Un drone vola più in alto della vetta dell’Everest per studiare l’atmosfera
Il DJI EV50 ha raggiunto sul versante tibetano della montagna una quota massima di 8861 metri, trasportando strumenti dell’Università di Pechino per misurare l’ozono e gli inquinanti nell’alta troposfera.
Un drone ha raggiunto una quota superiore a quella della cima dell’Everest, trasportando strumenti scientifici destinati allo studio dell’atmosfera sopra l’altopiano tibetano. È accaduto sul versante settentrionale della montagna, dove il nuovo DJI EV50 ha toccato gli 8861 metri di quota, circa dodici metri più in alto degli 8848,86 metri ufficialmente attribuiti alla vetta più alta del mondo.
L’operazione è stata annunciata il 9 luglio da DJI, che la presenta come una delle missioni aeree più estreme mai condotte da un velivolo cargo a decollo e atterraggio verticale. Più che un semplice test tecnologico, il volo ha però avuto una finalità scientifica: raccogliere dati sulla distribuzione dell’ozono e degli inquinanti atmosferici negli strati più elevati della troposfera, una fascia ancora difficile da osservare in modo continuativo.
La campagna è stata realizzata nella Riserva naturale nazionale del Qomolangma, il nome tibetano dell’Everest, in collaborazione con il College of Environmental Sciences and Engineering dell’Università di Pechino. Per dodici giorni il drone ha trasportato dal campo base strumenti destinati alle rilevazioni atmosferiche, effettuando dodici missioni scientifiche e raggiungendo, nel volo meglio riuscito, la quota massima di 8861 metri. L’ascesa continuativa più lunga è stata di 3730 metri.
Nel corso dell’intera campagna l’EV50 avrebbe completato complessivamente 32 voli, dodici dei quali con a bordo gli strumenti di monitoraggio. Il drone sarebbe decollato dall’area del campo base settentrionale, situata a circa 5200 metri di quota. Secondo DJI, è stata la prima volta che i ricercatori dell’Università di Pechino hanno utilizzato un drone per compiere osservazioni atmosferiche a una quota tanto elevata.
Voli a spirale tra vento e aria rarefatta
Operare a queste altitudini significa confrontarsi con temperature molto basse, forti variazioni meteorologiche, venti complessi e soprattutto con una densità dell’aria estremamente ridotta. Condizioni che diminuiscono l’efficienza delle eliche e rendono più difficile generare la portanza necessaria al volo.
Per raggiungere le quote previste dai ricercatori, l’EV50 ha seguito traiettorie a spirale e percorsi di andata e ritorno, studiati per affrontare le correnti presenti intorno alla montagna. Il drone è un velivolo eVTOL: può decollare e atterrare verticalmente come un multicottero, ma durante il trasferimento utilizza un’ala fissa, più efficiente sulle distanze medio-lunghe.
La propulsione interamente elettrica ha inoltre un vantaggio importante per la ricerca atmosferica: non produce direttamente gas di scarico che potrebbero contaminare le misurazioni degli strumenti trasportati.
Perché studiare l’atmosfera sopra gli Ottomila?
Le misure raccolte sopra gli ottomila metri possono aiutare gli scienziati a comprendere come le masse d’aria e gli inquinanti vengano trasportati verso l’altopiano tibetano e come interagiscano con la circolazione atmosferica regionale.
La regione himalayana è considerata particolarmente importante negli studi climatici. L’altopiano tibetano influenza infatti la circolazione atmosferica asiatica, mentre ghiacciai e riserve di neve alimentano alcuni dei principali sistemi fluviali del continente. Osservare direttamente ciò che avviene nell’alta troposfera permette di integrare i dati ottenuti da satelliti, stazioni a terra e palloni meteorologici.
Un record annunciato da DJI
Non è la prima volta che DJI utilizza l’Everest come laboratorio per testare i propri velivoli. Nel 2022 un Mavic 3 aveva sorvolato e filmato la cima. Nel 2024 il FlyCart 30 aveva invece effettuato sul versante nepalese alcune prove di trasporto tra il campo base e campo 1.
Durante la stagione primaverile del 2026 l’azienda ha condotto anche altre due operazioni sulla montagna. Un FlyCart 100 ha trasportato rifornimenti e rifiuti tra il campo base nepalese e campo 1, mentre un Matrice 4E è stato utilizzato per mappare ad alta risoluzione una parte della seraccata del Khumbu.
Al di là del primato dichiarato, la missione dell’EV50 mostra soprattutto le possibilità offerte dai droni nelle regioni di alta quota: dal trasporto di strumenti scientifici al monitoraggio dei ghiacciai, fino alla consegna di materiali e al possibile supporto alle operazioni di ricerca e soccorso. Tecnologie che non eliminano i rischi della montagna, ma possono ridurre la necessità di esporre persone a terreni particolarmente pericolosi.






