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Patagonia, Hervé Barmasse: vorrei una prima solitaria non solo invernale

Herve Barmasse in Patagonia (Photo Herve Barmasse)
Herve Barmasse in Patagonia (Photo Herve Barmasse)

EL CHALTEN, Argentina — Una prima scalata di una “guglia importante”, per giunta in solitaria. Questo l’obiettivo che vorrebbe centrare Hervé Barmasse, attualmente in spedizione da solo in Patagonia. L’alpinista valdostano è partito per il Sudamerica l’1 agosto e una decina di giorni dopo è arrivato ad El Chalten, dopo una serie di contrattempi e vicissitudini. Il bel tempo ha lasciato da alcune settimane i cieli della Patagonia argentina, e almeno finora il tempo non gli ha concesso molte possibilità.

“Come da noi anche in Patagonia l’inverno può esser temperato, quasi primaverile e altre volte freddo e nevoso – racconta Barmasse -. Al mio arrivo a El Chalten l’inverno gelido e bianco ha bussato alla porta e tutti, sopratutto i bambini, sono felici. L’ultima nevicata in paese risaliva alla fine del mese di maggio. Non sono l’unico arrampicatore presente in paese e altri, prima del mio arrivo, a causa delle condizioni non buone delle altre cime sulle quali avrebbero voluto scalare, si sono dovuti per così dire, ‘accontentare’ di scalare il Cerro Torre”.

Cerro Torre, Torre Egger e Standhart (Photo Hervé Barmasse)
Cerro Torre, Torre Egger e Standhart (Photo Hervé Barmasse)

Barmasse si riferisce alla prima invernale della via dei Ragni al Cerro Torre scalata negli ultimi giorni di luglio dal fortissimo quartetto composto dagli svizzeri Stephan Siegrist e Dani Arnolde, dal tedesco Thomas Huber e dall’argentino Matias Villavicencio. Rimandiamo a domani il racconto di questa salita, a cui dedichiamo un articolo a parte.

“Anche in queste ore – scrive ancora la guida alpina valdostana -, una cordata di fuoriclasse, punta alla prima invernale della Herron e da domani altri arrampicatori statunitensi giungeranno ai piedi di queste magnifiche montagne per scalarle nella stagione più fredda. Segno che anche la Patagonia, sopratutto grazie alle previsioni meteo che difficilmente inciampano in errori grossolani, hanno cambiato anche la mentalità degli scalatori e che dunque, l’alpinismo invernale, è possibile come sulle Alpi o in Himalaya”.

Quanto a lui, sebbene i giorni a sua disposizione siano quasi agli sgoccioli, l’obiettivo ideale sarebbe qualcosa di nuovo. Una solitaria mai realizzata per esempio, vale a dire mai compiuta nemmeno nei mesi caldi.

“Io sono qui in Patagonia per tentare, se possibile, una prima scalata in solitaria di una guglia importante – dice infatti l’alpinista -. Cioè una solitaria che non è avvenuta nemmeno nella bella stagione, l’estate australe, ma sopratutto lo dico e lo ripeto senza problemi, penso per fare esperienza. Ci vuole umiltà in montagna. I giorni a mia disposizione sono quasi terminati e di certo perdere una settimana a Buenos Aires aspettando i bagagli non mi ha aiutato, eppure questa esperienza mi ha già fatto capire alcuni gravi errori che di certo non si ripeteranno il prossimo inverno australe”.

Fitz Roy (Photo Hervé Barmasse)
Fitz Roy (Photo Hervé Barmasse)

Se sarà un niente di fatto per quest’anno quindi, ci dovremo aspettare un ritorno di Barmasse per l’anno prossimo. Del resto l’alpinista italiano in Patagonia ha già all’attivo diverse imprese, tra cui la prima salita della parete Ovest del Cerro Piergiorgio, una via nuova sul Cerro San Lorenzo, la traversata dello Hielo Continental Sur e la salita di alcune cime minori tra cui la Poincenot per la via Willans e la Guillamet per la via Brenner.

 

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