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Aperta una prima via in Antartide per Sanguineti, Cavalli e Dell’Agnola 

Avevamo lasciato Marcello Sanguineti, Gian Luca Cavalli e Manrico Dell’Agnola sulla Two Hummock Island, dove avevano iniziato i primi campionamenti di ghiaccio alla ricerca di inquinanti.

Come programmato, la tappa successiva è stato il ghiacciaio alla base degli Zeiss Needles, dove hanno posizionato il campo base su una piccola scogliera. “Un paesaggio dantesco, con seraccate alte oltre 100 metri sul che arrivano fin sul mare e iceberg tutto intorno – racconta Cavalli -. Ogni giorno, a partire dalle 6 del pomeriggio circa e fino a tutta la prima parte della notte, continui crolli in mare di enormi seracchi provocano boati che fanno rabbrividire. Le onde sollevate si propagano come piccoli tsunami in direzione delle nostre tende, che abbiamo piazzato al riparo. Il tempo trascorre fra il rumore di questi crolli e il verso primordiale delle balene, che ogni tanto emergono e si rituffano, sollevando la coda”.

Ed è proprio sul primo degli Zeiss Needles che Marcello Sanguineti, Gian Luca Cavalli e Manrico Dell’Agnola hanno aperto una via lo scorso 10 gennaio. La prima parte su couloir di neve e ghiaccio, poi una sezione di misto. Scopriamo che, purtroppo, la qualità della roccia in questa zona è pessima: viste da lontano le pareti sono stupende, ma quando ci si trova a scalare si scopre di aver a che fare con una sorta di scisti friabilissimi e fessure che si aprono quando si piantano chiodi o si caricano le protezioni veloci (friend e nut). La progressione è molto aleatoria: fittoni e corpi morti, una vite ogni tanto, scavando nella neve per trovare un po’ di ghiaccio decente, friend e nut nelle poche occasioni in cui capita una fessura decente. L’uscita in cresta è tutto un programma, con neve instabile e rocce in bilico. Dopo le rituali foto di vetta, attrezziamo le doppie e rientriamo al campo base” ci spiegano via satellite.

La decisione, data la qualità della roccia, è stata quella di tornare a bordo dello yacht Ice Bird e spostarsi nella zona del Kerr Point, dove hanno individuato un pendio sciabile, che punta al colle a destra del Mount Britannia: “Abbiniamo alla salita il prelievo di campioni di beve per il progetto con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, poi giù con gli sci, per una sciata in mezzo ai ghiacciai che si tuffano in mare. Arriviamo con gli sci a pochi metri dall’acqua, proprio dove si trova una colonia di foche che si godono il fresco sulla neve. Lo scheletro di una balena, con le vertebre grandi come sedie, completa il quadro” .

Il 13 gennaio, di nuovo in navigazione, i tre alpinisti hanno iniziato la navigazione verso sud attraverso l’Errera Channel, nella Andvor Bay e, dopo un a breve sosta a Steinheil Point, attraverso lo stretto Aguirre Passage per entrare nel Paradise Harbour, dove hanno gettato l’ancora nella Skontorp Cove: una piccola baia circolare, con muri di seracchi e pareti rocciose e un unico piccolo ingresso per la barca. “Lo spettacolo è surreale e supera ancora, cosa che non pensavamo fosse possibile, quello dei giorni precedenti“.

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