Medicina e benessere

Mal di montagna, questo sconosciuto

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Una delle credenze più diffuse è che il mal di montagna sia una cosa ereditaria ed irreversibile. Non è così. Si tratta solo di un cattivo acclimatamento all’altitudine che può essere, in parte, controllato.

Insonnia, mal di testa, nausea. Quando siamo sopra i 3.500 metri, c’è da fare attenzione: potrebbero essere segnale di mal di montagna acuto. E non una semplice conseguenza dello sforzo compiuto in salita o della cuccetta scomoda nel rifugio.
 
Si può dire, a grandi linee, che il mal di montagna è provocato da una diminuzione dell’ossigeno nell’organismo, collegata all’innalzamento della quota alla quale ci si trova.
 
I sintomi, di solito, si manifestano circa 4-8 ore dopo l’arrivo in quota. Sottoforma di mal di testa nel 96 per cento dei casi, di insonnia nel 70 per cento e di inappetenza o nausea/vertigini nel 30 per cento circa.
 
In presenza di sintomi lievi e isolati, per risolvere il problema potrebbero bastare anche l’assunzione di un’aspirina e un po’ di riposo. Se però queste precauzioni non hanno effetto, bisognerebbe interrompere immediatamente la salita e ridiscendere fino al punto in cui i sintomi scompaiono.
 
Se invece mal di testa, insonnia e nausea si presentano in forma grave, e si aggiungono affaticamento eccessivo, diminuzione delle urine o difficoltà a respirare anche mentre si riposa, siamo di fronte ad una forma grave di mal di montagna. Che potrebbe anche degenerare in edema polmonare o edema cerebrale.
 
In questi casi, diventa obbligatoria la discesa se non addirittura la camera iperbarica. Un intervento medico è assolutamente indispensabile per la diagnosi e la definizione dei farmaci da assumere.

Nelle prossime puntate vi daremo qualche informazione in più su cos’è l’edema e, soprattutto, qualche consiglio su come prevenire il mal di montagna.
 
 
 
 
Fonte delle informazioni: "Salute in alta quota" di Jean-Paul Richalet, ZetaBeta editrice, 2004.

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