Alpinismo

Il K2 dice no a Kopold e Kaltenbrunner

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ISLAMABAD, Pakistan — La bufera, sul versante Sud del K2, non ha smesso di spirare. E alla fine, hanno dovuto tutti tornare a casa a mani vuote. Gerlinde Kaltenbrunner, Ralf Dujmovitz, Dodo Kopold, Piotr Morawski e Peter Hamor, gli ultimi pretendenti della via Cesen, a metà agosto hanno dovuto fare le valigie e rinunciare definitivamente alla vetta.

Kopold, Morawaski e Hamor avevano salito il Nanga Parbat in luglio. Poi volevano aprire una via nuova sulla Ovest del K2, ma a pochi giorni dall’arrivo al campo base avevano annunciato il ripiego sulla via Cesen, ritenendo troppo rischioso il progetto iniziale, date le condizioni meteorologiche.
 
Così si erano spostati sul versante Sud, dove erano arrivati da poco la Kaltenbrunner e il marito. Tutti insieme, con anche l’americano Fabrizio Zangrilli, hanno provato a raggiungere la vetta il 10 agosto. Ma il loro tentativo è naufragato a circa 8.000 metri a causa del maltempo: neve, nebbia e vento infernale rendevano il passaggio sul Collo di Bottiglia troppo rischioso.
 
Nel giro di 35 ore dalla partenza, il gruppo era rientrato al campo base, stremato e deluso. Il giorno dopo la Kaltenbrunner e il marito sono rientrati in Europa, mentre Kopold e compagni sono rimasti al base, intenzionati a riprovarci.
 
L’attesa finestra di bel tempo, però, non è mai arrivata. Le previsioni erano pessime anche nel lungo periodo, e le nevicate rendevano sempre più rischiosa la salita. Alla fine, anche i tre fuoriclasse slavi hanno dovuto cedere, e il 18 agosto sono ripartiti verso casa.
 
Sara Sottocornola

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