Alpinismo

Il report di Luca Schiera e Paolo Marazzi fra le cime inviolate del Campo de Hielo Norte

Lo scorso 13 gennaio Luca Schiera e Paolo Marazzi hanno salito la cima inviolata meta del loro viaggio fra i ghiacci del Campo de Hielo Norte. Sino ad oggi si sapeva davvero poco di questa salita, in sostanza sei parole arrivata via sms tramite il telefono satellitare: “Abbiamo fatto la cima che volevamo”.

I due Ragni, ora rientrati a El Chalten, hanno finalmente potuto fornire i dettagli di una spedizione che ha tutto il sapore di una splendida avventura esplorativa. Si comincia ovviamente con i soliti imprevisti patagonici e con una fatica bestiale per trasportare in autonomia gran parte del materiale verso la parete: tre giornate di cammino fra il labirinto dei crepacci e l’immancabile vento di bufera. Poi altri 5 giorni di attesa, bloccati in tenda dalla pioggia. Dopo il riposo forzato le previsioni danno una finestra di un giorno e mezzo senza vento per il 14 gennaio.

“Ripartiamo abbastanza leggeri con l’obiettivo di salire lo spigolo est della montagna senza nome che vogliamo salire – racconta Luca Schiera –Dormiamo sul posto da bivacco sul ghiacciaio Nef e arriviamo alla base della parete appena in tempo per vedere la linea e le condizioni, scaviamo una truna alla base e dormiamo lì dentro. Nella notte il vento cala e alle 6 partiamo. In breve raggiungiamo il colle dove parte lo spigole e in poche ore superiamo la prima parte della via.

 

La parte in mezzo, che sembrava facile, è invece delicata per la difficoltà di trovare la via fra le torri e le creste di neve. I risalti di roccia più ripidi con gli scarponi e zaino diventano molto impegnativi, maraggiungiamo il muro finale nel primo pomeriggio. Ci sono due fessure larghe in cui corre acqua e una terza meno larga e in parte asciutta, partiamo in scarpette dalla cengia e con un bel runout iniziale arriviamo sotto l’ultimo tiro, alle due del pomeriggio siamo in cima.

La montagna, secondo le nostre misure, dovrebbe essere alta poco meno di 2000 metri, l’abbiamo chiamata Cerro Mangiafuoco, la via si chiama “L’appel du vide”, 6c M4 400m dal colle alla cima”.

Dopo la salita l’avventura di Schiera e Marazzi non si è certo conclusa. Il rientro, con il lungo tratto di discesa con i canotti fra le rapide del torrente della Valle Soler, ha riservato ancora emozioni e momenti di incertezza, ma con due giorni di cammino e navigazione hanno infine raggiunto il lago Bertrand dove hanno atteso il passaggio in barca che li ha riportati al villaggio.

Per il report dettagliato della spedizione: http://ragnilecco.com/patagonia-avventura-sul-campo-de-hielo-norte/

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3 Commenti

  1. Fischia che alpinisti. cuori vecchio stampo e capacità di oggi. e in più avvicinamenti senza precedenti. Ma Schiera quante salite ha fatto nel mondo di questo valore? almeno 20. Incredibile

    1. Alby sempre di parte ….se un non ragno di lecco avesse fatto un dentino di misto di 300 metri come ce ne sono miliardi nel mondo l’avresti crocefisso per troppa esposizione pubblica

      1. o tifo e seguo chi fa e ho un unico idolo come tutti sanno, l’ermanno. se negli ultimi anni sono i ragni a fare alpinismo vero in italia mi inchino e li seguo. come francesco salvaterra che non ha un gruppo dietro. tu segui pure quelli che non salgono nulla ma di esposizione pubblica ne hanno un camion

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