche se idealmente, nell’elitè mondiale dello sport.

Ma, ancor prima di avere il tempo per compiacersi, dalle autorità alpinistiche nepalesi trapela la notizia che i tedofori porteranno la fiaccola lassù facendo ampio uso bombole d’ossigeno. Qualche dubbio, allora, inizia a fare capolino: è davvero un successo per l’alpinismo o è solo una trovata mediatica poco sportiva?
 
Pensate a questi numeri. Everest, 8.848 metri sul livello del mare. Livello di ossigeno nell’aria, solo il 30 per cento del normale. Numero di ascensioni in vetta, dal 1953 ad oggi: circa tremila. Numero di ascensioni senza ossigeno: lo 0,04 per cento. Un abisso. Ma allora, chi sale con l’ossigeno merita davvero uguale ammirazione e prestigio di chi non
lo usa?
 
Lo abbiamo chiesto agli alpinisti più famosi del mondo, a medici e a giuristi. Sulla questione ci sono diverse correnti di pensiero, ma tutti sono d’accordo su una cosa: l’ossigeno cambia i valori in gioco.
 
E’ giusto, allora, che l’alpinismo si presenti alla corte mondiale dello sport per eccellenza con atleti rivestiti di artifizi che facilitano le prestazioni? Non sarebbe come far portare la fiamma olimpica da qualcuno imbottito di steroidi?
 
Il parere legale dell’avvocato Roberto Emanuele De Felice, passato olimpionico e brillante carriera giuridica europea, lascia di stucco. “Dal 1 gennaio 2007 l’utilizzo dell’ossigeno nelle scalate sportive costituisce doping – spiega De Felice -, ed è esplicitamente vietato, ovunque nel mondo, per effetto della lista delle interdizioni 2007 del Codice Mondiale dell’Antidoping che vieta qualsiasi forma di doping del sangue con specifico riferimento all’ossigeno”.
 
Dello stesso avviso Renato Nicolai, presidente della commissione antidoping dell’International Federation of Sport Climbing ed ex presidente della commissione antidoping di Uiaa, nonchè titolare cattedra diritto sportivo presso l’Università di Bologna.
 
“Non posso che trovarmi d’accordo con la posizione di De Felice – dice Nicolai -. Resta il problema che l’Uiaa, pur vantando il riconoscimento da parte del Cio, non organizza competizioni di “mountaineering” né regola con classifiche o graduatorie la propria attività”.
 
L’alpinismo, è vero, non ha competizioni ufficiali o problemi di giurie che riconoscano la validità sportiva delle scalate. Ma esistono pur sempre classifiche, record e paragoni cui tutti – alpinisti, appassionati e sponsor – fanno in qualche modo riferimento. E che devono essere aggiornati ai tempi che corrono.
 
Il fatto che una volta si pensava fosse impossibile, per l’uomo, arrivare a ottomila metri senza ossigeno, e che oggi invece ci sia addirittura una regola che lo vieta espressamente, deve far riflettere sulla questione e sulla necessità di affrontarla, forse, in modo diverso.
 
Sara Sottocornola

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