Alpinismo

Tutti i video di Mario Merelli sull’Annapurna

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BERGAMO — Mario Merelli, Mario Panzeri, Daniele Bernasconi. E un’avventura indimenticabile su una delle montagne più pericolose del mondo: l’Annapurna. In esclusiva per i nostri lettori, Montagna.tv regala i video della straordinaria spedizione italiana del 2005. In cinque puntate settimanali.

Abbiamo deciso di lasciare le immagini così, come sono state girate dai protagonisti. Senza aggiungere montaggi o elaborazioni, per darvi tutto il gusto e le emozioni della presa diretta.
 
Per farvi entrare meglio nell’atmosfera di quell’impresa, eccovi anche un’intervista in cui l’alpinista di Lizzola racconta i particolari della spedizione.
 

Merelli, il momento più bello della spedizione…
È stato l’arrivo al CB dopo 7 giorni passati in quota. L’acqua fresca… e la birra che Gnaro e Christian (Gobbi) mi hanno portato venendomi incontro al mio arrivo. Che sete avevo! Erano circa le 19. Abbiamo chiacchierato e mangiato fino alle 23 e poi finalmente abbiamo dormito…

Già, perché la notte precedente l’avete passata nel crepaccio…
Sì, io e Mario Panzeri. Quando abbiamo raggiunto la vetta, verso le 14, c’era ancora bel tempo anche se le nuvole si stavano già addensando. Appena iniziata la discesa è subito calata una nebbia fitta e poi ha iniziato a nevicare. Abbiamo cercato di procedere lo stesso, io camminavo incrociando i passi per essere sicuro di andare dritto. Ad un certo punto ho sentito cedere la neve sotto un piede e mi sono ritrovato (per fortuna) poco più in basso nel mezzo di un cumulo di neve fresca. Ho subito detto a Mario di fermarsi perché non cadesse anche lui, e per evitare rischi abbiamo deciso di fermarci in un crepaccio durante la notte. Era stretto, ma ci riparava.

Come è stato?
Non potevamo dormire, dovevamo restare svegli. Per resistere al sonno, ogni tanto ci chiamavamo, battevamo mani e piedi. Non addormentarsi è stato durissimo, soprattutto all’inizio: eravamo stanchissimi.

Poi cosa è accaduto? 
Verso le 5, alle prime luci dell’alba, siamo ripartiti verso il campo base. E con il sole abbiamo visto che a qualche metro da noi c’era la Falce. Per colpa della nebbia, pensavamo di essere da tutt’altra parte! Meno male che abbiamo deciso di fermarci…

Daniele Bernasconi dove si trovava?
Lui ed Ed Viesturs sono riusciti (con molta fatica) a trovare le corde fisse e a raggiungere il Campo 3 (6.900m), verso le 10 di sera. Il Campo era ormai fuori dalla parete pericolosa.

Il momento più brutto invece …
E’ stato ovviamente quando abbiamo dovuto andare a prendere Christian Kuntner dopo la valanga, o meglio, il crollo della seraccata. Perchè a loro non è caduta addosso neve, ma veri e propri blocchi di ghiaccio.

Come l’avete saputo?
Noi eravamo a Kathmandu. Stavo facendo colazione quando ho ricevuto la telefonata di Marco Camandona che chiedeva l’elicottero per i soccorsi. Ci siamo subito rivestiti e siamo saliti sull’elicottero per raggiungere Campo 2, a 5.600m. Non è facile arrivare a quella quota con l’elicottero, ma il pilota era veramente bravo e noi, essendo appena scesi dalla montagna, siamo riusciti a dargli delle indicazioni precise dettagliate sulla zona in cui atterrare. Questo ha permesso ai soccorsi di arrivare in fretta, ma ormai per Christian era troppo tardi.

Cosa ricordi di quei momenti?
Dopo la valanga, gli altri sono riusciti a farlo alzare, ha mosso qualche passo, poi l’hanno trasportato a Campo 2. E’ sempre stato cosciente. Poco prima di morire ha chiesto a Gnaro di salutargli mamma e papà.

Cosa ricordi invece di lui …
Di "Brontolo"? Lo chiamavo così, affettuosamente. Era mio coscritto. Abbiamo fatto due spedizioni insieme, era un amico. Ricordo che diceva sempre che nell’alpinismo molte volte si parla, si parla, ma non si fanno i fatti. Lui era così, poche apparizioni in pubblico, ma grandi imprese.

Un sorriso di nostalgia appare sul viso di Mario. Vale più di altre parole. Dopo di voi è rimasto qualcuno al Campo base?
Gli ultimi ad andarsene sono stati Gnaro e Christian Gobbi, dopo aver inciso la targa in memoria di Christian Kuntner e averla lasciata al Memorial.

E’ veramente una montagna "stregata". Sembra che tutti quelli che inseguono il traguardo dei 14 Ottomila la lascino per ultima…
Sì. Abele Blanc, Christian Kuntner ed Ed Viesturs: erano tutti e tre al 14° Ottomila. Solo Ed, che è salito con noi, è riuscito a raggiungere il traguardo. Probabilmente resta per ultima perché è la più pericolosa. Quasi sempre ci si deve tornare più volte. Per me era il secondo tentativo, ci ero stato qualche anno fa per salirla dalla via degli Svizzeri (cresta Sud-Est). Ma la neve arrivava alla vita, e il tentativo è fallito.

Invece lo scorso anno è andata bene. Cosa ricordi della vetta?
Che non ci arrivavamo mai! Una volta sbucati sulla cresta, abbiamo fatto 6 cime prima di arrivare alla vera vetta dell’Annapurna. Su ognuna speravamo di essere arrivati.E  invece Viekka Gustafsson, alpinista finlandese che stava scalando la vetta con noi, ogni volta ripeteva: "One more! One more!". Alla fine l’abbiamo raggiunta. Anche perché poco più un là iniziava la discesa, quindi non poteva che essere quella!

Chiudiamo in bellezza. Altri ricordi piacevoli?
Le telefonate e gli sms degli amici della redazione di montagna.org. Mi hanno fatto un gran piacere!!

E ora gustatevi il primo video della serie…
 

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