Alpinismo

K2: kazaki da 5 giorni nella death zone

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ISLAMABAD, Pakistan — Bufere di vento, gelo implacabile, aria sottile. E’ in quest’ambiente infernale che Maxut Zhumayev e Vassily Pivtsov, le due giovani stelle dell’alpinismo kazako, stanno vivendo da cinque giorni. Si trovano a 8.400 metri, sullo sperone nord-ovest del K2, dove stanno aprendo una variante in cresta alla via dei giapponesi.

Solo cento metri. E’ questo che hanno guadagnato i due alpinisti nell’ultima giornata di scalata, che li ha visti passare da 8.300 a 8.400 metri di quota, fissando ben duecento metri di corde fisse su una cresta insidiosa e sconosciuta. 
 
Sconosciuta, perchè nella parte alta della montagna la spedizione ha abbandonato la via dei
giapponesi (nella foto sotto, segnata in rosso) per aprire una variante in cresta (indicata con la freccia gialla).
 
"Questo tratto si sta rivelando davvero difficile" hanno commentato i due alpinisti nelle comunicazioni radio con il campo base. E per difficile non s’intende qualche passaggio esposto. I protagonisti sono ritenuti due dei più forti rocciatori del Kazakhstan, paese natale di talenti come Denis Urubko e Sergey Samoilov.
 
"Il couloir dei giapponesi era troppo pericoloso – ha spiegato  Ervand Iljinsky, capospedizione e coach della nazionale kazaka d’alpinismo -. Ha nevicato troppo nelle ultime settimane e le valanghe erano più una realtà che un rischio. Così abbiamo deciso di proseguire sulle rocce dello sperone".
 
Fino a venerdì, erano in quattro a lavorare su questa variante. Ma Angrew Puchinin e Serguey Bogomolov, provati dalla fatica e dall’alta quota, poi hanno deciso di rientrare. E così sono rimasti solo Zhumayev e Pivtsov, testardi e impavidi, a proseguire verso la cima.
 
Ormai sono cinque giorni che lavorano nella zona della morte, oltre gli ottomila metri. Salgono lenti, il terreno è molto pericoloso e la scalata presenta difficoltà molto alte. Hanno fissato centinaia di metri di corde fisse, e proseguono consapevoli del fatto che una volta finite le corde, dovranno continuare in libera.
 
Oltre alle difficoltà tecniche, c’è anche quella di dover individuare la traccia. Tutto sulle spalle di questi due, soli, giovani alpinisti. Dal campo base, il capospedizione Iljinsky li osserva e cerca di indirizzarli con il telescopio, che punta dritto sulla cresta. Ma le nuvole non rendono facile il suo compito.
 
Quattro alpinisti della spedizione stanno salendo ai campi alti, per supportare e "guardare le spalle" ai due pionieri.
 
La cresta sembra fattibile, a guardarla. Sembra quasi la prosecuzione logica della via, che corre per gran parte sul filo dello sperone nordovest e poi si sposta bruscamente a sinistra, nell’ampio canale di neve che conduce direttamente sulla vetta del K2 (8.611 metri). Ma, a quanto pare, è tutt’altro che così.
 
Si tenga presente che questo è il versante più infido e pericoloso del K2. La via che stanno salendo i giovani della nazionale kazaka si trova esattamente a metà tra la parete ovest, inviolata fino a qualche settimana fa quando i russi di Victor Kozlov sono riuciti a salirla dopo mesi di lavori, e la parete nord, dove Denis urubko e Sergey Samoilov si accingono a tentare una nuova linea di salita.
 
Zhumayev e Pivtsov hanno solo trent’anni e hanno già scalato undici ottomila, tutti senza ossigeno. L’anno scorso hanno scalato il Dhaulagiri e subito dopo l’Annapurna, con un solo tentativo e senza aiuti esterni. Quest’anno sono stati i primi l’Everest.
Sara Sottocornola

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