Scienza e tecnologia

Fusione nucleare: test sulle montagne

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PARIGI, Francia — Produrre energia nucleare pulita come quella del sole. E’ l’ambizioso progetto in fase di avvio sulle montagne della Provenza, nel sud della Francia, a poca distanza da quel Monte Ventoso che ha dato i primordi alla storia alpinismo.

Il progetto si chiama Iter. E sta per reattore sperimentale termonucleare internazionale. Si prefigge di ottenere energia dalla fusione atomica e non più dalla fissione come avviene oggi nelle normali centrali nucleari.
 
Il ministri dell’Unione Europea, degli Stati Uniti, e di Russia, Cina, India, Giappone e Corea del sud hanno firmato ieri all’Eliseo un accordo per la costruzione del primo grande reattore a fusione nucleare.
 
Si tratta di un accordo senza precedenti. Che, nelle parole del direttore del progetto Kaname Ikeda "potrà contribuire a creare una nuova fonte di energia per l’umanità".
 
L’impianto verrà costruito sulle montagne di Cadarache, nel sud della Francia. Negli stessi luoghi in cui Petrarca compose "l’ascesa al Monte Ventoso" nel lontano 1336, considerata l’alba dell’alpinismo. Ora, potremmo essere di fronte a una nuova alba, per l’intera umanità. Quella di un’energia naturale e infinita come il sole che illumina queste vette.
 
Il reattore nucleare a fusione che verrà costruito lassù è basato su una configurazione detta "tokamak", "nel quale intensi campi magnetici confinano un plasma di forma toroidale che dovrà produrre più energia di fusione di quella consumata", spiegano gli esperti.
 
Il reattore avrà le dimensioni di una normale centrale elettrica.E produrra circa 500 megawatt di potenza per circa un’ora utilizzando pochi grammi di Deuterio e Trizio derivato dal litio. Deuterio e litio sono elementi abbbondantissimi sulla Terra, disciolti nelle acque degli oceani o nelle rocce.
 
La radioattività prodotta all’interno della centrale avrà un decadimento di circa 100 anni: molto minore delle attuali centrali nucleari a fissione. Inoltre il prodotto della fusione è l’elio, un gas nobile inerte.
 
La fusione nucleare è di per sè sicura. L’eventuale perdita di controllo del processo porterebbe infatti all’immediato spegnimento della reazione.
 
I costi di tanto ben di Dio? Intorno ai 5 miliardi di euro in 10 anni. Tra gli enti di ricerca italiani coinvolti nel progetto ci sono l’Enea, l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Grazie alla loro competenza, svilupperanno tecnologie necessarie all’operatività di Iter, nel campo del plasma e della fusione nucleare controllata.  

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