Scienza e tecnologia

Il Dna degli alpinisti aiuterà i cardiopatici

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LONDRA, Gran Bretagna — Studiare il DNA degli alpinisti che sono riusciti a scalare l’Everest, per individuare i geni che favoriscono la sopravvivenza con livelli minimi di ossigeno, come in alta quota. Ecco l’idea del medico inglese Julian Thompson, coinvolto nel grande progetto di ricerca medica Xtream Everest, che ha lanciato un appello mondiale per raccogliere questi preziosi campioni genetici.

La ricerca, condotta da Thompson per conto dell’Institute for Human Health and Performance dell’University College di Londra, è finalizzata alla comprensione dei meccanismi che regolano la sopravvivenza in ambienti estremi e in carenza di ossigeno, come nelle patologie cardio-respiratorie.
 
I geni dei più forti alpinisti mondiali potrebbero contenere preziose informazioni riguardanti questo tipo di adattamento del corpo umano. Ma perchè la ricerca sia valida, serve avere un campione statisticamente significativo: ecco allora nascere l’appello mondiale.
 
Thomson, attraverso il sito Explorersweb, ha chiesto la collaborazione di tutti gli alpinisti giunti nella loro vita in cima all’Everest, perchè raccolgano un campione della loro saliva e glielo spediscano.
 
Questo è solo uno dei progetti di ricerca medica di Xtream Everest, il grande progetto inglese coordinato dai medici e dai ricercatori del Centre for Aviation, Space and Extreme (CASE) con un vasto programma di studi sull’ipossia, sul funzionamento di cervello, polmoni e apparato respiratorio e sulle performance umane a livelli estremi.
 
Cuore del progetto è una spedizione alpinistica di medici che nella prossima primavera scaleranno l’Everest (8.848 metri) da Sud e si faranno diversi test durante la salita. Grazie ai prelievi di sangue che verranno fatti sulla cima, la spedizione fornirà la prima misurazione del livello di ossigeno nel sangue a questa altitudine.
 
Ma il progetto è già attivo da qualche tempo. Solo qualche settimana fa una squadra alpinisti ha scalato il Cho Oyu (8.201 metri) come preparazione alla spedizione sul tetto del mondo del 2007. Nove membri della spedizione e sei sherpa sono arrivati in cima, dove si sono prelevati dei campioni di sangue.

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