Sport

Il Dinamo Running Team chiude tra le polemiche. Parla Luca Spada

Il tentativo di creare il primo team professionistico di trail running è durato pochi mesi. Ne abbiamo discusso, in esclusiva, con l’ideatore

In pochi mesi ha assestato due ceffoni al mondo della corsa in montagna. In febbraio ha presentato il Dinamo Running Team, la prima squadra professionistica di trail running, nei  giorni scorsi ne ha annunciato la chiusura. In entrambi i casi le reazioni non si sono fatte attendere, i social sono impazziti, i commenti ben poco generosi non sono mancati. Prima l’accusa di aver  sfilato atleti ad altri brand facendo leva solo sui soldi, oggi gli si rinfaccia di avere lasciato a casa 9 atleti.

Luca Spada, fondatore e presidente del team oltre che fondatore di Eolo di cui oggi è ancora azionista, non si nasconde. Lo abbiamo incontrato alla partenza del Tor des Géants e subito dopo il via della gara, seduti a un tavolino lungo la via centrale di Courmayeur,  ci ha rilasciato in esclusiva una lunga intervista.

Cosa non ha funzionato?
Diciamolo subito, il primo a sbagliare probabilmente sono stato io. Ho pensato che fosse possibile portare in questo mondo che amo (Spada è stato due volte finisher del Tor, e sponsor di decine di gare ndr), il modello dei team del ciclismo che ho conosciuto e apprezzato sponsorizzando una squadra di corridori professionisti. Pensavo a una vera e propria squadra, con quel modello organizzativo e con quel tipo di dinamiche, che creasse anche un percorso di carriera per i giovani appassionati di questo sport per farlo diventare il loro lavoro principale. Era qualcosa di assolutamente innovativo, senza esempi di questo genere al mondo. In giro ci sono tantissimi atleti che corrono con i colori di questo o quel brand. Ma lo fanno, di fatto, in modo slegato. Sono ambassador, non componenti di un team professionistico. E quando ti addentri in territori inesplorati è possibile sbagliare.

Ci sono però ragioni specifiche che hanno portato a una decisione tanto repentina?  
Sì, ma riguardano tutti, proprio tutti, gli aspetti strutturali e organizzativi. E’ inutile ora che io me la prenda con un settore piuttosto che l’altro. Sarebbe limitativo e fuorviante puntare il dito contro una singola persona o un determinato settore. Ripeto, ho creduto in un progetto che si è rivelato al momento irrealizzabile. Forse ho sbagliato a scegliere alcune persone, di sicuro ci ho rimesso parecchi soldi (Spada in sede di intervista non fa cifre, ma si parla di circa 3/400 mila euro di perdita secca ndr). No, continuare non sarebbe servito.

Qualcun altro potrà provare a percorrere la stessa strada?
No, non credo almeno. In Italia, per quanto riguarda il trail running, manca completamente il tipo di cultura che servirebbe. C’è una mancanza di professionalità, o di approccio davvero professionistico, a tuti i livelli, dai manager agli atleti. Nel ciclismo le squadre juniores già sono organizzate in maniera professionale, i ragazzini iniziano presto a respirare quell’aria e una volta cresciuti viene loro naturale comportarsi secondo gli schemi richiesti da una squadra professionistica. Bisogna creare una sorta di ecosistema che spinga verso il professionismo a tutti i livelli. Teniamo presente, inoltre, che in questo sport di soldi ne girano ancora pochissimi. Nel Dinamo Running Team c’erano atleti fortissimi, molti dei quali in quei pochi mesi hanno ottenuto risultati importanti anche a livello internazionale. Eppure non sono arrivati sponsor che potessero aiutarci a sostenere il progetto. Impossibile così acquisire da altri sport figure professionali di primo piano. Ma forse non sarebbe servito.

Che cosa le rimane dopo questi mesi?
Una grande delusione personale, rapporti di lunga data deteriorati. Ma anche la consapevolezza di avere cercato di dare un apporto innovativo a uno sport che amo particolarmente.

Tags

Articoli correlati

Un commento

  1. Gli faccio i miei più grandi e sinceri complimenti.
    L’idea mi è sembrata non solo ottima, ma in anticipo e perfino necessaria. Forse tra 10 anni avere un cteam trail tipo ciclismo sarà la regola inderogabile.
    Mi spiace molto per le amicizie o conoscenze deteriorate e i soldi persi.
    Io se può consolare, anche se da assoluto ignorante, ci avrei scommesso la casa.
    Bravo e davvero complimenti per averci provato. Altri copieranno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close