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Sci alpino: a tu per tu con Lara Gut, campionessa olimpica a Sochi

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Lara Gut (Photo Enervit)
Lara Gut (Photo Enervit)

SOCHI, Russia — Ha vinto la medaglia di bronzo pochi giorno fa nella Discesa femminile delle Olimpiadi invernali ed è attesissima la sua gara di stamattina nel Supergigante. Lara Gut è ritenuta uno dei maggiori talenti svizzeri nello sci alpino: in questa intervista, rilasciata qualche settimana prima dell’inizio delle gare di Sochi, racconta come è nata la sua passione per lo sci, ben presto diventata la carriera di una campionessa olimpica.

Ha vinto, già all’età di 17 anni, la sua prima gara di Coppa del mondo nel SuperG a St. Moritz. Da allora si sono aggiunte altre vittorie, tra cui le medaglie d’argento nella discesa libera e nella supercombinata ai Campionati del Mondo di sci alpino FIS in Val d’Isère 2009. La stagione 2009-2010 però, è caratterizzata da un primo importante infortunio: durante una sessione di allenamento in gigante, cade e si lussa l’anca destra costringendola ad un intervento e a una lunga riabilitazione che la costringe a rinunciare ai XXI Giochi olimpici invernali di Vancouver 2010.

La stagione successiva, 2010-2011, ritorna ad essere competitiva nel gigante di Coppa del Mondo, a Sölden, cui segue il podio nella discesa di Val-d’Isere e la prima vittoria nel super G di Altenmarkt-Zauchensee. Il 2012 è tutto in positivo con la vittoria nella libera di Val-d’Isere, suo primo successo in questa specialità. Il 5 febbraio 2013 ai Mondiali è ancora d’argento in super G a Schladming.

“Ho iniziato a sciare fin da subito – racconta Lara Gut -, il primo paio di sci me lo hanno regalato quando avevo un anno e mezzo… Poi sono cresciuta e non si capisce perché mi chiamano ancora Laretta: sono un metro e sessanta e quando la gente mi vede da vicino e non in tv sugli sci, mi dice, pensavo che fossi più alta…E io mi stizzisco. Ma come più alta? Prendi un metro e misurami. 1 e 60 fa sempre uno e sessanta!”.

Quella in corso è per lei una stagione di obiettivi, tutti preparati con grande determinazione. “Abbiamo lavorato tanto quest’estate – racconta -, abbiamo impostato bene la preparazione nei mesi scorsi, quelli intensi che costruiscono i successi in gara: salti, corsa, palestra, bilanciere, test velocità-potenza, recupero, equilibrio, prove di materiali, di tutto e di più, ma siamo soddisfatti. Si lavora bene in famiglia dove ora c’è anche il mio fratellino a sudare accanto a me: non più tanto fratellino, perché in realtà mi fa una seria concorrenza anche in palestra!”.

Le aspettative olimpiche? “Ci siamo – dice la svizzera -. Sono pronta. Ci siamo preparati per quello che c’è da fare. Molti mi chiedono quali siano le mie aspettative agonistiche a medio e a lungo termine: io sono sempre stata restia a parlare di Olimpiadi in termini di numeri e questo discorso vale un po’ per tutto. Essere ad esempio fra le prime tre? Non potete chiedermelo. Non posso decidere se arrivare prima, seconda o terza, posso però migliorare e dare il massimo: sciare al meglio! Cercare, ogni giro, di fare un passo avanti, perseguire la sciata perfetta: quella che non esiste, ma è ideale, ed è la più vicina alla perfezione. A volte bisogna essere contenti del decimo posto, a volte il secondo ti va stretto: non voglio fare una gara per un risultato, un numero, la voglio per sciare al meglio. Non è il risultato che conta, ma come arriva, il procedimento. Sarà poi il risultato di quello che abbiamo fatto in questi mesi”.

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