L’incanto della Luna Blu sugli Spalti di Toro
Maggio è stato un mese speciale caratterizzato da un doppio plenilunio: ad aprire le danze la "Luna dei fiori" del 1° maggio, a chiuderle la "Luna Blu" del 31, immortalata in uno scatto da sogno dalla fotografa Alessandra Masi tra le cime delle Dolomiti.


Il mese di maggio si è congedato con uno spettacolo astronomico di rara bellezza, che ha tenuto con il naso all’insù migliaia di appassionati e curiosi, visibile in tutto il suo splendore dopo il tramonto, sia la sera del 30 che quella del 31 maggio 2026. Non si è trattato di una classica notte di Luna piena, ma del secondo plenilunio in un solo mese solare.
Un fenomeno insolito, che porta con sé un nome ricco di storia, folklore e qualche simpatico “incidente” editoriale: la Luna Blu. A regalarci un’immagine straordinaria di questo raro spettacolo è stata la fotografa Alessandra Masi, capace di catturare il satellite incastonato come un gioiello tra le vette delle Dolomiti d’oltre Piave.
Che cos’è la Luna Blu?
Maggio 2026 è stato un mese decisamente speciale per gli amanti del cielo. Il calendario ha ospitato ben due pleniluni: il primo è caduto il 1° maggio, tradizionalmente ribattezzato “Luna piena dei fiori” per via della fioritura primaverile. Il secondo si è compiuto il 31 maggio, con apice alle 10.45 del mattino. Quando si assiste al verificarsi di due lune piene in un solo mese solare, la seconda prende il nome di Luna Blu, un evento che si ripete in media ogni circa tre anni.
Ma da dove nasce questo nome così particolare? Sorprendentemente, la definizione astronomica moderna è frutto di un curioso errore editoriale: nel 1946 la celebre rivista astronomica Sky & Telescope interpretò male le complesse regole dei vecchi almanacchi contadini (che riconoscevano come Luna Blu la terza Luna piena in una stagione che ne conteneva quattro), affermando erroneamente che si trattasse semplicemente della seconda Luna piena all’interno di un singolo mese. La definizione era così semplice, orecchiabile e immediata – fu tra l’altro inserita nelle domande del celebre gioco Trivial Pursuit negli anni Ottanta – che ha finito per imporsi come uno standard globale.
Come ricorda la NASA, l’evento non ha nulla a che fare con una reale colorazione del satellite, che continua a brillare del suo classico grigio pallido. Tuttavia, l’agenzia spaziale spiega che in rarissimi casi storici la Luna è apparsa davvero bluastra a causa di catastrofi naturali. Ne è un esempio la colossale eruzione del vulcano Krakatoa in Indonesia del 1883, che proiettò nell’atmosfera tonnellate di ceneri con particelle superiori a 0,6 micron (la lunghezza d’onda della luce rossa). Queste particelle agirono come un filtro naturale, disperdendo la luce rossa e facendo apparire la Luna visibilmente blu per anni, un effetto che eccezionalmente può essere causato anche da enormi incendi boschivi.
A rendere ulteriormente unico l’evento di fine maggio è stato un dettaglio: quella che abbiamo potuto osservare nel cielo notturno era una Microluna. La Luna si muove su un’orbita ellittica e passa continuamente dal punto di massima vicinanza alla Terra (perigeo) a quello di massima distanza (apogeo). Quando il plenilunio coincide con l’apogeo, si ha una Microluna. La Luna piena del 31 maggio è apparsa infatti leggermente più piccola e meno luminosa rispetto a una Luna piena media. Ma probabilmente in pochi se ne saranno accorti.
Il Gioiello degli Spalti di Toro
Una Luna più piccola e distante del solito non equivale certo a meno bella, come conferma uno scatto da sogno realizzato dalla fotografa Alessandra Masi, che è riuscita a catturare il satellite proprio mentre sorgeva dietro le vette delle Dolomiti d’oltre Piave, patrimonio UNESCO.
“Un incontro silenzioso tra le geometrie dello spazio e i profili della Terra”, così sintetizza lo spettacolo celeste di fine maggio. Una notte in cui la natura è parsa voler rispondere alla scienza sottesa al doppio plenilunio “con una sua personale ironia visiva”.
“La Luna, colta bassa sull’orizzonte, si accende di tonalità ambrate e dorate, filtrata dalla nostra atmosfera – racconta Alessandra – . È una presenza discreta, la “Microluna” più distante dell’anno, che viaggia a 406.134 chilometri da noi apparendo più piccola e meno luminosa del solito. Ma nello spazio dell’inquadratura questa distanza si annulla: il disco lunare si mostra nitido, imponente e fiero, apparendo incastonato come una gemma preziosa tra le creste di Santa Maria nel gruppo degli Spalti di Toro, le vette selvagge delle Dolomiti d’oltre Piave protette dall’UNESCO.”


