Storia dell'alpinismo

Premio Marcello Meroni: ecco i candidati

I coniugi Aliprandi (Photo courtesy Cai Milano)
I coniugi Aliprandi (Photo courtesy Cai Milano)

MILANO — Laura e Giorgio Aliprandi, Graziano Biancossi, il Cai Luino e Associazione Amici del Madagascar onlus, Fulvio Fabbroni e Luciano Bagoli, Carlo Pozzoni, Cristina Rovelli, Simone Salvagnin. Ecco chi sono i finalisti del Premio Marcello Meroni, il prestigioso riconoscimento alpinistico promosso dalla Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Silvio Saglio” del Cai-Sem di Milano che verrà assegnato il prossimo 29 novembre a Milano.

Laura e Giorgio Aliprandi
Rappresentano un significativo esempio di passione per la montagna espresso non solo con la lunga e attiva frequentazione, specie della Val D’Ayas e del Monte Rosa, ma ad essa associando un impegno culturale di rilievo, con la quasi quarantennale dedizione allo studio della cartografia alpina, soprattutto delle Grandi Alpi. In Italia possono essere considerati come gli studiosi più avanzati nell’ambito della cartografia storica alpina, giacché prima di loro mai si era affrontato lo studio di questa disciplina con simile ampiezza e varietà di prospettive. La familiarità con l’alto territorio alpino è stata una componente fondamentale allo sviluppo delle loro analisi, facilitandoli nelle verifiche sul campo, poiché teorie e analisi delle carte geografiche, in quanto descrizione approssimata del territorio, è essenziale siano associate a verifica sul terreno. La loro vasta cultura è altresì stata utile per dedurre dalle carte quelle informazioni di carattere storico, geografico, economico che implicitamente sono racchiuse nelle carte e sono deducibili solo con l’attenta e paziente osservazione e decifrazione di simboli, sigle, segni che con l’esperienza hanno imparato a individuare. La loro metodologia di indagine è prettamente scientifica basata su fonti e fatti verificati e perciò le loro deduzioni sono sempre corrette e prive di quelle fantasiose suggestioni che talvolta si trovano in autori non altrettanto scrupolosi.

Graziano Biancossi
Le benemerenze acquisite da Biancossi in tanti anni di attività volontaria riguardano in particolare le attività sportive della gioventù ossolana. Nel ’62 ha fondato lo Sci Club Viceno poi confluito nel ’78 nello Sci Club Devero, Baceno, Premia; dal ’75 è giudice di gara FISI per le discipline dello sci alpino e di fondo e nel 2002 si è meritato la Stella di bronzo al merito sportivo del CONI. Nel 2012 ha contribuito ad aprire al bouldering la vasta foresta che si stende ai piedi del Cistella. Come risulta dalla guida “Foppiano Boulder 2013” sono 167 i sassi mappati su cui scalare, gareggiare, sbizzarrire la fantasia. Con l’indispensabile aiuto di Graziano soprannominato “il Druido”, guida spirituale e pratica dei sassisti, i lavori di pulizia per liberare questi sassi dai muschi e dall’intrico dei rami, hanno richiesto non poche fatiche. Tre anni fa, nel 2010, eseguì nella penombra della foresta del Cistella la bonifica di un gigantesco monolito di gneiss battezzato Sass Giana e con la guida alpina Paolo Stoppini ne fece un centro di arrampicata per i ragazzi oggi molto frequentato. Battendo a palmo a palmo la foresta del Cistella, da qualche tempo si dedica alla riscoperta e alla mappatura delle “giazzere” in cui i malgari tenevano in fresco la produzione casearia e accarezza un sogno: la nascita di una “biblioteca del bosco” aperta a tutti i visitatori che possa essere anche di stimolo per una più approfondita tutela di questo inestimabile patrimonio naturale.

CAI Luino e “Amici del Madagascar”: Bianchi, Calebasso, Colombo, Minoia, Motti, Notaro, Piccinin
Sport e Solidarietà, sono state le finalità dell’evento che due Associazioni luinesi, CLUB ALPINO ITALIANO E AMICI DEL MADAGASCAR onlus, hanno organizzato in collaborazione, per ricordare il 60° di fondazione del CAI di Luino. È stato un avventuroso e faticoso tour in mountain bike su piste semidesertiche del Madagascar che ha toccato alcune missione, tra le più povere dell’isola, che l’Associazione aiuta da molti anni. Accostare la volontaria fatica fisica alla purtroppo non volontaria fatica del vivere quotidiano di gran parte della popolazione che si è incontrata sul percorso, ha voluto essere un segno di solidarietà e di condivisione delle sofferenze. Oltre a questa solidarietà morale, le due associazioni hanno anche portato segni tangibili di aiuto generosamente offerti da sponsor pubblici e privati. Il tour ha attraversato la dorsale centrale della grande isola, dai 1400 metri della capitale Antananarivo verso sud, ed è terminato al lebbrosario di Ampasy nella città di Fort-Dauphin sulle rive dell’oceano indiano.

Fulvio Fabbroni e Luciano Bagoli
Nel corso degli ultimi tre anni i due colleghi hanno collaborato nel progettare e realizzare un percorso didattico trasversale di arricchimento dell’offerta formativa scolastica, incentrato sull’introduzione alla frequenza e alla comprensione dell’ambiente montano. In sintesi i progetti hanno fatto perno su tre campi d’azione: a) conferenze d’alto profilo culturale b) interventi introduttivi all’arrampicata c) uscite didattiche in ambiente alpino, curate dai docenti stessi, si segnalano la strada delle gallerie al Pasubio (prima scuola a percorrerla in discesa) e la Linea Cadorna in val d’Intelvi integrata da testimonianze locali di esperienza partigiana, oppure la ciaspolata in Alpe Devero, contestuale alla frequenza del rifugio CAI nel parco naturale. La valenza culturale degli interventi si sintetizza in due conversazioni del prof. L. Zanzi (emerito dell’univ. di Pavia e dell’Insubria) sull’antropologia in montagna e sulla definizione del dissidio storico Bonatti/Compagnoni al K2, in due interventi del Dott. Festi, responsabile del Corso Master in medicina d’altura promosso presso l’univ. di Varese, dalla testimonianza del giornalista L. Viganò, curatore della riedizione dei testi di montagna firmati da Dino Buzzati.

Carlo Pozzoni
Mosso dalla passione per la montagna ed in particolare per la Valsesia (valle alpina della provincia di Vercelli), terra a lui particolarmente cara in quanto i suoi nonni, gli zii e la mamma sono originari di lì, Carlo ha deciso di fare di tutto per far conoscere la valle e valorizzarne gli aspetti storici e turistici. Aiutato dalla sua laurea e dal suo lavoro, ha intrapreso un progetto di comunicazione che attraverso le potenzialità del web potesse portare in tutte le case un po’ di Valsesia. Ha così creato il magazine InValsesia dedicato interamente alla Valsesia e ai paesi che la caratterizzano. Un magazine che non si trova stampato in edicola ma, seguendo l’evolversi delle tecnologie, è fruibile gratuitamente su internet. Grazie alla forza della rete cerca di far conoscere i paesi valsesiani. Uno ad uno, uno per numero. Parallelamente ha creato poi il sito internet di riferimento e con il passare dei mesi il progetto è stato ampliato e ad oggi abbraccia altri social networks (Flickr, Facebook, Pinterest, Instagram, WordPress e Youtube).

Cristina Rovelli
Cristina Rovelli più volte balzata agli onori della cronaca italiana ed estera per la singolarità del suo lavoro, ma soprattutto per il modo in cui lo svolge, è ben nota infatti, per le sue battaglie in difesa degli animali e dell’ambiente selvatico. Trasferitasi da Milano in Valsassina per abitare su un pascolo isolato e circondato da boschi e montagne è divenuta la prima donna guardiacaccia, attività svolta con passione, determinazione e coerenza. Durante il suo lavoro, nella lotta contro il bracconaggio, si è scontrata con gli interessi di personaggi in vista, ricchi e potenti subendo, nel corso degli anni, parecchi tentativi di intimidazione a cui non ha ceduta. Nel 1999 viene scelta a rappresentare l’Italia tra le donne che, nel mondo, si sono distinte per la loro determinazione nel portare avanti numerose battaglie per la salvaguardia degli animali selvatici. Diventa naturale, a questo punto, la sua candidatura al premio per la sua instancabile opera in difesa della natura, della montagna e di tutte le creature che la abitano, sia come guardiacaccia che per la sua opera di informazione tramite libri, articoli di giornale, insegnamento. Pure importante è essere la fondatrice e l’animatrice dell’Associazione Onlus Shangri La’ (http://www.shangrilaonlus.it/), che svolge una assidua opera di divulgazione delle problematiche ambientali e di aiuto alla fauna e organizza iniziative nella natura per adulti e bambini/ragazzi di ogni età.

Simone Salvagnin
La candidatura di Simone Salvagnin è conseguenza del suo impegno come promotore ed organizzatore di eventi culturali collegati alla musica e di eventi sportivi legati al mondo paralimpico. Membro del comitato scientifico del progetto “Scie di passione” (scuola di sci alpino specializzata nello sport e disabilità, il cui scopo è di dare a tutti la possibilità di vivere in modo autonomo la montagna e le attività sulla neve, interagendo e integrandosi con normodotati), Simone si è reso protagonista, promotore e organizzatore delle spedizioni dall’insegna dell’avventura estrema: VERSODOVENONSO 2010 (2 occhi a 4 gambe), viaggio in tandem dall’Italia all’Uzbekistan in completa autonomia; OJOS DEL SALADO PATAGONIA EXPEDITION 2012, spedizione in Sud America che l’ha visto alternare l’alpinismo d’alta quota a lunghi e insidiosi percorsi in tandem; BICI & RADICI, attraversata in tandem del Sud America dall’Atlantico al Pacifico riscoprendo le radici italiane dei nostri emigranti. Simone è per la categoria paraclimbing non vedente B2, medaglia d’oro e di bronzo ai mondiali di arrampicata sportiva di Arco 2011 (TN). Riconferma le due medaglie a Parigi 2012. Vince anche gli ultimi 3 campionati italiani di arrampicata sportiva.
“La fatica ti costringe a liberare la mente: è per me fondamentale quindi avere una continua attività fisica per non lasciar assopire gli altri sensi. Sotto sforzo i miei pensieri mi appaiono più limpidi e riesco a concentrarmi molto meglio, è una sorta di meditazione che mi aiuta a prendere più coscienza di me stesso nello spazio fino a riuscire a dimenticare completamente il mio limite”. Simone è portavoce della carta dei diritti dei disabili ONU.

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