Alpinismo

Sull’Alpamayo i messaggeri del soccorso

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BOLZANO — E’ da poco rientrata in Alto Adige una spedizione alpinistica bolzanina che ha avuto come teatro d’avventura le meravigliose cime della Cordillera Blanca in terra peruviana. I componenti del gruppo si sono impegnati nella salita di alcune meravigliose cime tra cui l’imponente ed affascinante Nevado Alpamayo (5947 m).

Considerata da alcuni la "montagna più bella del mondo", l’Alpamayo è stato salito per la prima volta nel 1975 da una spedizione italiana capitanata da Casimiro Ferrari e composta da membri del prestigioso gruppo dei Ragni di Lecco lungo la parete Sudovest, costituita da una serie parallella di canali di ghiaccio che rappresentano uno dei più bei spettacoli che la natura possa offrire.
 
Il progetto bolzanino prevedeva la ripetizione della via percorsa da Ferrari ma, per il pericolo di distacchi i cornici nevose è stata salita la via "dei francesi" che rappresenta una salita impegnativa in alta quota con difficoltà di IV grado e pendenze di 60/70 gradi.
 
Il secondo obiettivo della trasferta è stato quello di portare un supporto in termini di materiale alle strutture che si occupano di soccorso in montagna nella zona di Huaraz.
 
"Los chasquis de los Alpes"  è il titolo che Il gruppo ha voluto dare a questo viaggio in terra andina che, nell’antico idioma peruviano Quequa significa "messaggeri delle Alpi" Alcuni dei componenti della spedizione, infatti, sono volontari nella squadra del Soccorso Alpino di Bolzano e hanno voluto trasmettere un "messaggio" di solidarietà ai colleghi peruviani.
 
In Perù il soccorso in montagna non è ancora una realtà strutturata ed efficiente, ma riflette la situazione italiana di 50 anni fa, quando erano le guide alpine della valle che si adoperavano per portare un salvataggio agli alpinisti/escursionisti in caso d’infortunio.
 
Grazie alla collaborazione di alcuni sponsor italiani sono stati donati uno zaino sanitario completo e numeroso equipaggiamento tecnico rappresentato da caschi, picozze, imbragature e ramponi. Il materiale è stato suddiviso tra i due principali attori del soccorso: le guide alpine "Don Bosco", nate dal famoso progetto italiano Mato Grosso ed il gruppo delle guide di Huaraz.
 
Giorgio Gayer

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