Sport estremi

Mike Horn: “Sembra che il Polo non voglia lasciarci andare”

Il 30 ottobre è arrivata dal 90esimo parallelo la notizia che Mike Horn e Borge Ousland avessero toccato il Polo Nord. Un traguardo, o punto intermedio sarebbe meglio dire, della loro traversata artica intrapresa circa 2 mesi fa, festeggiato con una torta speciale al rum resistente alle basse, estreme temperature.

 

“Con il Polo alle nostre spalle, siamo ora focalizzati sul nostro nuovo obiettivo: andare più a sud possibile con il cibo che resta”. Tutto è bene quel che finisce bene, così raccontano le favole. Ma la realtà, soprattutto quando ci si spinge al limite umano come i due esploratori, è ben altra cosa.

Prigionieri del Polo

“La notte che siamo arrivati al Polo, il vento ha iniziato ad aumentare e ci siamo ritrovati in una tormenta di neve” – scrive poche ore dopo aver gustato la torta polare Mike Horn, mostrando la tenda sommersa dalla neve nel buio della notte perenne. Lo strato di neve fresca ha coperto le acque gelate dell’Artico, rendendo ancor più complesso avanzare in sicurezza.

La seconda parte della traversata, dal Polo verso Sud, in direzione della Norvegia, dove i due verranno recuperati dalla nave Pangaea, è iniziata, potremmo dire, con l’acqua alle ginocchia. Più volte sia Mike che Borge si sono ritrovati zuppi di acqua gelida. Una situazione non facile da affrontare. Inimmaginabile per le nostre latitudini. L’acqua attraversa i tessuti e “a temperature di meno 30 gradi tutto congela in pochi secondi”. Bisogna “prendere della neve secca e coprire stivali e gambe per consentirle di assorbire parte dell’umidità”, spiega Mike. “E poi mettersi a camminare per non perdere troppo calore prima di raggiungere la tenda”.

Affondare nell’acqua gelata non è l’unico problema che si trovano quotidianamente ad affrontare. “I giorni sono ormai completamente bui a causa delle nubi, il che peggiora la visibilità”.

Anche la deriva verso Sud-Ovest resta significativa. “Ci tocca camminare verso Sud-Est per essere certi di dirigerci verso Spitzbergen, in Norvegia, dove ci attende la Pangaea”.

Dopo un primo mese in cui ci hanno insegnato l’importanza di fiducia, tenacia e perseveranza, Mike e Borge iniziano a sembrare giustamente stanchi. Fisicamente ma anche mentalmente.

“Arrivare al Polo era una simile sfida che parte di noi sperava che le cose dopo sarebbero state più facili, ma ci sbagliavamo”, si legge nell’aggiornamento numero 24 della spedizione, pochi giorni dopo aver lasciato il 90esimo parallelo. “Sembra che il Polo non voglia lasciarci andare!”.

Condizioni inaspettate

“Sarò anche ripetitivo ma non ci aspettavamo simili condizioni così a Nord”, prosegue Horn, riprendendo il discorso dei cambiamenti climatici già più volte affrontato avanzando verso il Polo. “Un tempo conoscevamo questa regione come il dorso delle nostre mani ma ora che le cose stanno cambiando, siamo come stranieri su un campo da gioco”.

Cosa fare quando tutto rema contro e sei nel punto più estremo del mondo? Andare avanti. Non c’è alternativa. “Nulla potrà rallentarci o scoraggiarci!”.

Chilometro dopo chilometro la loro traversata nel buio procede. Le scorte di cibo iniziano a ridursi e diventano un pensiero fisso quotidiano. Horn spende parecchio del tempo dedicato giornalmente alla scrittura nella descrizione, ad esempio, della composizione della colazione (fiocchi d’avena, semi di girasole, zucchero di canna e latte in polvere), il pasto più importante della giornata. Calcola le calorie, il quantitativo di carburante necessario per sciogliere l’acqua necessaria a preparare ogni porzione.

Si dilunga in descrizioni che a noi che siamo al caldo possono quasi sembrare ridondanti. La verità è che il cervello non si ferma mai quando sei in simili ambienti, che poi è forse uno dei motivi per cui ci si sente così esausti la sera”.

In una continua alternanza di forza di volontà e voglia di abbandono, Mike salta dall’esaltare la potenza della mente, in grado di convertire le difficoltà in stimoli, al postare una immagine totalmente nera “per farvi sentire nei nostri panni per una volta”.

Una doccia non sarebbe male

Dall’avventura quasi mistica cui ci aveva abituati nelle prime settimane, stiamo diventando, attraverso i suoi aggiornamenti certosini, testimoni delle quotidiane difficoltà che forse non immaginiamo si celino dietro il termine tecnico di “traversata artica”.

Ne è un esempio la condivisione dell’immagine di Borge intento a tagliare un’unghia incarnita. Un problema frequente, che capita almeno ogni 10 giorni, “poiché i nostri piedi sono sempre compressi nelle scarpe”.

E ancora, ci pensate a cosa possa significare non lavarsi per 50 giorni e indossare i medesimi vestiti per tutto il tempo? “Per fortuna la regione fredda e pulita in cui ci troviamo ci consente di non sporcarci alla velocità di una regione tropicale ma, come potete immaginare, una doccia non sarebbe male!”

Poco cibo e meteo avverso

Restano una trentina di razioni di cibo ai due esploratori e “un’ampia distanza ancora da coprire”. Secondo le previsioni, i venti dovrebbero essere a loro favore nei prossimi giorni ma il meteo, come sottolinea Mike, resta sempre la maggiore incognita.

“Abbiamo beccato del tempo pessimo che ha reso la nostra spedizione una sfida. Ma non possiamo cambiarlo, possiamo semplicemente imparare a convivere con esso e adattarci. Così in fondo è la vita, dobbiamo tutti affrontare eventi ineluttabili ogni giorno. L’unica cosa che possiamo cambiare è noi stessi e il modo di affrontare tali eventi!”.

Non resta che augurare loro di continuare ad essere tenaci, in attesa di un nuovo festeggiamento, stavolta a bordo della Pangaea.

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