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Trento Film Festival, trionfa “Le Chant des Forêts”. Tutti i vincitori della 74ª edizione

“Le Chant des Forêts” di Vincent Munier vince la Genziana d’oro al 74° Trento Film Festival, premiando un racconto intimo del rapporto tra uomo e natura. Tra gli altri riconoscimenti, Kronoshock per l’alpinismo e The North per l’esplorazione, in un’edizione segnata da ambiente e nuove generazioni.

È Le Chant des Forêts del regista e fotografo francese Vincent Munier a conquistare il Gran Premio “Città di Trento” alla 74ª edizione del Trento Film Festival. La Genziana d’oro per il miglior film premia un’opera che mette al centro il rapporto tra uomo e natura, attraverso uno sguardo intimo e intergenerazionale.

La giuria internazionale (composta da Benoît Aymon, Angela Benavides, Giada Colagrande, Emanuele Crialese e Kim Young-Mi) ha motivato così la scelta: “Abbiamo dichiarato guerra alla natura, ma la perderemo. Eppure questo film ci da speranza e ci dimostra che non e troppo tardi per riconnetterci a cio che conta davvero. Attraverso lo sguardo di tre generazioni, andando controcorrente rispetto ad una societa che ha fatto della velocita e della performance le sue virtu cardinali, Le Chant des Forêts ci invita a riscoprire la pazienza, la lentezza, il silenzio, e a coltivare la trasmissione del sapere con poesia, saggezza e sensibilita. Vincent Munier ci insegna ad aprire i nostri occhi, ma soprattutto le nostre orecchie. Ci invita a meravigliarci delle cose semplici che abbiamo davanti e sotto di noi. Non c’e bisogno di andare dall’altra parte del mondo: e sufficiente entrare nel primo bosco che ci capita a tiro e ascoltare il suo canto. Ognuno di noi puo farlo. E porre fine, così, a questa guerra, facendo pace con la natura e con noi stessi”.

Girato nelle foreste dei Vosgi, il film racconta il dialogo tra tre generazioni, quella del regista, di suo padre e suo figlio, unite dall’osservazione della fauna selvatica, tra cervi, volpi, linci e il simbolico gallo cedrone.

Non bisogna mai smettere di stupirsi: e questo l’insegnamento piu semplice e al contempo sorprendente che questo film ha mandato al pubblico del Festival, che lo ha amato dalla prima proiezione, alla Giuria internazionale e a tutte e tutti noi” ha commentato il Presidente del Trento Film Festival Mauro Leveghi. “Un inno alla riscoperta della meraviglia della natura selvatica, tra i piu poetici mai visti a Trento. E non per l’assenza dell’uomo, tutt’altro: proprio per la capacita di calarlo, con i suoi sensi e il suo pensare, in un rapporto finalmente armonico con l’ambiente circostante. Il gallo cedrone, l’’urogallo eterno’ dei racconti di Mario Rigoni Stern, allontanatosi dalle Alpi a causa della distruzione del suo biotopo da parte dell’uomo, diventa così il simbolo potentissimo di una relazione da ricostruire: prendendosi il tempo per osservare la luna, imparando ad ascoltare i battiti dei cuori degli abitanti della foresta, apprezzando in silenzio il gusto di sentirsi piccoli di fronte all’eternita della natura”.

I premi principali: alpinismo, esplorazione e nuove visioni

Accanto al riconoscimento principale, il Festival ha premiato anche le altre categorie chiave del concorso.

La Genziana d’oro per il miglior film di alpinismo (Premio CAI) va al cortometraggio animato Kronoshock dello spagnolo Ignasi López Fàbregas. In meno di dieci minuti, il film ripercorre con ironia l’evoluzione dell’alpinismo e il suo impatto sulla natura, invitando a riflettere “su quando, a un certo punto, abbiamo sbagliato strada”.

Il premio per il miglior film di esplorazione o avventura (“Città di Bolzano”) è stato assegnato a The North di Bart Schrijver, racconto di un lungo trekking nelle Highlands scozzesi che diventa un viaggio interiore. “La più grande esplorazione è quella interiore”, si legge nella motivazione della giuria

Le Genziane d’argento e il premio della giuria

Per quanto riguarda i riconoscimenti tecnici e artistici, la Genziana d’argento per il miglior contributo tecnico-artistico è andata a Le Sang et la Boue di Jean-Gabriel Leynaud, film che racconta lo sfruttamento legato all’estrazione del coltan nella Repubblica Democratica del Congo, restituendo dignità a storie spesso invisibili.

La Genziana d’argento per il miglior cortometraggio è stata assegnata a White Flag dell’iraniano Parviz Rostami, definito dalla giuria “pura poesia, pure emozioni, puro cinema”.

Il Premio della Giuria è andato invece a Silver di Natalia Koniarz, un film che esplora il mondo delle miniere e il doppio sfruttamento, umano e ambientale, che le caratterizza, mostrando “le montagne che progressivamente scompaiono, sventrate dall’estrazione mineraria”.

Il futuro e lo sguardo delle nuove generazioni

Il Premio T4Future, assegnato da una giuria di studenti, è stato conferito a The Last Ranger di Cindy Lee, per la capacità di raccontare “l’enorme impatto dell’uomo sulla natura” attraverso una storia accessibile alle nuove generazioni.

Un’edizione, quella del 2026, segnata proprio dal tema del passaggio di testimone, come sottolineato dalla direttrice Luana Bisesti. “Questa edizione del Festival e nata all’insegna del passaggio di testimone, con una
programmazione che ha dato sempre piu spazio alle voci, ai linguaggi e alle storie delle nuove generazioni” ha commentato la direttrice del festival. “E una coincidenza significativa e apprezzatissima, quindi, la vittoria della Genziana d’oro per il miglior film ad un’opera, Le Chant des Forêts, costruita intorno a un dialogo intergenerazionale profondo e appassionante. Così come non possiamo non essere felici dell’assegnazione del Premio CAI per il Miglior film di alpinismo a un cortometraggio che utilizza l’animazione per raccontare una storia
che si snoda nei decenni, e parla a tutte e a tutti, con un messaggio universale e un appello al cambiamento rivolto ad ogni generazione”.

Un festival tra natura, cinema e cambiamento

Nel complesso, i premi della 74ª edizione delineano una direzione chiara: centralità dei temi ambientali, attenzione alle trasformazioni della montagna e volontà di raccontare il rapporto tra uomo e natura con uno sguardo rinnovato.

Dalla poesia delle foreste europee alle contraddizioni dell’estrazione mineraria globale, passando per l’evoluzione dell’alpinismo e le sfide delle nuove generazioni, il Trento Film Festival conferma il proprio ruolo di osservatorio privilegiato sulle culture della montagna e sulle grandi questioni del presente.

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