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Telenovela Cerro Torre, la voce di El Chalten

El Chalten - Patagonia
El Chalten - Patagonia (Photo gogobot.com)

EL CHALTEN, Argentina – “Gli alpinisti non sono un’elite privilegiata ma semplici esseri umani che hanno gli stessi doveri di chi alpinista non è. Come si può pensare che gli abitanti di El Chalten non debbano avere voce in capitolo perché non raggiungono il livello degli scalatori “d’élite”?”. Questa la risposta di El Chalten, a chi come Rolando Garibotti avrebbe dichiarato di non volere un confronto con gli abitanti del paese per via di un impari livello alpinistico. Pubblichiamo il verbale dell’assemblea cittadina tenutasi a fine gennaio scorso, che riferisce quanto accaduto ai piedi del Cerro Torre all’indomani della schiodatura della via di Maestri e le conclusioni del dibattito pubblico.

Dopo aver sentito le opinioni favorevoli e contrarie alla schiodatura del Cerro Torre, arriva ora la voce degli abitanti del luogo che rivendicano il diritto di decidere su ciò che rientra nei confini del proprio territorio. Pubblichiamo di seguito il verbale dell’assemblea tenutasi a El Chalten pochi giorni dopo la rimozione dei chiodi dalla via del Compressore. Il documento è stato pubblicato dal giornale locale La Cachaña e costituisce l’ultimo capitolo di una polemica che non cessa di animare il dibattito alpinistico internazionale.

 

Il verbale dell’Assemblea al Centro Andino di El Chalten

Il Centro andino di El Chalten ha rilasciato questa dichiarazione come verbale della riunione che si è tenuta nella città andina il 26 gennaio scorso, durante la quale sono stati dichiarati indesiderati a El Chalten Jason Kruk e Hayden Kennedy.

Alla riunione, convocata dal Club Andino di El Chalten giovedi 26 gennaio alle ore 19:30, sono state invitate tutte le parti interessate e sul posto sono intervenute oltre 150 persone. Prima di iniziare il dibattito gli organizzatori hanno aspettato gli alpinisti americani per circa mezz’ora, poi la dottoressa Carolina Codó, presidente del Club Andino di El Chalten – secondo quanto riferisce il giornale locale La Cachaña – si sarebbe recata personalmente a casa di Rolando Garibotti per invitarlo a intervenire, ma senza successo.

“Non vengo all’assemblea – avrebbe detto Garibotti alla Codó – perché i partecipanti non sono sportivamente all’altezza per poter discutere con me. Non partecipo all’assemblea se non sono presenti: Carlos Comesaña, Ermanno Salvaterra e Cesare Maestri” o altrimenti “se non sono invitato personalmente, per iscritto e in anticipo”. Kruk e Kennedy, inizialmente intenzionati a partecipare all’assemblea, hanno poi cambiato idea una volta sentita la posizione di Garibotti.

L’assemblea quindi è andata avanti senza di loro ribadendo per prima cosa quanto convenuto nell’assemblea del 2007: non utilizzare più in futuro scale di chiodi ad espansione su nessuna montagna; sì alla ricerca di soluzioni condivise, no all’arroganza delle idee e delle azioni da parte delle parti chiamate in causa; accettare la storia come parte della nostra cultura.

I climbers Hayden Kennedy Jason Kruk sono stati dichiarati “persone non gradite” a El Chalten per essere stati irrispettosi della comunità che si era già espressa contro la rimozione dei chiodi, con una lettera scritta in spagnolo, tradotta in inglese, italiano, portoghese e tedesco e pubblicata su molti mezzi di comunicazione e sul web.

El Chaltén
El Chaltén

Inoltre come recita il Codice Etico della UIAA-punto 4 – in visita in paesi esteri: “Quando siamo in paesi stranieri dobbiamo sempre comportarci educatamente e con moderazione. Dobbiamo mostrare considerazione per le persone del paese e la loro cultura, siamo invitati, e sono i nostri anfitrioni…”

Non è un’aggravante la loro nazionalità, bensì il contesto in cui hanno portato avanti l’azione. Anche se sembra ridicolo ricordarlo, è bene chiarire che quando Maestri aprì la via in questa valle non c’era ancora una popolazione e, certamente, se qualcuno volesse far qualcosa del genere oggi le persone manifesterebbero contro di lui con la stessa forza.

Beni Culturali:

Come la Scuola di Meccanica Navale, (“ESMA”) centro di detenzione e tortura utilizzata durante l’ultima dittatura militare nella Repubblica Argentina, dal 2000 è uno “spazio di memoria” che ci ricorda ciò che è accaduto, un triste passato che NON vogliamo si ripeta, così la “Vía del Compressore” può essere DA NOI dichiarata patrimonio culturale.

Durante l’assemblea non si è discusso di trapani o di altre tipologie di attrezzatura ma ci si è voluti focalizzare sulla partecipazione della società. Ci sono persone che credono che solo chi è in grado di scalare il Cerro Torre possa avere voce in capitolo sulla questione, lasciando in disparte un certo numero di alpinisti attivi che aspirano a scalare questa montagna, i giovani alpinisti, le persone che vi si recano per realizzare ogni tipo di attività e, più in generale, la gente che vive sulle sue pendici. Di stile e attrezzature si parlerà nelle riunioni successive tra i membri del Club Andino di El Chalten.

Non si possono schiodare le vie che non ci piacciono perché questo trasformerebbe l’alpinismo in una guerra di etica dogmatica dove l’uno distrugge quello che fa l’altro.

E se parliamo di scale di chiodi, direttissime, ferrate e/o ferraglia accanto alle fessure (ce ne sono dappertutto…) ci sia di esempio questo brevissimo elenco:

Perry´s Lay Back- Squamish.
Regular- Half Dome.
Corde del Dent Du Geant.
Corde del Matterhorn.

Assemblea a El Chalten (Photo www.lacachania.com.ar)
Assemblea a El Chalten (Photo www.lacachania.com.ar)

All’incontro erano presenti molti abitanti del villaggio che non hanno mai usato una corda in vita loro, ma che si sentono in diritto di parlare, se si considera il Codice UIAA – Sezione 10: “Non essere intolleranti”, dove si dice che tutti i modi di andare in montagna sono validi, “tutti sono alpinisti e nessuno lo è più degli altri”.

Il nostro è un villaggio di montagna nuovo (è stato fondato nel 1985). Molti abitanti del villaggio sono alpinisti provenienti da altre Paesi, molti sono venuti per lavoro e hanno cominciato a scalare qui, un terzo degli studenti della scuola Polimodal partecipano alle attività in montagna, c’è un nutrito gruppo di bambini che fa parte del laboratorio di alpinismo, ci sono poi alpinisti falegnami, panettieri, insegnanti. Molti aspirano a salire, un giorno, quelle montagne che si illuminano di rosa alla mattina. Durante le operazioni di salvataggio delle vittime in montagna tutti si danno da fare: da chi fa i panini, a chi si occupa del trasporto del soccorso organizzato dai volontari del Comitato di soccorso del Club Andino Chalten. Detto questo, come si può pensare che gli abitanti di El Chalten non debbano avere alcuna voce in capitolo perché non raggiungono il livello degli scalatori “d’élite”?

Montagne selvagge

Come facciamo a riportare il Cerro Torre al suo stato naturale? Facciamo saltare in aria il ponte sul fiume Fitzroy? Distruggiamo tutta la segnaletica dei sentieri del Parco Nazionale? Che facciamo con gli abitanti, li facciamo traslocare tutti a Rio Gallegos per lasciare la valle pulita? Non consultiamo le previsioni meteo web perché l’incertezza fa parte dell’alpinismo del luogo? E che dire delle pagine Internet con tutte le informazioni utili per facilitare la salita?

All’assemblea hanno partecipato anche alcune “stelle della roccia” del calibro dell’italiano Elio Orlandi, al quale è stato chiesto che cosa sarebbe successo se a uno scalatore fosse saltato in mente di ripulire una “via ferrata” delle Dolomiti: …andrebbe ‘arrestato’ è stata la sua pronta risposta – …sarebbe qualcosa fuori dal normale, a nessuno verrebbe in mente, sarebbe un’offesa per la gente del posto”.

È stato anche chiesto a un membro dello staff del Parco Nazionale dello Yosemite (USA), il quale ha risposto che l’unica regola non scritta è che non può essere utilizzato il trapano elettrico e che se qualcuno pensasse di togliere qualcosa dalle vie classiche, la cosa più probabile è che succederebbe una cosa simile a quello che sta accadendo qui ora: la gente si riunirebbe per discutere sul da farsi.

Vale la pena ricordare che nel corso della polemica del 2007 ci furono casi di violenza a causa delle posizioni differenti e chi prese parte ai tafferugli furono cittadini USA.

Conclusione:
• Portare il tema ad altri organismi provinciali e nazionali e fare in modo che questo non si ripeta.
• Verificare come si potrebbero dichiarare le vie di scalata del parco come “Patrimonio culturale”.
• Redigere un codice di etica della scalata del Centro Andino El Chaltén.
• Dichiarare la cordata nordamericana come “persone non gradite” per aver ignorato le decisioni prese nell’assemblea del 2007.

E, soprattutto, trascendere le opinioni e le azioni prepotenti per crescere come popolo, grazie ad azioni democratiche decise da tutti.
Punto 1. – Codice della montagna UIAA-  “Essere più che apparire”. Le vanterie, il rumore attorno alle figure, la ricerca del sensazionalismo e le speculazioni pregiudicano l’alpinismo. Fare alpinismo significa vincere le difficoltà, è educativo, aumenta la fiducia in se stessi ma non deve condurre a un sentimento di superiorità. Gli alpinisti non sono un’elite privilegiata ma semplici esseri umani che, verso le proprie famiglie e verso la società, hanno gli stessi doveri di chi alpinista non è.

 

Il report originale: http://www.lacachania.com.ar/noticia.php?id_nota=229&id_seccion=6

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17 Commenti

  1. A quando la schiodatura delle soste e degli spit delle vie lunghe sulle alpi? O, appunto, delle ferrate delle dolomiti?
    É stato un errore salire 40 anni fa col spara-spit, ma un errore considerando l’etica attuale. Non per l’etica di allora.
    É stato un errore anche rimuovere i chiodi… che fastidio davano? E soprattutto, mostra come certa gente si senta al di sopra di tutto e di tutti..
    Garibotti: “Non vengo all’assemblea perché i partecipanti non sono sportivamente all’altezza per poter discutere con me.” che diavolo di commento é?
    Spero che per questo atteggiamento La Sportiva gli tolga lo stato di “ambasciatore” e lo smetta di finanziare…

  2. sono d accordo con te Simone.credo che se oggi fosse vivo ancora Walter Bonatti,questo non sarebbe successo,li avrebbe guardati negli occhi con il suo sguardo d acciaio,sarebbero tornati a rimetterli

    1. Scusi Marco, ma visto che lo tira in ballo, lei lo sa cosa pensava Bonatti della via del compressore e dell’ impresa di Maestri? Credo di no…
      Il grande Walter non è un santino da tirare fuori a sproposito.

      1. Caro Mauro, Bonatti era una cosa Maestri é un’altra, due concetti diversi due persone diverse due pilastri sui quali si poggia tutto l’apinismo.
        Bonatti era pieno di regole e perciò non libero, Maestri era contro le regole se ami l’uno non ami l’altro, io amo MAESTRI

  3. in questa ottica si dovrebbe schiodare tutte le vie del mondo,togliere il primato ad hillary per l’everest perche l’ha fatto con l’ossigeno,secondo me non ce’ stato rispetto ma non per la montagna ma per la persona che con tutta la sua volonta l’ha scalata Cesare Maestri ha fatto quello che allora la tecnica permetteva,i due tipi non dovevano farlo e’ stato un gesto di disprezzo ed irriverente e mi rattrista molto perche non avere rispetto di chi e’ venuto prima di te dimostra che i due alpinisti al di la della prestazione non valgono niente!!!

  4. Scusi Mauro probabilmente non mi sono espresso bene,,ma considerando il grande Walter come colui il quale ha fatto e scritto la storia dell’alpinismo di ricerca e scoperta,probabilmente dall’alto della sua intelligenza avrebbe considerato un errore schiodare la via Maestri

    1. Come avrebbe giudicato la schiodatura purtroppo non lo sapremo mai. Quello che invece sappiamo con certezza è che considerava la via del compressore uno scempio.

  5. Non capisco questa specie di manicheismo. I chiodi uno e’ libero di usarli o meno. Atteggiamenti strafottententi nei riguardi dei locali sono in ogni caso da condannare. La storia e l’evoluzione delle tecniche di salita sono a mio avviso pure da rispettare. AT

  6. Dubito fortemente che un Signore come Bonatti avrebbe accettato l’atto di arroganza di distruggere il lavoro di un altro alpinista. Se non mi piace il sorriso della Gioconda, non posso permettermi di bruciare il quadro. Posso dire che schifo e girarmi dall’altra parte.

  7. Premetto che non conosco la realtà di El Chalten non essendoci mai stato. Leggendo l’articolo, mi sembra che la schiodatura sia considerata uno sfregio alla volontà comunità stessa. Sempre rimanendo sul senso che io do all’articolo, nel caso si volesse aprire una nuova via cosa si deve fare? Va presentato prima un progetto alla comunità? Non sparatemi addosso volevo essere sarcastico. Volevo solo evidenziare che, mentre qui si discute se Bonatti avesse o no approvato il gesto, a El Chalten si sono inalberati perché è stato fatto senza il loro parere/consenso. Qui, basandoci su differenti sentimenti etici, ci si divide in pro e contro schiodatura la dicono: siamo noi i “padroni territoriali”. Cosa ne pensate di questa interpretazione? Se esportato qui da noi, potrebbe essere un limite alla libertà/anarchia degli alpinisti?

  8. Personalmente hanno fatto bene i cittadini di el chalten a non gradire facevano meglio mandarli in america.
    Quanto a Garibotti prima tira il sasso poi nasconde la mano che si vergogni, poi cosa è sta storia che lui è più bravo.
    Si ricordi il Rolo che per uno bravo ne viene uno meglio che si vergogni.

  9. credo che quando apri una via in montagna la cosa più bella di averla fatta sia dare la possibilità ad altri di ripeterla,altrimenti il tuo scopo è svanito,potevano salire senza toccare i chiodi e ma era troppo difficile per loro probabilmente dirlo

  10. in quarantanni non siamo riusciti a metterci d’accordo sulla tecnica utilizzata da Cesare Maestri per salire al Torre ed oggi pensiamo di trovare una linea univoca sulla schiodatura del Torre? Utopia.
    Vi prego di lasciare tranquillo Cesare lo avete martirizzato per più di cinquantanni chiodi si chiodi no, ci mancherebbe solo che San Pietro gli chiedesse un giorno lontano…che ne pensi del Torre?

  11. Magari gli abitanti di El Chalten dal 2010 sono stufi di vedere kermesse commerciali sulle loro vette o territori,magari preferiscono la frequentazione dei posti del luogo di persone che amano la montagna.

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