Storia dell'alpinismo

23 febbraio1976: i Ragni di Lecco conquistano il pilastro est del Fitz Roy

La vittoriosa spedizione sulla “più bella parete rocciosa del globo” fu guidata da Casimiro Ferrari, alla testa di un gruppo di arrampicatori formidabili

Una storia iniziata 200 milioni di anni fa, quella del Cerro Fitz Roy, quando la Placca di Nazca comincia a scivolare sotto quella sudamericana dando vita alle Ande. Tralasciandone il passato geologico, questo capolavoro verticale culminante a 3405 metri viene conquistato nel febbraio 1952 da Guido Magnone e Lionel Terray,  saliti per lo spigolo più breve ed accessibile. Tuttavia il Fitz Roy o Chaltèn, ossia “montagna che fuma” per i nativi Tehuelche, accoglie turisti e scalatori mostrando il suo lato più bello. “La Est è la più bella parete rocciosa del globo”, scrive Giampiero Motti nel libro “La storia dell’alpinismo”.

I primi tentativi

L’immenso diedro verticale che solca la Est del Fitz Roy viene tentato per la prima volta da una spedizione francese nel 1968 che si arresta dopo aver salito 500 dei 1200 metri totali.

Nel 1972 è la volta di una forte squadra di Rovereto, guidata dal grande Armando Aste, ma anche in questa occasione la cumbre gli sfugge dalle mani, così come per la spedizione monzese nell’anno seguente. Nel 1974 una forte cordata svizzera supera tutte le difficoltà, ma a 200 metri dalla vetta il malo tiempo mette fine all’impresa, costringendo gli alpinisti a una rapida ritirata lasciando corde, staffe e scalette di metallo lungo tutto l’itinerario.

La spedizione e la vittoria, dei Ragni

Il trentennale dalla fondazione del Gruppo Ragni, come ogni anniversario che si rispetti, vuole le giuste celebrazioni e quale miglior modo se non con un’ambiziosa spedizione?

Casimiro Ferrari, il Re della Patagonia, coglie l’occasione per realizzare uno dei suoi sogni più grandi. Agli inizi del 1976, il Miro, saputo che gli svizzeri non hanno intenzione di tornare in parete, convoca una nutrita squadra di Ragni e non solo: Giovanni Arrigoni, il dottor Franco Baravalle, Guerrino Cariboni, Floriano Castelnuovo, Gianluigi Lanfranchi, Giacomo Pattarini, Gianni Stefanon, Amabile Valsecchi e Vittorio Meles. La scelta di quest’ultimo, cugino di Casimiro, solleva alcune perplessità legate sia alla parentela stretta sia all’esperienza alpinistica di soli dieci anni di un uomo che ne porta già 43.

Il primo tentativo fallisce per l’insorgere del maltempo, ma la tenacia è la vera forza dei Ragni. Sul suo diario Casimiro annota: “credo che riusciremo, non è facile, ma potremmo farcela”. Chi può riuscirci se non l’uomo che arrivò in vetta al Cerro Torre nel 1974? Rispetto a quell’impresa, fortemente legata alle condizioni della parete, al Fitz Roy le incognite sono di meno, vista l’ottima qualità della roccia che, però, oppone maggiori difficoltà tecniche.

Il 18 febbraio Ferrari e Meles attaccano la parete seguiti da una cordata di supporto, ma un saccone con fornelletto e viveri cade nel vuoto costringendoli ad un duro bivacco. Aiutata dalle corde lasciate dai precedenti tentativi, la cordata di testa raggiunge il punto massimo dove trovano provviste, attrezzature e sacchi a pelo abbandonati dagli svizzeri. La cordata di supporto si è ritirata e ora tocca a El Jefe e al cugino completare la missione. Al quinto giorno in parete, quando ormai mancano solo un centinaio di metri alla vetta, Casimiro cade per ben dieci metri, lasciando delle macchie di sangue e ben tre denti. La soluzione è ovvia: qualche fazzoletto, cena a base di dolciumi premasticati da Vittorio e l’ennesimo bivacco.

Alle 9.45 del 23 febbraio 1976 i due mettono piede sulla vetta! La via fino ad allora più bella ed impegnativa del Fitz Roy è terminata. Impresa documentata dallo stesso Casimiro con la produzione di un film di 37 minuti premiato al Trento Film Festival del 1976.

Una storia che continua

Dal 2014 numerose spedizioni di diversi paesi, tra cui quella di Matteo Della Bordella, Luca Schiera e Sylvan Shupbach, si sono avventurate lungo il pilastro est ripulendolo dal materiale lasciato durante i vari tentativi. Nel 2016 i due Ragni David Bacci e Matteo Della Bordella hanno scalato la via in tre giorni, riuscendo a liberare la maggior parte dei tiri ad eccezione di qualche tratto bagnato e ghiacciato nella parte alta.

Allora come oggi questa salita resta “una delle maggiori realizzazioni alpinistiche di ogni tempo”, sottolinea una volta di più Giampiero Motti.

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