Alpinismo

Unterkircher: giù con gli sci dal Nanga

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ISLAMABAD, Pakistan — Alpinismo esplorativo e sci estremo. Questi i dettagli, finora segreti, della spedizione di Karl Unterkircher, Walter Nones e Simon Kehrer al Nanga Parbat. Gli alpinisti sono sbarcati in Pakistan questo weekend e sono diretti ai piedi della parete Rakhiot, sul versante settentrionale dell’ottomila pakistano. Nell’intervista a Unterkircher, tutti i dettagli del progetto.

Unterkircher, dove vi trovate?
Abbiamo già iniziato il trekking di avvicinamento. Ora siamo a Beshan, diretti verso Chilas. Siamo riusciti a sbrigare tutto velocemente, per fortuna, e nel giro di tre giorni dovremmo già arrivare alla base della parete.
 
Com’è nata l’idea di questa via?
I progetti che abbiamo in testa sono tanti, sono idee che vengono durante le spedizioni o guardando le foto. Questa parete, la Rakhiot, era un sogno nel cassetto. Vista le difficoltà incontrate con i permessi per il Gasherbrum I, abbiamo pensato di rimanere in Pakistan e di affrontare quest’avventura. E’ una parete bellissima, è ancora da fare, è venuto il momento di fare un tentativo.
 
E’ piu difficile della Nord del Gasherbrum I?
No, non direi. Sulla carta siamo più o meno allo stesso livello. Ma tutto è relativo, dipende dalle condizioni della neve, del ghiaccio e della roccia. Non sappiamo ancora quello che ci aspetta, ma sarà da tenere d’occhio per via della pericolosità. Qui come sul GI ci sono ghiacciai pensili e seracchi che bisogna controllare per trovare una via di salita relativamente sicura.
 
La parete Rakhiot non è molto frequentata…
La via normale al Nanga Parbat sale sulla Diamir, che è il versante ovest; quasi tutti gli alpinisti saranno in quel campo base. Poi c’è il versante Rupal dove Messner aveva fatto la famosa traversata con il fratello, che purtroppo è scomparso proprio su questa montagna. Noi invece saremo sulla Nord: è il versante dove era salito Herman Buhl nel 1953, per la prima volta. Non so se ci sono state altre spedizioni sulla Rakhiot, a parte quella dei giapponesi nel 1995 che hanno aperto una variante alla salita di Buhl. Ma la parete, di per sè, è ancora inviolata.
 
Qual è il vostro progetto?
La parete arriva a 7.500 metri. Sono quindi 2.500 di dislivello, poi c’è un traverso di due chilometri su nevaio e ghiacciaio per arrivare sulla cima principale. Noi vorremmo concatenare la parete con la cima. Se tutto va bene, scenderemo dal ghiacciaio dove era salito Bhul. Porteremo gli sci leggeri e se le condizioni lo permetteranno, in base al peso che avremo sulle spalle, scenderemo con quelli.
 
Alpinismo e sci estremo quindi?
Non è così ripida… con gli sci scenderemmo più in fretta che a piedi, evitando di dover fare la traccia in neve fresca!
  
Sara Sottocornola

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