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Sulla vetta del Montorfano, tra il Lago di Mergozzo e il Lago Maggiore

Una cima di roccia a soli 794 metri segna l'accesso alla Val d'Ossola, tra grandi panorami e i resti delle fortificazioni della linea Cadorna

Il Montorfano (794 m) è una modesta cima boscosa, con qualche lieve affioramento roccioso; sorge isolato, tra il corso del fiume Toce e l’adiacente Lago di Mergozzo, consentendo buona visuale anche sul Lago Maggiore e sulla vicina e turrita catena rocciosa che delimita la Val Grande, con il Parco Nazionale. Poco oltre si nota il Monte Massone e, più lontano, svettano anche la Weissmies e il Pizzo Andolla, visibili a tratti oltre la fitta vegetazione. Il versante che sovrasta il Lago di Mergozzo è ammantato da una vegetazione folta e rigogliosa, con boschi di robinia, rovere e betulle, mentre il lato opposto è glabro, brullo e più scosceso. Lungo i sentieri del Montorfano si notano ancora i resti e le testimonianze delle attività minerarie ed estrattive, un racconto della vita faticosa degli abitanti di Mergozzo che lavoravano per estrarre quarzo, nichel e marmo bianco. La salita alla vetta è anche un percorso di storia militare che consente di vedere i resti di casermette, trincee, guardiole, depositi di munizioni e trincee e piccoli poligoni, voluti dal generale Cadorna durante la Prima guerra mondiale, vista la posizione strategica del Montorfano, una sorta di gendarme che sorveglia l’accesso verso la pianura lombarda e piemontese. La salita da Prà Michelaccio è semplice e praticabile tutto l’anno, visto la quota modesta.

L’itinerario

Punto di partenza: Mergozzo, località Prà Michelaccio, Mergozzo (VB)
Dislivello: + 595 m
Tempo di percorrenza: 3.30 ore (a/r)
Difficoltà: E

Dal parcheggio di Prà Michelaccio, si cammina su asfalto, verso Gravellona Toce, per un centinaio di metri. Si devia poi a sinistra (cartello “fortificazioni militari”) su stretta stradina, per circa 200 m, finché il fondo diventa sterrato, ma comunque sempre agevole. Si cammina sulla mulattiera militare della Prima guerra mondiale, ben curata e recentemente risistemata. Si sale per alcuni semplici tornanti. Una prima brevissima digressione dalla principale conduce ad una postazione militare, edificata in pietra, sicuramente uno dei punti di interesse di questa gita. Tornati sui propri passi, si cammina ancora in salita, sulla mulattiera, e si prosegue osservando alcune postazioni belliche più piccole, sempre costruite sfruttando la pietra locale e le vicine cave e miniere. Si raggiunge ora la casermetta che era adibita a polveriera, anche chiamata Lagonello (610 m; 1.45 ore; 407 m di dislivello). Si sale ancora sempre nel fitto bosco e, dopo alcuni tornanti, si giunge alla base dell’ultima salita. Ancora alcuni tratti, talvolta ripidi, e si raggiunge l’ampia cima, che non è identificata con riferimenti particolari (794 m; circa 30 minuti dalla polveriera). Anche in vetta si notano vari resti di postazioni militari e piccole trincee, scavate nel terreno e delimitate con la pietra. Tra la vegetazione si scorgono parti del notevole panorama che spazia sul sottostante Lago di Mergozzo e sulla bassa Valle del Toce che offre una visuale con un netto contrasto tra il fondovalle, fortemente antropizzato ed edificato e le cime selvagge del Monte Massone, del Parco Nazionale della Val Grande, tra le quali spiccano i ravvicinati e caratteristici Corni di Nibbio.

Da vedere: la linea Cadorna

La Linea Cadorna, si sviluppa dalla Val d’Ossola sino alla Valtellina. E’ un complesso di fortificazioni e trincee militari, risalente alla Prima Guerra Mondiale, realizzato per proteggere il confine con la Svizzera, per volere del generale Luigi Cadorna. Oggi rappresenta un rilevante percorso storico e ambientale, esplorabile tramite sentieri per il trekking e l’escursionismo che attraversano trincee, gallerie, postazioni d’artiglieria e vie militari. Le parti più importanti, in Ossola, si trovano nei pressi di Ornavasso e del Montorfano, dove si svolge l’itinerario descritto. Oltre alle opere prettamente militari, la linea Cadorna consta di moltissime mulattiere e carrozzabili di collegamento. A volte si cammina distrattamente, senza rendersi conto che i tracciati che oggi sono solo sentieri escursionistici, un tempo, avevano ben altra finalità. La stesse fortificazioni della Grande Guerra furono anche utilizzate dai partigiani, durante la Seconda Guerra Mondiale, come raccontato da alcuni cartelli e bacheche. 

Come arrivare

A 26 Alessandria- Gravellona Toce, in direzione Gravellona Toce, sino alla fine dell’autostrada. Si continua sulla statale del Sempione, uscendo a Verbania. Appena dopo il ponte sul Toce si devia a sinistra, costeggiando il Montorfano, sino alla località Prà Michelaccio, dove si sale su strada asfaltata, sulla destra, appena prima delle case (cartelli). Si prosegue sino al termine dell’asfalto.

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