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Pareti

La rivelazione della Torre Egger: intervista a Luca Schiera

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SAN MARTINO VALMASINO, Sondrio – Ha solo 22 anni ma è già diventato Ragno di Lecco, principalmente per merito della spedizione in Patagonia alla Torre Egger, dove ha concluso la via sul versante ovest insieme a Matteo Della Bordella. Luca Schiera vive tra Erba e la Val Masino, dove lo abbiamo raggiunto telefonicamente per farci raccontare chi è, e scoprire qualcosa in più su uno dei volti nuovi dell’alpinismo italiano.

Luca come è nata la tua passione per la montagna?
Sono sempre andato in montagna fin da bambino. A 5 o 6 anni ho iniziato a muovermi sulla roccia con mio padre, poi pian piano ho iniziato ad andare sempre più spesso finché non sono stato assorbito dalla passione. Ho sempre scalato tanto in Val Masino, Val di Mello, e nella zona di Erba.

Per te la montagna è prima di tutto alpinismo o arrampicata?
Ma principalmente arrampicata, anche se potremmo dire metà e metà.

Torre Egger a parte, come hai fatto a diventare ragno così giovane?
A non lo so, io sono quasi un esterno, potremmo dire che sono solo il protagonista. A parte la Egger ho scalato varie vie in giro per le Alpi: qui in Val Masino, dove mi trovo adesso, le classiche moderne.

Monte Bianco, Dolomiti?
No, da quelle parti non scalo quasi mai. Principalmente arrampico su granito e poi calcare, come in Wenden.

Non solo sei il Ragno più giovane, ma anche la tua candidatura è stata appoggiata all’unanimità…
Sì, nessuno ricordava che fosse successo altre volte. Quasi sicuramente ha influito il successo alla Torre Egger.

Quando sei diventato amico di Matteo Della Bordella?
Abbiamo iniziato a scalare insieme circa un anno fa, ma non abbiamo mai arrampicato insieme tanto spesso. Siamo andati ogni tanto, abbiamo provato ma non abitualmente. Ci siamo comunque sempre trovati bene e così mi ha chiesto se volevo partecipare alla spedizione.

Ecco infatti, come sei stato coinvolto nel progetto della Torre Egger?
Credo che i due Matteo ne parlassero già da tempo, non sapevano se tornare o no ma avevano già pensato di coinvolgere una terza persona. Probabilmente ci avranno pensato e gli sarò venuto in mente. Ovviamente io ho accettato subito.

Chi ti ha chiamato?
Mi ha chiamato Matteo Della Bordella.

E Matteo Bernasconi lo conoscevi già?
Si lo conoscevo da più tempo, ma anche con lui non avevo scalato molto. Andavamo ogni tanto in falesia.

Quando ti hanno chiesto di andare alla Egger, non hai mai temuto che potesse essere al di sopra delle tue possibilità?
No, perché ho pensato che se loro che sono espertissimi, mi chiedevano di andare con loro era perché sapevano che potevo farcela. Mi sono fidato del loro giudizio. Certo, non sapendo dove sarei andato e avendo davanti a me un progetto così difficile, non è che fossi proprio sicuro, ma confidavo in loro.

È stata la tua prima spedizione?
Sì la prima, e ora stiamo già preparando un viaggio per questa estate: la spedizione in Pakistan all’Uli Biaho, sempre con Matteo Della Bordella.

Ti senti più preparato ora che hai alle spalle un’altra spedizione?
Sono cose molto diverse, posti molto diversi, sia per le montagne che per come quota. È una cosa ancora nuovo, anche per i miei compagni.

La Patagonia che hai visto era quella che ti immaginavi?
L’ambiente non me lo immaginavo così grandioso…pareti, avvicinamenti, ghiacciai, tutto molto più grande che da noi. Un ambiente molto più severo, per il vento, per il meteo. Lo sapevo, me l’avevano detto, ma quando poi lo vedi è un’altra cosa.

Luca Schiera (Photo Luca Schiera)
Luca Schiera (Photo Luca Schiera)

Molti alpinisti quando vanno in Patagonia dicono che vanno in vacanza, sei d’accordo?
Mah sì, può essere anche una vacanza, dipende un po’ da cosa vai a fare e da cosa intendi per vacanza. Sicuramente ci sono stati momenti di divertimento e relax, ma anche altri di tensione.

Cosa fai nella vita? Studi, lavori…
Per adesso studio, faccio tecniche ortopediche all’università di Milano. Poi vedrò cosa fare nella vita.

Dove vivi?
Abito vicino ad Erba, ma vivo un po’ lì e un po’ in Val Masino.

Preferisci scalare con gente più grande ed esperta di te o con coetanei?
Di coetanei in realtà ne conosco pochi, di solito scalo con gente più grande di me.

Che tipo di alpinista ti vedi da grande?
Nell’immediato futuro non mi interessa l’alta quota, penso a scalare su roccia o anche su ghiaccio magari vie tecniche

Della Bordella ha detto di te che sei “un ragazzo buonissimo e che vuole imparare tutto”. Quale sarà la prossima cosa che vorrai imparare?
In montagna per adesso mi sto allenando soprattutto nell’arrampicata sportiva, anche per rimettermi in forma visto che sono tornato dalla Patagonia non proprio al massimo. Poi partirò per il Pakistan e quando tornerò ricomincerò a scalare qui. Nella vita cosa voglio imparare? Ancora non lo so.

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