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Fondi per le sezioni, tende intorno ai rifugi. Le idee di Vincenzo Torti per la montagna e il CAI nell’estate 2020

A volte i titoli possono trasformarsi in profezie. “Per l’autunno avevamo in programma un convegno dal titolo ‘Dalla montagna ideale alla montagna reale’. Pensavamo di fare cultura, invece oggi siamo alle prese con una realtà che non avremmo mai immaginato”. 

Vincenzo Torti, presidente generale del Club Alpino da poco rieletto per un secondo mandato, vive nel cuore della Lombardia straziata dal COVID-19. “Sono avvocato, in questi giorni potrei lavorare ma non ne ho voglia” racconta. “Dalla fine di febbraio, il mio lavoro per il CAI, tutto in videoconferenza o per telefono, mi occupa per 10-12 ore al giorno”. 

Lo avevamo incontrato per l’ultima volta ad Amatrice, nello scorso autunno, all’inaugurazione della Casa della Montagna, realizzata dal CAI insieme all’ANPAS, l’Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze, presieduta dal virologo Fabrizio Pregliasco. 

Oggi Pregliasco, come molti suoi colleghi, appare tutti i giorni sui giornali o in televisione. E il CAI, pochi giorni fa, ha deciso di dare una grande mano all’ANPAS. “Abbiamo trovato nel nostro bilancio 500.000 euro, e abbiamo donato loro 51 Panda. Pregliasco si è commosso” racconta Vincenzo Torti. Il contributo del Club Alpino al lavoro dei volontari dell’ANPAS è un aiuto per la montagna italiana. “Finora, in gran parte della Penisola, l’assistenza sanitaria a domicilio per anziani e disabili era un diritto solo per chi vive in città. Questi soldi donati dal CAI servono a far sì che la montagna non sia più una Cenerentola”. 

Uno sguardo al futuro

Viviamo ancora in quarantena, ma da giorni si è finalmente iniziato a parlare della progressiva riapertura del Paese. Non sappiamo quando sarà possibile tornare in montagna, ma siamo certi che nei prossimi mesi e anni sarà più difficile andare all’estero. 

Il timore dei luoghi affollati potrebbe spingere migliaia di italiani verso le valli delle Alpi e dell’Appennino, aiutandole a non spopolarsi. Per far questo, però, c’è bisogno di progetti concreti, di fondi, di attenzione da parte delle Regioni e dello Stato. Invece, fino a oggi, tutto ciò non si è visto. Mentre le associazioni degli imprenditori balneari portano avanti progetti a base di spiagge a numero chiuso e ombrelloni protetti, il mondo della montagna e il CAI non hanno ancora iniziato seriamente a parlare di come riaprire la montagna.

Abbiamo iniziato a pensarci, possiamo fare di più” risponde Vincenzo Torti. “Siamo gente concreta, il CAI è fatto da 498 sezioni, e queste posseggono 794 rifugi e bivacchi. Non c’è ancora nulla di certo, ma è chiaro che nell’estate del 2020 molti rifugi resteranno chiusi, e tutti gli altri avranno degli incassi ridotti”.

I rifugi

I gestori, giustamente, chiederanno di non pagare l’affitto, o di pagarne solo una parte, e questo rischia di mandare all’aria le sezioni. Il 10 aprile abbiamo creato un fondo di un milione di euro, con cui le sezioni potranno pagare mutui e affitti. Per poterlo fare sono stati fondamentali gli interventi degli ultimi anni per eliminare dal nostro bilancio alcune voci di spesa inutili”.

Nella prossima estate è probabile che i rifugi del CAI potranno dare da mangiare agli escursionisti e agli alpinisti. Il punto più critico saranno invece i cameroni, dove sarà molto difficile, se non impossibile, distanziare correttamente le persone. 

La soluzione potrebbero essere le tende, come in un trekking su montagne lontane o come facevamo quando eravamo giovani” sorride Vincenzo Torti. Si porta la tenda nello zaino, o la si manda in quota con la teleferica di servizio, ci si accampa intorno al rifugio e questo fornisce i servizi igienici e il vitto. Bisogna darsi da fare per avere i permessi dei Comuni e dei Parchi, ma può essere una soluzione importante”.  

Il ruolo del Cai

Il CAI, oltre che per i rifugi, può avere un ruolo in altri campi. “Il fondo per le sezioni è stato varato, l’idea delle tende accanto ai rifugi è concreta. Nei prossimi giorni incontreremo le guide alpine, per avere altre idee. In questa fase abbiamo bisogno dei suggerimenti di tutti, e invitiamo soci e non soci a farcele avere” prosegue il presidente del CAI.

Accanto all’impegno concreto, ci sono dei rimpianti in questi giorni? “Uno, banale, riguarda il numero dei soci. Alla fine di febbraio erano già 5.500 più che nel 2019. Speravo di far segnare un nuovo record, invece no, vuol dire ci rifaremo l’anno prossimo” risponde Torti. 

L’altro cruccio è di non poter completare e rendere operativo il Sentiero Italia CAI, un progetto fondamentale per unire e rilanciare le montagne italiane. Lo finiremo nel 2021. Quest’anno uniamo l’Italia e i suoi monti con la solidarietà”. 

 

SLOWMOUNTAIN è l’essenzialità delle azioni, delle cose, del tempo che non è mai troppo o poco, ma giusto.
Si può arrampicare, salire un 8000, percorrere un sentiero, visitare un rifugio o una malga, salire una ferrata e guardare un panorama in modo lento.
SLOWMOUNTAIN è il modo di ritrovare la libertà, la natura e per vivere di nuovo.

Agostino Da Polenza

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17 Commenti

  1. Escurursioni da iniziare e terminare in 1 giorno e rientro in casa…affittata o albergo o pensione..sanificate,
    disinfettate ecc , dove le distanze non sono enormi.Cabine di impianti idem..a cura del gestore..
    Alcuni Rifugi ( bivacchi.a libero accesso ancor di più..)hanno le difficolta igieniche amplificate…devono puntare al servizio ristoro e ricovero in caso di brutto tempo.Il resto dipende da possibilita’ di :rifornimento idrico, energia elettrica, teleferica o strada riservata.
    Come gestore mi doterei di thermometro ad infrarossi e ozonizzatore.. e di scorta disinfettanti per cucina e wc…cibi precotti , formaggi eccin sottovuoto o vasi ermetici..niente pretese ristoranti 5 stelle in alta quota.

    1. ..e se fosse necessario entrare per il brutto tempo e con il thermometro a infrarossi la persona risultasse avere la febbre? Se fossi un gestore come ti comporteresti? Lo lasci fuori sotto il temporale con i relativi rischi oggettivi, o lo lasceresti entrare mettendo a rischio la salute degli altri eventuali ospiti, dei collaboratori e tua personale? Non sei mica in un bar in cittá dove se il tuo é pieno ne trova un altro 100 ma dopo!! Credimi, i problemi degli alimenti sono gli ultimi!

  2. Riguardo i rifugi, purtroppo il problema non sono solo i cameroni, ma anche tutti gli assembramenti che si possono formare per i bagni, nella sala in caso di temporale quando tutti inevitabilmente entrano a ripararsi, le dimensioni dei locali spesso piccoli e angusti ecc..Tutte situazioni in cui é praticamente impossibile l’uso della mascherina, e impossibili da controllare da parte del gestore, come si fa a tenere fuori le persone in caso di maltempo? Sarebbe la negazione della stessa mission del rifugio. E come fare per la sanificazione dei locali che sicuramente sará richiesta? Quali altre limitazioni? Quali saranno le responsabilità nei confronti dei collaboratori e degli ospiti da parte dei gestori e delle sezioni proprietarie? Non dimentichiamo il caso Ischgl, la nota località sciistica, dove un solo pub é stato accusato di aver diffuso il contagio in mezza Europa.
    Sono molti i dubbi, ed é anche vero che ogni rifugio é diverso per struttura e per ambiente in cui sorge, ci saranno rifugi che potranno adottare con piú facilità certe misure di sicurezza per la tranquillità degli alpinisti e altri in cui sarà piú difficile se non impossibile.

  3. Vista ľattuale situazione é già una cosa positiva il poter pensare di uscire di casa per poter fare una semplice escursione in montagna in giornata. Comunque positivo il pianificare una ripresa delle attività dei rifugi in quanto tali attività hanno risvolti positivi in termini occupazionali e di presidio del territorio. Forza e coraggio pensiamo a #iovadoinmontagnarispettandoledistanze.

  4. Sarebbe anche ora di usare il buon senso in quanto, e lo dico da medico, il rischio contagio in un escursione in solitaria o con le distanze prescritte è pari a zero. Per quanto riguarda gli incidenti in montagna se dobbiamo aspettare che i soccorritori siano sicuri al 100% di non soccorrere un escursionista covid19 positivo allora possiamo dire stop per almeno 1 anno a tutte le attività sportive, ma per questo oltre al coronavirus ci sono tutta una serie di malattie infettive che già circolano e le precauzioni si sarebbero sempre dovuto adottare.

  5. rendere i rifugi “fruibili” con il covid ancora in giro è molto articolato, anche se non si dorme gli assembramenti durante i pasti saranno inevitabili allo stesso tempo se si rispettasse il metro di distanza la capienza sarebbe almeno dimezzata e probabilmente per i rifugi meno frequentati forse il gioco non vale la candela.
    Personalmente credo che nella cosiddetta “fase 2” le uniche soluzioni tecnicamente fattibili sono gite in giornata e per quelle più lunghe tenda e cibo nello zaino.

  6. Premessa: sono una persona che dorme in montagna sotto le stelle, solo con il sacco a pelo, senza problemi, anche a 3000m
    Chi va in rifugio per dormire, spesso che fa un giro lungo con più tappe. dovrà portarsi via tenda e sacco a pelo, necessario per dormire via in montagna, insieme a tante altre cose. Il peso aumenta, e forse eviterà …. di dormire fuori. Già così eliminiamo 50% di persone
    Dormire fuori non è così banale x chi non ci è abituato. Tanti non lo sopportano. E facciamo fuori un altro 20% almeno. resta un 30% ?
    Altra cosa non tutti i rifugi hanno il posto vicino dove si possano piantare 10-20 tende ….. ne conosco uno che non ha lo spazio neanche per una tenda
    A questo punto abbiamo eliminato il 70% delle persone che potrebbero fruire del rifugio perchè non accetterebbero una situazione in tenda.
    Secondo me i rifugi potrebbero ridurre i posti letto disponibili, e dovrebbe essere modificato per questa stagione secondo regolamento il senso del rifugio: non sarà più un posto di rifugio in ogni caso, ma solo su prenotazione, per dormire o pranzare e comunque entrare al bar in modo limitato.
    Le sezioni CAI dovrebbero drasticamente rivedere gli affitti, i rifugi forse ritoccare i costi in aumento
    Brutta cosa ….. i problemi sono veramente tanti ….. sanificazione, distanze, mascherine …..
    La tenda mi sembra il classico “rammendo peggiore del buco” se si vuole tenere una linea rigorosa

  7. Sono da sempre un esaltato della tenda così moglie e figli, mi spiace per le attività ricettive ed in particolare per i rifugi ma rispettare le norme di sicurezza sarà quasi impossibile… anche nei campeggi … andare in bagno diventerà una roulette russa … certo è che non possiamo smettere di vivere, già questo periodo forzato a casa risulta molto pesante da sopportare.
    Un bell’articolo semplice chiaro ed efficace quello del Presidente, che correttamente espone tanti dubbi che sarà difficile risolvere, ottime le iniziative di aiuti e contributi promossa dal CAI.
    Una mia idea in merito: i gestori potrebbero limitarsi a preparare pasti da distribuire a chi si è messo in tenda nei pressi del rifugio, ognuno si porta la propria “gamella” e le posate e in caso di brutto tempo … si rientra nella propria tenda che serve proprio a garantire un riparo … il problema sorgerà per usufruire dei bagni e del WC quelli non possiamo caricarli in spalla … ma la carta si!!
    Bisognerà adattarsi e probabilmente ci sarà meno gente che pernotterà fuori casa, quindi come è già stato scritto, il problema del sovraffollamento, almeno in Italia, si risolverà per selezione naturale …
    Suggerirei ai marchi leader italiani produttori di ottime tende, previo accordi tra le parti interessate, a stampigliare il logo del CAI sul sovratelo delle tendine più leggere da uno/due/tre posti e promuovere la vendita, forse i tempi sono un pò stretti per la realizzazione ma chissà …
    Quest’anno noi staremo in Italia e il trekking, lo faremo sulle montagne di casa sarà ancora più dura per la mancanza di allenamento, (ormai sono ridotto allo stato larvale) ma la passione non ci farà desistere.
    Buona montagna a tutti

  8. Situazione difficile da gestire anche perchè tante strutture lo sappiamo, non sono adeguate a garantire il distanziamento sociale e non solo per via dei dormitori. Non vorrei che la soluzione delle tende creasse situazioni di ancor più difficile gestione del numero di persone che poi hanno bisogno per i servizi o il vitto di servirsi del rifugio, specie con il meteo che magari cambia… Se non ci saranno le condizioni per aprire forse è meglio evitare di far aprire i rifugi del tutto: il CAI potrebbe indennizzare in qualche modo i gestori…credo sarebbe molto peggio e più costoso pensare di aprire con il rischio di trovarsi in piena stagione a chiudere e dover mandare tutti via (ospiti, personale, vettovaglie…).

  9. Portare le tende, via rifugi d alta quota inutili e via le funivie. Dobbiamo capire che rifugi sopra i 3000 metri come Gouter o Torino oltre che distruggere l ambiente alpino non seguono l etica del CAI.

  10. Disavventura di mio fratello ed amici in escursione zona passo Sella…anni 80
    Arrivo in parcheggio poco frequentato , piazzamento tende ore 22.30 alla luce dei fari auto.
    Insaccamento nei sacchi letto.Alle ore 2 un toc toc sulla tenda e luce pila puntata dentro.:vigili della zona che controllano documenti e poi ordinano sgombero e 200 mila lire di multa.Il campeggio libero era vietato con appositi cartelli rari in tutto il territorio comunale anche in alta montagna.Forse lo e’ ancor oggi e piu’severamente
    Accoglienza a persone con temperatura febbrile in caso di temporale? Problema difficile, forse avere dei poncho leggeri isolanti ed insaccarci i sospetti??.In effetti ho esperienza di quanto un rifugio si affolli in queste occasioni..sia nei locali comuni che nelle camerate..e come odorino i gabinetti..un bel inghippo!
    Comunque molti rifugi di un tempo, anni70, ora sono collegati a rete fognaria tramite chilometri di tubature interrate in trincee ricoperte da sassi e ghiaia ed erba, moderni rifugi sono energeticamente autosufficienti ed hanno scarichi depurati .La pensata della escursione ristretta ad un giorno e ritorno alla base in fondovalle e’comune a molti.Commenti di rifugisti …risalenti a scorsi anni, raccontano di una diminuzione dei pernottamenti, specie per rifugi serviti da impianti di risalita.Il problema si concentrava nel periodo attorno a Ferragosto..Pero’ci sono sempre i rifugi super gettonati..con prenotazioni da mesi prima.Almeno una percentuale dei posti andrebbe riservata a viandanti occasionali colti da imprevisti..e nei parcheggi al punto di partenza gite..almeno un infopoint display “rifugio xxx posti liberi n o tutto occupato”

  11. Frequento da sempre la montagna, da ragazzo le ho frequentate per tutte le vacanze estive in colonie e/o in case vacanze della parrocchia, tra la Valle d’Aosta e il Piemonte. Ora prossimo ai sessant’anni continuo e vorrei continuare a frequentarla. Ho trascorso tante notti in tenda anche a quote elevate (+/- 3.000 metri) con l’utilizzo di un adeguato sacco a pelo. Per l’acqua conoscendo il territorio, la si trovava sul posto e per il cibo il necessario nello zaino. Ho evitato l’utilizzo dei rifugi e/o i bivacchi a causa dell’affollamento, nei fine settimana o nel periodo estivo, soprattutto nel mese d’agosto. Da quest’anno essendo in pensione, potrò frequentarla in settimana evitando la ressa domenicale e/o delle vacanze estive.
    Come scrive Nicola, “il rischio contagio in un escursione in solitaria o con le distanze prescritte è pari a zero”.
    Dunque appena potrò e appena saremo “liberati” dagli arresti condominiali/comunali imposti, andrò in montagna. Utilizzerò l’auto come “campo base” e la tenda come “campo avanzato”. Frequentando molto le montagne francesi, l’unico dubbio sarà se i francesi premetteranno la possibilità di accedere nel loro territorio.

  12. Caro Pres del Cai il problema dopo il cornavirus non sarà il virus in montagna, ma le persone che non avranno i soldi per andarci. Autostrada, benzina, funivia, obbligo prenotazione rifugio con versamento caparra prima e saldo dopo. Arrivi in rifugio e con la tessera cai lo sconto non c è perché il rifugio è privato. Telefoni dicendo che vuoi solo dormire e ti senti rispondere che o mezza pensione o niente. Monti la.tenda e ti becchi la multa. Non hai la.prenotazione al tete rousse o goute multa Se sei un principiante e vuoi fare qualche bella salita su qualche 4000 con dei corsi Cai ormai non puoi più perché non ne fanno, o lo fa qualche rara sezione con gli istruttori e accompagnatori che giustamente stanno smettendo di accompagnare persone a gratis o per miseri rimborsi quando le Guide lo fanno per grossi soldoni. Dobbiamo essere sinceri signor Presidente, al Cai è rimasta la.cultura della montagna perché il resto è stato privatizzato. Quindi cari alpinisti ed escursionisti tra qualche anno in montagna andranno solo i ricchi. E al popolo rimarrà solo qualche piccolo inquinato pezzo di montagna insignificante.

    1. Mi permetto di dissentire, da Carlo, nulla di personale ci mancherebbe: ci sono molte voci contrarie al CAI che per me è stato e continua essere, una esperienza fondamentale e insostituibile, mi ricordo quando si andava in sede per incontrare amici e progettare gite e viaggi e poi si chiudeva al bar … ora con l’avvento dei social tutto è cambiato e almeno nelle città si frequentano molto meno le sedi.
      Il CAI è cultura ma anche pratica, se ho iniziato ad andare in montagna con una idea diversa della-vacanza-di-15gg-e-basta, lo devo in particolare a Marco e Paola, due personaggi carismatici, superlativi che per anni, hanno “iniziato” con amicizia, slancio e generosità, varie generazioni della nostra sezione: CAI UE Genova sottosezione GE Sestri P.
      Anche altri ovviamente hanno contribuito nel tempo, ognuno per le proprie capacità, alla vitalità del sodalizio; ora sono spesso “coordinatore logistico” (ex capo-gita) nello scialpinismo, a suo tempo ho fatto l’obiettore di coscienza e ho accompagnato in montagna bambini e ragazzini che non c’erano mai stati prima. Siamo un “gruppo base” molto collaudato da anni, “senza capi” con qualche figura che di volta in volta si può distinguere; nelle nostre gite, sociali o no, abbiamo sempre diviso il costo macchina, la funivia la prendiamo solo per salire in quota in casi rari … i parcheggi li troviamo gratis, insomma non penso sia uno sport da ricchi e per l’attrezzatura, se si presta un minimo di attenzione ci sono sconti e promozioni …
      Altro discorso: La gente di montagna deve potersi organizzare, per non abbandonarla deve poter lavorare e quindi guadagnare, se io, che non sono titolato, organizzo volontariamente, un gruppo per una gita domenicale non mi sogno di poter offrire lo stesso servizio che potrebbe fornire una guida, un professionista della montagna che è giusto venga retribuito per il suo lavoro.
      Il rifugio è una struttura alberghiera in quota … se è privato, si è liberi di non usufruirne, ormai le info sono facilmente reperibili, anzi mi sembra di poter dire che i prezzi dei rifugi CAI non mi sembrano aumentati nel corso di questi ultimi vent’anni … in ogni caso i gestori, che sono a tutti gli effetti “imprenditori”, che vivono la montagna e che con la loro presenza sono e rimangono punti di riferimento per tutti, devono necessariamente poterci guadagnare.
      Forse non hai avuto una buona esperienza di contatto con il CAI e forse varrebbe la pena riprovarci.
      Hai una visione di base particolarmente “talebana” della questione (ricchi/poveri), in montagna ci andranno sempre tutti quelli che, compatibilmente a problemi fisici, sentiranno la passione e il desiderio di esserci … non serve andare in capo al mondo per trovare la gioia e la serenità di camminare, arrampicare, sciare … ci si da tutti del TU, a qualunque età, siamo tutti più “uguali”, si condivide la stessa idea, gli stessi panorami, le stesse emozioni e gli stessi sorrisi, ci si aiuta più volentieri … è tutto più semplice e spontaneo.
      “Montagna”, per chi la riesce a “sentirla” realmente (to feel), è sinonimo di “libertà”: ognuno può scegliersi la propria “montagna su misura”, liberamente e senza dover rendere conto a nessuno delle proprie scelte.
      Massima espressione di Libertà di pensiero, finché è possibile.
      Buona Montagna a tutti

  13. Buongiorno a Tutti, alcuni spunti da parte di un appassionato che frequenta le montagne con gruppi.. chiaro che la montagna è rigenerante e vogliamo tornare a frequentarla anche per aiutare chi la vive e ne trae da vivere.
    1. Sfide per chi si muove in gruppo? come arrivarci in montagna data necessità di distanziamento, che sia pullman o auto.. Se auto potrebbe essere che formiamo sempre stesso gruppo per auto in modo da limitare le persone con cui sei a più stretto contatto e ridurre rischio di coinvolgere gruppo più esteso.
    Prima di partire rilevamento temperatura al gruppo..
    2. Sul sentiero, mascherina e distanziamento? andiamo in montagna per respirare e mascherina è molto una forzatura, vedrei meglio qualcosa simile ad una fascetta da collo da alzare se si incrociano persone. Distanziamento anche in gruppo? non facile, da trovare il modo (che si parli di gruppi piccoli o meno).
    3. Rifugi? Sono d’accordo con Tommaso, purtroppo credo necessario che si vada solo su prenotazione sicuramente se per dormire ed anche se fosse con tende esterne, in modo da poter gestire il numero di utenti.
    Un saluto. Francesco

  14. Non era necessario il Covid già le restrizioni,sia per la sicurezza che per il sovraffollamento erano già ampie prima.Basta rileggersi le innumerevoli ordinanze.Ora 25 30 anni fa il problema non esisteva a volte si dormiva nella camera dei figli del gestore ( generoso Renato Chabod ) o su i tavoli,Ghiglione docet ma la popolazione fruente i rifugi era prettamente alpinistica piuttosto ridotta e non pretenziosa e i rifugi non propriamente Alberghetti in quota.Ora ci si domanda quale futuro?Ci sarà chi nasconderà il sacco bivacco e andrà a fare le sue salite, chi le farà in giornata,partendo notte tempo,poi ci sarà la selezione nelle poche prenotazioni, ed infine si riscoprirà nuovi modi di salire,salvo poi, controlli,vigilanza e tutto il corollario di controlli,divieti e sanzioni che già prima stavano arrivando,e di sicuro ora arriveranno.Ordinare catalogare controllare …Faucoult..scriveva sorvegliare e punire…mah! il segno dei tempi…..( personalmente frequenterò posti isolati,non o poco frequentati, non relazionerò , userò la notte come complice e presto rientrerò,cosi con calma nel tempo che mi avanza mi fermerò a osservare ciò che mi circonda)….

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