Meridiani Montagne

Meridiani Montagne rende omaggio alla bellezza delle “Pale di San Martino e Primiero”

È uscita in edicola la nuova monografia di Meridiani Montagne dedicata alle Pale di San Martino e Primiero.

Un’ispirazione storica e culturale proveniente da tre scrittori di epoche e stili diversi che rende il numero un racconto di viaggio corale dalla prospettiva inedita tramite cui conoscere e approfondire uno dei territori dolomitici più ampi e interessanti del territorio italiano. La chiave di lettura proposta dalla narrazione è molto ampia: non manca l’orizzonte della ferrata, come quella del trek del Palaronda tanto amato dagli escursionisti più esigenti, a cui si affiancano i meravigliosi e lunghi sentieri, più convenzionali e inclusivi al tempo stesso in quanto perfetti anche per un turismo famigliare. C’è poi una full-immersion, a cui è dedicato il reportage fotografico, nel mondo minerale di cui il territorio è espressione, e il racconto della grande impronta agricola e pastorale che la valle continua a lasciare. A tale proposito Meridiani Montagne rende omaggio al Presidio Slow Food del burro di malga, prodotto con panna cruda solo negli alpeggi estivi.

Nel numero c’è la pietra e la roccia che hanno portato Buzzati a immaginare un vero e proprio deserto (“Il deserto dei Tartari”) ma c’è anche il tantissimo verde delle foreste che magistralmente continua a essere curato e salvaguardato. Non a caso, Meridiani Montagne racconta la Val Venegia come “scrigno di natura e bellezza” elogiandone la flora e la fauna e in primis la ricchezza botanica (straordinarie le tantissime specie di primule che ogni primavera fioriscono).

Un incontro a San Martino di Castrozza

Il numero “Pale di San Martino e Primiero” sarà presentato lunedì 18 luglio ore 18.00 presso la Sala Congressi di San Martino di Castrozza. A moderare la serata il Direttore scientifico di Meridiani Montagne Paolo Paci. Presenti sul palco come relatori: Mariano Lott, Presidente Guide Alpine Aquile di San Martino di Castrozza e Primiero; Giacomo Broch, Presidente Allevatori di Primiero; Alberto Bettega, Direttore Caseificio di Primiero oppure Cesare Scalet (Presidente); Silvano Doff Sotta, Presidente SAT Primiero.

Parola al direttore

A presentarci il numero 117 di Meridiani Montagne “Pale di San Martino e Primiero” il direttore Paolo Paci:

Amelia B. Edwards, nel 1872, era già una scrittrice di successo, con un innato talento per la musica e la pittura, brava in matematica e nel tiro con la pistola. Era ricca, insofferente alla morale vittoriana, tanto da vivere e viaggiare pubblicamente con le sue (numerose) amanti. Il successo più grande le sarebbe venuto dai libri di viaggio, soprattutto quelle “mille miglia lungo il Nilo” che contribuirono alla popolarità dell’egittologia in Europa, e ispirarono in seguito anche Agatha Christie.

Ma in quell’estate del 1872 i suoi sensi erano pieni di Dolomiti: il viaggio da Cortina d’Ampezzo a Bolzano, passando per il Primiero a dorso di mulo accanto alla compagna Lucy Renshaw, ci ha consegnato un libro di memorie preziose A Midsummer Ramble in the Dolomites (più tardi Untrodden Peaks and Unfrequented Valleys), che fece scoprire al mondo il regno dei Monti Pallidi. Quasi 70 anni più tardi, le Dolomiti erano già un luogo turistico. Ogni cima, anche nelle Pale di San Martino, salita, ogni parete violata. Ma un altro artista del calibro di Dino Buzzati fu capace di resuscitarne la meraviglia: l’ambiente de Il deserto dei Tartari, pubblicato nel 1940, è ispirato all’altopiano lunare che si estende tra il Passo della Rosetta e il Passo Pradidali. Altri quasi 80 anni, ed è il momento di Maurizio Zanolla, detto Manolo e “il Mago”, a farci rivivere l’avventura, con il suo libro Eravamo immortali (2018).Anche le sue falesie senza vetta sono ricche di mistero, come lo erano un secolo e mezzo prima le Dolomiti terra incognita della Edwards. Abbiamo scelto questi tre testimoni, artisti della penna e della roccia, esploratori della natura e dell’animo umano, per tracciare un nostro itinerario nel Primiero. Valli, cime, falesie, le abbiamo trovate tutte mappate, certo. Nessuna vera scoperta più da compiere. Ma la ricchezza di storie, natura, economie, rimane integra, come solo in montagna può essere.

A confronto, la “cosiddetta civilizzazione”, disse la Edwards al suo ritorno in valle, appare come “il mondo piatto dei luoghi comuni”.

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