Rifugi

Abruzzo, apre il nuovo rifugio Sebastiani

Ogni lato offre una prospettiva diversa. Chi scopre il Sebastiani da nord, alla fine della salita da Campo Felice, si trova davanti a un elegante rifugio tutto nuovo, dal colore del legno. Chi lo vede da sud, dal sentiero per il Colle dell’Orso e il Velino, si trova davanti quasi al vecchio rifugio. A sinistra del muro di pietra, però, spicca l’avancorpo del nuovo locale invernale. Chi arriva da est, cioè dal Piano di Pezza, vede due costruzioni in una. A destra c’è la nuova struttura in legno, a sinistra la vecchia di pietra. Si vedono bene, da qui, i dettagli ancora da finire, a iniziare dalla nuova sala con la sua grande finestra. 

Lo so, ci sono ancora molte cose da finire, a iniziare dalla pavimentazione in pietra dell’esterno” sorride Eleonora Saggioro, che gestisce da anni il Sebastiani e ha spinto per il suo rinnovamento. “A settembre dobbiamo lavorare, mancano anche le due grandi stufe a pellet che ci consentiranno di aprire lungo d’inverno. Ora però dovevamo lanciare un segnale, e iniziare”.

Detto e fatto. Da due settimane Eleonora e i suoi colleghi hanno iniziato a rifocillare con cibo e bevande i visitatori. Da domenica 1° agosto, dopo un anno di chiusura per lavori, e dopo le vicissitudini causate dal Covid-19 e dai cinque o sei metri di neve dell’inverno, il rifugio permetterà ai visitatori di dormire, rispettando le regole imposte dalla pandemia, che impongono di prenotare e di avere il proprio sacco a pelo. Nelle settimane successive, quasi certamente, diventerà obbligatorio il Green Pass.

La riapertura del rifugio è una notizia importante per il CAI di Roma, per il CAI nazionale che ha contribuito ai lavori, per gli escursionisti che amano e frequentano regolarmente il rifugio che sorge sui 2102 metri del Colletto di Pezza, ai piedi delle cime gemelle del Costone e di fronte a un panorama che include il Gran Sasso e il Sirente. La riapertura del rifugio è una notizia importante per il Parco Sirente-Velino, che ha perso parte del suo territorio ma continua a esistere e a operare. E’ importante per Rocca di Mezzo, Ovindoli, Lucoli e Campo Felice. Tutte località frequentate in questi giorni da migliaia di persone, per le quali il Sebastiani è la meta di escursioni più amata. 

Il vecchio rifugio Sebastiani

La nascita del nuovo rifugio è l’occasione per ricordare il vecchio, e l’uomo a cui entrambi sono dedicati. Vincenzo Sebastiani, classe 1885, era un ingegnere, uno sciatore e un alpinista appassionato. Nel 1913 contribuì a fondare il Gruppo Romano Skiatori, e propose alla Sezione di Roma del CAI di costruire un rifugio sul Velino. Poi arrivò la Grande Guerra e Sebastiani, che era il vicecomandante dei Vigili del Fuoco di Roma, continuò a fare il suo mestiere in divisa. Il 19 agosto del 1917, mentre era intento a spegnere un incendio a Gorizia, fu ucciso da una cannonata austro-ungarica. Al ritorno della pace, per ricordare i caduti, due cime del Velino diventarono le punte Trento e Trieste. Poi arrivò il rifugio, dedicato all’amico caduto. 

Il giorno dell’inaugurazione, centinaia di soci del CAI arrivarono in treno a Celano (cinque ore e mezza dalla stazione Termini), e proseguirono a piedi fino al rifugio. Ma quel giorno, il 28 ottobre 1922, doveva passare alla storia per un altro viaggio in treno, la Marcia su Roma di Benito Mussolini e dei suoi fascisti verso la Capitale e il potere.

Grazie al rifugio, tra il 1929 e il 1934, un gruppo di giovani alpinisti romani ha esplorato la friabile parete della Vetta occidentale del Costone. Poi il Sebastiani è diventato una meta amatissima per escursionisti e scialpinisti, è stato distrutto nel 1975 da un incendio, infine è stato preso in gestione da Eleonora Saggioro e dalla cooperativa Equorifugio. 

Il nuovo Sebastiani

I lavori per il nuovo rifugio, iniziati nel 2020, sono stati diretti dall’architetto Daniele Costanzo, socio del CAI, e seguiti dall’ingegner Massimo Caratelli, presidente della Commissione rifugi sezionale. Tutte le imprese coinvolte vengono dall’Abruzzo. I progettisti hanno scelto di non eliminare il vecchio rifugio, che è stato affiancato da una struttura più moderna.  Sono aumentati i posti-letto (alla fine dell’emergenza saranno 22 invece di 13) e i posti a tavola per il pranzo, è stata aumentata la capienza dei serbatoi per l’acqua, fondamentale in un arido massiccio calcareo. Nuove camere e nuovi bagni consentono già adesso ai gestori di lavorare in maniera più sana e più umana di prima.

La spesa, di circa 300.000 euro, è stata sostenuta per circa metà dalla Sezione di Roma del CAI, e per il resto dal CAI Nazionale e da due crowdfunding realizzati con il contributo di Legambiente, di Federtrek e dell’ENEL. 

Sull’Appennino i veri rifugi sono rari, e questo spiega l’affetto degli escursionisti per il Sebastiani. “Questo non è un punto di passaggio obbligato, chi sale fin qui lo fa perché sa di trovare il rifugio, e lo apprezza. Spero che il nuovo Sebastiani, che è costato molti sacrifici, venga apprezzato e amato come il vecchio” spiega Eleonora Saggioro.

Domenica 1° agosto, per celebrare l’inaugurazione, arriveranno centinaia di persone. Ci saranno gite sociali di varie sezioni del CAI, parleranno il governatore dell’Abruzzo Marco Marsilio, i sindaci di Rocca di Mezzo e Lucoli (il rifugio è a cavallo tra i loro territori), i rappresentanti del CAI e del Parco Sirente-Velino. A fine settembre, dopo il grande afflusso dell’estate, il cantiere del rifugio riaprirà per installare la pavimentazione all’esterno e le nuove stufe a pellet e per completare la nuova sala da pranzo, con la sua grande finestra affacciata sul Gran Sasso e il Sirente.

C’è un altro intervento da fare, che però non spetta né al CAI né al gestore. Da anni le strade sterrate che conducono da Rocca di Mezzo al posteggio di Capo di Pezza, e da Campo Felice a quello della Valle Leona, da cui iniziano i due sentieri per il rifugio, sono in pessime condizioni. Per i valligiani che dispongono di un fuoristrada non è un problema, per gli escursionisti con un’auto normale è un pericolo. Partire a piedi dal Vado di Pezza o dall’Hotel Alantino aggiunge rispettivamente 10 e 7 chilometri tra andata e ritorno alla salita al rifugio. Troppi per la maggioranza dei sentieri, soprattutto con il caldo dell’estate, considerando la lunghezza dei sentieri che, dal Sebastiani, proseguono verso le vette. La proposta di una sistemazione minimale delle due strade, nei giorni scorsi, è stata approvata da molti, ma è stata accolta anche da proteste. Senza sistemare degli accessi, però, il rifugio lavorerà molto meno, e l’interesse turistico di Rocca di Mezzo e dei centri vicini diminuirà in proporzione. E’ possibile intervenire sulle strade senza asfaltarle né ampliarle? Può il Parco Sirente-Velino promuovere e controllare questi interventi? Il futuro del rifugio dipende anche da questo. Intanto auguri di buone camminate per tutti, e di buon lavoro ai gestori. 

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