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Dal Tirolo al Parco della Majella per imparare a convivere con il lupo

L'Appennino fa scuola agli allevatori delle montagne austriache

Una delegazione di allevatori e operatori economici del Tirolo ha fatto visita al Parco Nazionale della Majella, in Abruzzo, per imparare i segreti della convivenza con il lupo. Una condizione complessa, delicata, ma non impossibile.

Insieme ad esperti della European Wilderness Society, a una ricercatrice dell’Eurac Research Institute di Bolzano e all’Ufficio Veterinario del Parco, il gruppo tirolese ha attraversato pascoli e allevamenti monticanti nel territorio del Parco, per comprendere in che modo gli allevatori della Montagna Madre abbiano saputo rielaborare e consolidare il loro rapporto di convivenza con i grandi predatori.

Il ritorno dei lupi sulle montagne austriache

Sulle montagne austriache i lupi sono infatti tornati di recente. Arrivando dagli Appennini, dalla Slovenia e dalla Germania. I primi problemi fisiologici di tale ritorno si sono manifestati nei pascoli tirolesi, dove le greggi, in assenza del temuto predatore, sono state finora scarsamente protette.

In un certo senso la lunga assenza del lupo in Austria ha fatto dimenticare, per generazioni, l’abitudine di condurre gli animali al pascolo sotto la custodia continua del pastore, supportato dai cani, Così come l’ausilio di stazzi protetti per la notte. Usi e tradizioni invece da sempre in voga in Abruzzo.

In questo contesto, gli studi multidisciplinari, effettuati dai tecnici dell’Ente (Uffici Veterinario, Monitoraggio e Conservazione fauna selvatica e Monitoraggio e Conservazione della biodiversità vegetale) sugli habitat di pascolo della direttiva 43/92/CEE presenti nel territorio del Parco, hanno fornito una base di informazioni unica a livello nazionale.

I segreti degli allevatori abruzzesi

Agli allevatori va riconosciuto il merito di aver non solo ripreso la tradizione antica della buona gestione delle pecore al pascolo, ma anche di aver collaborato con il Parco perché la tradizione venisse rinforzata nelle nuove aziende e presso i giovani allevatori. Grazie a loro, gli oltre 100 lupi della Majella “si servono” degli animali domestici solo per il 5% della loro dieta. Questo in virtù dell’ampia disponibilità di prede selvatiche, quali cinghiali, cervi e caprioli. Merito va soprattutto agli allevamenti ben custoditi: il lupo infatti teme l’uomo e preferisce starne lontano.

La delegazione austriaca è rimasta colpita nell’ascoltare i racconti degli allevatori e dei pastori della Majella, che hanno garantito di non avere nessun problema con il lupo. O perlomeno che le rare predazioni non costituiscano il problema principale per l’economia dell’azienda. I visitatori hanno potuto osservare come i pastori conducano le greggi al pascolo, insieme ai cani da pastore abruzzesi e ai sistemi di protezione, tra i quali recinzioni elettrificate o metalliche, consegnate dal Parco proprio per consolidare queste strategie di prevenzione.

La visita è stata anche una buona occasione di discussione su temi come l’importanza ecologica del mantenimento di attività di pascolo sostenibili, la qualità dei prodotti, la biodiversità agroalimentare e la necessità di più attenzione istituzionale ai piccoli allevamenti che deve venire dalla prossima programmazione, con la PAC 2021, spesso troppo orientata sui modelli di allevamento intensivo.

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