Alpinismo

Agazzi: prima di tutto la sicurezza

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BERGAMO – “Guai pensare che chiunque con l’utilizzo dell’ossigeno può salire sulla vetta dell’ Everest senza problemi: e se l’ossigeno finisce, o se l’allenamento o l’acclimatazione non sono idonei?”. Giancelso Agazzi, della Commissione Medica Cai Bergamo, nel suo intervento richiama l’attenzione sulla sicurezza e la prevenzione.

"Rifacendomi ad un articolo scientifico del fisiologo americano John West dal titolo "Climbing Mount Everest without oxygen ", penso al lontano 1978, quando Reinhold Messner e Peter Habeler osarono per primi raggiungere la vetta della montagna più alta del mondo senza ossigeno, impresa ripetuta dal versante Nord in solitaria dallo stesso Messner nel 1980.
 
Fino ad allora i fisiologi avevano sempre pensato che l’ uomo non potesse vivere senza l’ aiuto dell’ ossigeno a simili altitudini. Prima della mitica impresa di Messner gli alpinisti avevano sempre affrontato le più alte montagne di ottomila metri ( Everest e K2 ) utilizzando l’ossigeno, incominciando dai primi tentativi agli inizi del ‘900.
 
Sicuramente l’utilizzo dell’ossigeno in alta quota è in grado di fornire all’organismo un notevole aiuto, facendo diminuire gli effetti negativi dovuti alla quota ed al conseguente disagio causato dalla progressiva carenza di ossigeno (ipossia). Prova ne è il fatto che sulla vetta dell’Everest la pressione dell’ossigeno inspirato nei polmoni si riduce fino al 30 % rispetto al valore presente sul livello del mare.
 
L’ organismo umano senza ossigeno presenta meno resistenza al freddo, alla fatica ed alla quota e ad altri fattori ambientali. Con l’ utilizzo supplementare dell’ ossigeno è come se lo scalatore vivesse a quote più basse, con tutti i benefici del caso.
 
Nel mondo dell’ alpinismo l’utilizzo dell’ossigeno sicuramente ha creato una netta distinzione tra salite effettuate senza ossigeno e salite effettuate con 1’utilizzo supplementare dell’ossigeno, creando due realtà ben distinte anche dal punto di vista atletico.
 
Qualcuno parla di doping e di questione etica. Ma l’alpinismo non è uno sport olimpico, e,
pertanto, non è soggetto a regole. Io ritengo che sia una scelta personale 1’utilizzo dell’ossigeno, che deve essere bene ponderata e consapevole, con la giusta valutazione di alcuni rischi. Non va dimenticato che per taluni soggetti 1’ossigeno è necessario per salire in alta quota.
 
L’ossigeno può servire, inoltre, per meglio dormire in alta quota, permettendo un migliore recupero fisico. Molte spedizioni commerciali utilizzano di routine l’ossigeno. Guai pensare che chiunque con l’utilizzo dell’ossigeno può salire sulla vetta dell’ Everest senza problemi: e se l’ossigeno finisce, o se l’allenamento o l’acclimatazione non sono idonei?
 
Più che regolamentare l’utilizzo dell’ossigeno penserei a fare prevenzione, pensando ad un discorso di sicurezza (dosaggio corretto, acclimatazione, nozioni di fisiologia dell’ alta quota, allenamento). Quante tragedie sulle alte montagne della terra a causa di cattiva conoscenza o di impreparazione".
 
L’ossigeno è un farmaco salva-vita da utilizzare qualora sia necessario. Poi, quale può essere il danno prodotto alle cellule del sistema nervoso dovuto al non uso dell’ossigeno?
 
Chi sale senza l’ausilio dell’ossigeno certamente ha più coraggio ed affronta un’ avventura maggiore. E sicuramente sarei più favorevole alla scalata dell’ Everest nel 2008 per portare la fiamma olimpica senza l’uso di ossigeno, in quanto impresa alpinistica atleticamente più pregevole.
 
Non dimentichiamo, inoltre, l’impatto ambientale delle bombole di ossigeno vuote che cospargono il colle Sud dell’ Everest!
 
In conclusione vorrei dire che si tratta di considerazioni molto personali. La comunità scientifica che lavora sulle problematiche dell’ alta quota ci potrà aiutare in futuro.
 
Giancelso Agazzi
 
Giancelso Agazzi ha partecipato nel 1983 ad una spedizione in Pakistan (Lupgar Sar Peak, 7000 metri) ed una al monte Ararat in Turchia nel 1984. Da circa venti anni si occupa di medicina di montagna come passione personale, frequentando alcuni corsi specialistici in Italia ed all’estero.

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