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Alpi e pareti, Primo Piano

Tre alpinisti salvati sulla Piccola di Lavaredo

Spigolo Giallo Cima Piccola (Photo Guide Alpine Veneto)
Spigolo Giallo Cima Piccola
(Photo Guide Alpine Veneto)

AURONZO DI CADORE, Belluno — Sono stati recuperati nella notte tra sabato e domenica tre alpinisti in difficoltà sulla cima Piccola di Lavaredo. I tre erano saliti in cordata lungo lo Spigolo Giallo concludendo la via intorno alle 21, ma a quel punto non erano più in grado di scendere e hanno chiesto aiuto.

I tre alpinisti, di Ferrara, Bologna e Padova, si erano conosciuti su internet insieme ad altri due e tutti e 5, sabato mattina, si erano incontrati alle Tre Cime di Lavaredo per salire la Piccola lungo lo Spigolo Giallo in due cordate. Quella da due dopo la salita è riuscita a scendere al rifugio Auronzo dove attendevano i compagni.

Intorno alle 21 però, non vedendoli arrivare, hanno provato a contattarli: i tre si trovavano sulla spalla della Piccola senza attrezzatura per il freddo, né pila frontale e non erano stati capaci di individuare gli ancoraggi per le doppie del rientro. Così alla fine hanno chiesto aiuto mandando un sms agli amici prima che la batteria del cellulare si esaurisse.

A quel punto è scattato l’allarme al Soccorso alpino. Le squadre della stazione di Auronzo sono state allertate attorno alle 22: aiutati da due soccorritori di Pieve di Cadore che illuminavano con il faro la parete, hanno raggiunto in vetta i tre, uno dei quali provato dal freddo. Hanno attrezzato le doppie, li hanno aiutati a calarsi e li hanno riaccompagnati al rifugio Auronzo. L’intervento si è concluso alle 5.30.

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8 Comments

  1. ciao
    quando il “cellulare” non era diffuso si affrontavano vie di difficoltà proporzionate alle proprie capacità ed eravamo pronti a situazioni di ogni tipo, o quasi/ avevamo attrezzatura per eventuale imprevisti, come bivacchi, cibo e acqua per qualche giorno…(poca roba) / quando ho ripetuto lo spigolo giallo, 1983, ricordo che eravamo molto allenati e veloci, avevamo uno zaino che portava il secondo di cordata e guardavamo il cielo per prevenire temporali…/ in ogni caso parliamo della comici allo spigolo giallo e non della maestri al cerro torre…

  2. Io se fossi stato il Soccorso Alpino, e accertatomi che gli “alpinisti” non avevano traumi, li sarei andati a prendere con calma la mattina dopo. Sabato sera ero in zona e non faceva freddo, non sarebbero morti di sicuro…Come vecchio alpinista, di bivacchi in Dolomiti ne ho fatti parecchi, previsti e non previsti e non mi è mai passato per la testa di chiamare nessuno. Ho battuto un po’ i denti (eventualmente un telo termico non pesa niente e dovrebbe essere nella dotazione di ogni alpinista) e il giorno seguente me ne sono tornato giù sempre con le mie gambe senza mettere a repentaglio la vita di qualcun altro.

  3. Furlani dice di lasciarli bivaccare, forse ha ragione, ma se poi qualcuno non passa la notte…come la mettiamo…dopo che avevano chiesto aiuto ????

  4. D’accordissimo sul fatto che l’ andar per montagne dovrebbe implicare una maggiore responsabilità e programmazione da chi lo esercita, è pur vero che in caso di richiesta di soccorso chiunque sia in possibilità di farlo dovrebbe prodigarsi per aiutare chi è in difficoltà.
    Spero solo che questa volta sia di monito per chi decide di avventurarsi un po’ superficilamente e non attrezzato.

  5. Il Marco Furlani ha assolutamente ragione . Lasciarli passar la notte sul posto,e forse avrebbero imparato qualcosa . Mi rendo però conto che i ragazzi del soccorso non possono ragionare in questo modo…

  6. la penso un po’ come marco furlani, non solo penso che lassù (a meno che non sei in mezzo alle doppie) la cengia di uscita della vie è comoda e una dormitina ci può stare, ti scaldi a vicenda, racconti cazzate, passi la notte ed eviti la figura di m.
    Ivan

  7. Per carità signori, non scherziamo su certe cose. Una chiamata di soccorso, a meno che le condizioni di intervento siano davvero proibitive, va sempre ottemperata. Non si può mai sapere quali siano le condizioni reali di chi chiede aiuto e nel dubbio bisogna sempre partire. Anche se la persona in difficoltà è stato imprudente e superficiale (come nel 90% dei casi in cui uno si trova nei pasticci), comunque si ha il dovere di prestargli aiuto. Poi ci sarà tempo in rifugio per le lavate di capo e le pedate nel sedere. Ma in quel momento bisogna intervenire…e farlo subito !

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