Parchi

Nuove colonie di camosci d'Abruzzo nei Parchi Appenninici

Camosci appenninici (Photo Massimiliano Marcelli courtesy of commons.wikimedia.org)
Camosci appenninici (Photo Massimiliano Marcelli courtesy of commons.wikimedia.org)

GUARDIAGRELE, Chieti — Salvaguardare il camoscio appenninico. Questo è l’obiettivo del progetto Life Coornata che vede protagonisti i 5 Parchi centro appenninici con l’aiuto di Legambiente. Attualmente si stanno reintroducendo alcuni esemplari per creare 4 nuove colonie in varie zone della catena montuosa italiana.

Il camoscio d’Abruzzo o camoscio appenninico è una sottospecie del camoscio pirenaico ad alto rischio di estinzione che abita sulle montagne dell’Appennino, in particolare la zona del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Nel corso degli anni è stata effettuata una reintroduzione degli esemplari nel Parco nazionale della Majella e nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, mentre più recentemente si è lavorato nel Parco nazionale dei Monti Sibillini.

Questa reintroduzione fa parte del Progetto Life Coornata che prevede la salvaguardia dell’animale e ha come obiettivo principale costituire nei 4 parchi dell’Appennino centrale, 4 nuove colonie geograficamente isolate dalla colonia “madre” del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. L’Area Protetta in cui si sta lavorando ora è il Parco regionale naturale del Sirente – Velino in cui sono state trasportate 7 femmine adulte di camoscio catturate nel Parco della Majella durante il mese di luglio.

Tutti gli esemplari sono stati sedati per poter procedere con gli accurati controlli sanitari e poi dotati di marche auricolari con contrassegni individuali di riconoscimento a distanza, oltre che di radiocollari di ultima generazione che permetteranno agli addetti al monitoraggio del Parco di seguirne gli spostamenti anche grazie alle localizzazioni da satellite. In futuro sono in programma le attività di consolidamento di questa nuova colonia con il rilascio di 4 maschi attualmente ospitati nelle Aree Faunistiche di Bolognola, sui Monti Sibillini, e Farindola, sul Gran Sasso.

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