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Terzo Paradiso, nuova via nel cuore dell’Antartide di Sanguineti, Cavalli e Dell’Agnola

Avevamo lasciato Marcello Sanguineti, Gian Luca Cavalli e Manrico Dell’Agnola sullo yacht Ice Bird in attesa di sbarcare il giorno seguente per scalare l’obiettivo alpinistico individuato durante l’esplorazione della zona della Borgen Bay: la Gateway Ridge. 
Qualche giorno dopo, la buona notizia dell’apertura di una nuova via, che hanno chiamato “Terzo Paradiso” (700m, AI5, M5).
Questo il report dei tre alpinisti.

“Terzo Paradiso”

Sono le 8 del 16 gennaio quando il gommone ci sbarca ai piedi della seraccata che precipita nella Borgen Bay, nel punto in cui un pendio a 50° consente di arrivare sul plateau dal quale parte la Gateway Ridge, dove abbiamo individuato la via che tenteremo di aprire. L’emozione di calzare i ramponi a pelo dell’acqua e di iniziare a procedere in piolet-traction mentre le onde sfiorano i piedi è indescrivibile.
Il ghiacciaio è molto tormentato. Numerosi larghi crepacci che dalla barca non era possibile vedere ci costringono a un percorso tortuoso, con continui su e giù. Ogni tanto riempiamo le provette di neve a diverse quote, integrando così la raccolta di campioni con prelievi in quest’area, preziosi per il progetto scientifico coordinato da Marco Vecchiato, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con il quale collaboriamo.
Proprio quando siamo arrivati all’altezza della terminale e un traverso verso sinistra ci porterebbe all’attacco, ci troviamo di fronte una seraccata che non concede alternative: dobbiamo disarrampicare un centinaio di metri e fare una calata in corda doppia, per poi ricominciare a salire seguendo una diversa linea, che evita la seraccata. Accidenti, tempo perso!
Finalmente, dopo 4 ore abbondanti, arriviamo ai piedi della terminale. Tiri di ghiaccio e misto ci portano alla base di una seconda terminale, il cui superamento offre passaggi verticali e leggermente strapiombanti e rappresenta la porta di accesso alle goulotte centrali, su ghiaccio che offre discrete possibilità di protezione. Arriviamo così a una seconda sezione di misto, che il giorno precedente, studiando la linea dall’Ice Bird, pensavamo di evitare, ma che, invece, scegliamo di percorrere per evitare il pericolo oggettivo rappresentato dalle cornici sospese su di noi. La sorpresa finale sono i ripidi pendii terminali su neve inconsistente, i funghi e le cornici, che rendono delicata la protezione e richiedono l’uso di fittoni e corpi morti, in un ambiente da scalata sulla ovest del Cerro Torre.
Dopo la “Via della Seta”, aperta il 10 gennaio su una punta degli Zeiss Needles che abbiamo battezzato “Cima Cocoon”, nella Arctowsk Peninsula, fra un prelievo e l’altro di campioni di neve per il progetto scientifico nasce così “Terzo Paradiso” (700m, AI5, M5), sulla Gateway Ridge, la più bella delle nostre realizzazioni durante questa trasferta oltre la “fin del Mundo. Si tratta di un condensato di alpinismo sull’Anvers Island, un’isola che si tuffa in mare con gigantesche seraccate dalle quali si staccano enormi iceberg punteggiati di pinguini. In questa via nel cuore dell’incredibile ambiente antartico, le goulotte di ghiaccio si alternato a tratti di misto, i funghi ritagliano angoli di mare dove spuntano balene e le cornici di neve sembrano arabeschi disegnati da un gigante-artista che vive nel continente ghiacciato.
Dalla vetta il panorama spazia sui giganti dell’Anvers Island, il Mount Français e la sua Bull Ridge, il Mount Agamennon, il Rennie, il Mount Williams e, dalla parte opposta, oltre il Neumayer Channel, arriva fino alle montagne della Wiencke Island, dal Wall Range al LuigiPeak e alle Fief Mountains. Tutto intorno fiordi ghiacciati, iceberg alla deriva, insenature e baie delimitate da seraccate impressionanti. E poi… la sensazione incredibile di aver iniziato la scalata dal mare, piantando le piccozze mentre i ramponi erano ancora lambiti dall’acqua salata!
Per il rientro decidiamo di scendere dal versante opposto, che precipita sul Hooper Glacier Con tratti di disarrampicata e calate in doppia raggiungiamo il pianoro glaciale. A questo punto, occorre riportarsi sul versante della Borgen Bay, poi chiamare i nostri skipper Oli e Dave con la radio o il satellitare e programmare il punto di pick-up col gommone.
Vogliamo evitare il lunghissimo percorso che sarebbe richiesto per ritornare al punto di drop-off, quindi con la radio chiediamo a Oli di individuare dall’Ice Bird un punto di recupero alternativo e di aiutarci dalla barca nella scelta del percorso, dandoci indicazioni su come muoverci fra crepacci e seraccate. Dopo un lungo vagabondare a zig-zag, salite e discese di seracchi e passaggi su ponti di neve, riusciamo ad arrivare sulla cima di un seracco a picco sul mare. La discesa si conclude con la più incredibile doppia su abalakov che abbiamo mai fatto: la calata ci deposita sugli scogli a filo dell’acqua, a non più di un metro dallo Zodiac, dove ci accoglie entusiasta Oli. Se non fosse per la paura di bucare il gommone con i ramponi, potremmo arrivarci direttamente al termine della doppia!
La luce dell’estate australe trae in inganno, ma sono quasi le 2 di notte: dopo 18 ore ininterrotte di scalata, sull’Ice Bird ci aspetta una cena a base di pollo alla brace e verdure, accompagnata da Malbec e seguita a sorpresa da torta e champagne: Oli e Dave non hanno dimenticato che abbiamo fatto la salita il giorno del compleanno di Marcello!
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