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In cerca di tracce umane: drone archeologico sulle Dolomiti Bellunesi

Busa delle Vette (Photo www.dolomitipark.it)
Busa delle Vette (Photo www.dolomitipark.it)

SOVRAMONTE, Belluno — Uno studio sugli antichi recinti pastorali nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi per trovare tracce della antica frequentazione umana. Nei giorni scorsi un “drone archeologo”, un piccolo elicottero dotato di apparecchiatura fotografica e video, è stato utilizzato in Busa delle Vette, per rilevare e misurare con estrema precisione il complesso di strutture pastorali in località Vette Piccole.

Molti escursionisti avranno notato, durante le loro passeggiate in montagna, dei cerchi di sassi, piu’ o meno grandi e regolari, spiccare sulle praterie di alta quota. Si tratta dei resti di antichi ricoveri e di recinti pastorali, utilizzati in passato per radunare le greggi per la mungitura. Le pecore entravano nel recinto, formato da un semplice muro a secco, attraverso un cancello in legno, che veniva richiuso alle loro spalle. Per uscire dal recinto gli animali dovevano passare attraverso uno stretto varco, da dove transitavano solo dopo essere state munte dal pastore. Fino a poco tempo fa gli studiosi ritenevano che questi recinti fossero strutture relativamente “giovani”. Recenti studi condotti sulle Alpi francesi hanno però smentito clamorosamente tale ipotesi, dimostrando che alcuni di questi recinti hanno origini preistoriche, risalgono all’età del Bronzo e hanno quindi più di 4.000 anni!

Appassionati di archeologia locale, coordinati da Piergiorgio Cesco Frare e Gabriele Fogliata, hanno censito negli anni scorsi i recinti pastorali presenti in provincia di Belluno e nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, rilevando e misurando complessivamente una ottantina di siti, di cui una decina all’interno del territorio del Parco. I risultati del loro lavoro sono stati pubblicati, nel 2012, nel numero 4 della rivista scientifica “Frammenti”.

Per approfondire lo studio di queste preziose testimonianze storiche ed archeologiche, il Parco ha stipulato una convenzione con l’Associazione ARCA – Gruppo Archeologico Agordino. Il progetto prevede il completamento del censimento dei recinti nel territorio del Parco e la realizzazione di alcuni saggi di scavo, per cercare indizi utili alla datazione delle strutture come, ad esempio, resti di carbone, che possono essere datati con il metodo del radiocarbonio. Il sito individuato per effettuare i saggi di scavo si trova in Busa delle Vette, nel settore sud occidentale del Parco.

Prima di procedere con lo scavo, che sarà realizzato il prossimo anno sotto la direzione della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto e con la collaborazione tecnico scientifica delle Università di Trento e di York, è necessario un rilievo accurato del sito, letteralmente “sasso per sasso”. Questo rilievo, solitamente condotto sul terreno con mezzi manuali, è stato per la prima volta effettuato utilizzando i più aggiornati mezzi tecnologici.

Nei giorni scorsi, infatti, un “drone archeologo”, sorta di piccolo elicottero dotato di apparecchiatura fotografica ad uso fotogrammetrico e sviluppato dalla società Zeta Esse, è stato utilizzato in Busa delle Vette, per rilevare e misurare con estrema precisione il complesso di strutture pastorali in località Vette Piccole. Le informazioni fornite dal drone consentono di capire quali parti del recinto siano presumibilmente più antiche e di individuare i punti in cui effettuare i saggi di scavo, nella speranza di trovare tracce della antica frequentazione umana.

“L’indagine avviata con ARCA – ha commentato il Presidente del Parco, Benedetto Fiori -, rientra tra i numerosi progetti di ricerca in corso attualmente nel Parco. Questo però è uno studio particolare, non destinato ad indagare le valenze naturalistiche, ma a studiare la storia e la preistoria dei nostri monti. Il valore del Parco è infatti costituito anche dalle numerose e preziose testimonianze storiche, architettoniche ed archeologiche legate alla millenaria frequentazione dell’uomo. Conoscere questo patrimonio consentirà al Parco di conservarlo, promuoverlo e valorizzarlo al meglio”.

Info e foto  www.dolomitipark.it

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